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pubblicato il 15/nov/2013 19:39

Legge stabilita': osservazioni Ue ribaltano le parti dell'europeismo (Focus)

(ASCA) - Roma, 15 nov - Le osservazioni sulla legge di stabilita' della Commissione europea ribaltano le parti dell'europeismo. Da Bruxelles dicono che la manovra mette a rischio l'italia di ''non rispetto delle regole sul deficit contenute nel Patto di stabilita'' e due europeisti di ferro reagiscono, quasi spazientiti. Il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, in conferenza stampa a Bruxelles, abbandonando la terminologia tecnica, afferma che ''non c'era bisogno di Sherlock Holmes'' per dire che il debito italiano e' cresciuto. Anche il presidente del Consiglio, Enrico Letta, questa volta non ci sta e, affermando che quella della commissione Ue ''non e' una bocciatura'', punta il dito contro l'eccessivo rigore di Bruxelles: ''troppo rigore fine a se stesso, finirebbe per soffocare la ripresa. Sarebbe un errore''. Ancora piu' netta la posizione del vice-ministro dell'Economia, Stefano Fassina, esponente del Pd (partito che dell'europeismo ha sempre fatto una bandiera). L'ex responsabile economico dei democratici chiede alla Commissione europea di fare autocritica e sostiene che ''se diamo retta alla Ue l'anno prossimo ci ritroviamo con ancora meno''. Sempre nel Pd anche Francesco Boccia palesa il suo disappunto e difende il governo Letta dalla Commissione che, dice, con le sue posizioni ''non aiuta a creare il clima di credibilita' delle istituzioni europee'' e definisce qualla di Bruxelles una ''tecnocrazia''. Sull'altro fronte c'e' poi chi, membro di un partito il cui leader, Silvio Berlusconi, e' arrivato fino a ipotizzare l'uscita dall'euro, decide improvvisamente che la Commissione europea ha tutte le ragioni, tanto che sostiene esattamente le tesi da loro professate. E' il caso del capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, che coglie l'occasione per scagliarsi nuovamente contro Letta e Saccomanni per accusarli di non avere tenuto nel giusto conto ''le 6 raccomandazioni che l'Europa ci ha fatto quando e' stata chiusa la procedura di infrazione per deficit eccessivo'' e di non aver fatto di conseguenza nulla. Raccomandazioni che improvvisamente acquisiscono valore, anche se lo scorso maggio, quando la Commissione annunciava l'imminente uscita dalla procedura, Brunetta affermava che ''l'Italia non ne puo' piu' di questa cattiva Europa, di questa Europa tedesca, egoista''. Anche il collega di partito e presidente della commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone scopre coincidenze con il pensiero europeo, affermando che le preoccupazioni del suo partito trovano fondamento nella posizione di Bruxelles e nel suo ''schiaffo'' al governo. Nessun ribaltamento invece nelle posizioni dei senatori impegnati nell'esame della stessa legge di stabilita' in commissione Bilancio. Occupati a trovare mediazioni sulle modifiche e a bocciare gli emendamenti impraticabili, i commissari si accorgono con ritardo di quanto dichiarato dalla Commissione europea, ma anche nel momento in cui vengono informati scelgono di tenere le bocche cucite, non si capisce se per negare l'evidenza e continuare a portare avanti le loro piccole battaglie o se per una precisa strategia. In verita' qualcuno che si esprime sul tema c'e'. E' la senatrice del Pdl Cinzia Bonfrisco, la quale fa sapere che per il suo partito la priorita' continua a essere la tassazione sugli immobili. Mentre il relatore del Pd della manovra, Giorgio Santini, afferma di non essere affatto sorpreso dalle notizie che arrivano da Bruxelles perche' ''con il debito abbattuto solo in parte c'e' il rischio, che l'Europa segnala, di essere borderline'' e ammette che il giudizio europeo entrera' senza dubbio nei lavori della commissione e in quelli di Parlamento e governo per modificare la manovra cercando meccanismi di crescita stabile. sgr/rf

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