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pubblicato il 06/lug/2011 05:10

Legge elettorale/Bersani stoppa referendari,Pd pro-maggioritario

Domattina riunione con Parisi, Veltroni, Castagnetti

Legge elettorale/Bersani stoppa referendari,Pd pro-maggioritario

Roma, 6 lug. (askanews) - Scoppia il caso-legge elettorale nel Pd, la proposta messa a punto il mese scorso per tenere insieme tutte le anime del partito non è bastata. E' stato il referendum filo-proporzionale di Stefano Passigli a far saltare l'equilibrio raggiunto: un quesito formalmente non sposato da nessun esponente del Pd, ma non sgradito a Massimo D'Alema e sostenuto dalla Cgil. Abbastanza per far scattare l'allarme dei bipolaristi storici del partito, come Arturo Parisi, Walter Veltroni e Pier Luigi Castagnetti che stamattina si riuniranno, insieme ad altri, per dare il via ad un quesito che ripristinerebbe, di fatto, il 'Mattarellum', la legge elettorale maggioritaria approvata nel '93 dopo il referendum Segni. Notizia che ha fatto scattare Pier Luigi Bersani: "Sarei stupito se dirigenti del Pd promuovessero un referendum. Il Pd non promuove referendum". Bersani non era all'oscuro della vicenda. La scorsa settimana il segretario democratico aveva avuto un colloquio a quattr'occhi con Veltroni, Parisi e Castagnetti proprio su questo argomento. I tre avevano provato a convincere il segretario che il referendum Passigli rischia di travolgere anche la sua possibile candidatura a premier: con un sistema proporzionale puro, è il ragionamento, l'Udc avrà mani libere, potrà correre anche da sola e per convincerlo ad una alleanza bisognerà garantirgli la leadership. Il leader Pd, secondo quanto viene riferito, aveva chiesto anche in privato di evitare il coinvolgimento diretto di dirigenti del Pd in questa avventura, visto che parte del partito è a favore del proporzionale. Bersani avrebbe detto di preferire il maggioritario al proporzionale, ma per evitare che il partito si spacchi avrebbe anche chiesto cautela. Addirittura, secondo quanto riferiscono, Bersani si sarebbe anche impegnato a contattare la leader Cgil Susanna Camusso per provare a convincerla ad assumere un profilo 'basso' sui referendum. Ma ieri mattina il dalemiano Matteo Orfini, membro della segreteria, dopo aver letto che il quesito pro-Mattarellum era ormai pronto, ha polemizzato sul suo blog con Stefano Ceccanti, uno dei promotori del referendum. "Trovo l'iniziativa assai discutibile nel metodo e nel merito: nel metodo perché il nostro partito ha una posizione condivisa sulla legge elettorale, ampiamente discussa e che non è il ritorno al Mattarellum". Subito aveva replicato Ceccanti: "Il Pd si batte da sempre sul piano parlamentare per il collegio uninominale maggioritario a doppio turno, ma ciò non esclude né sul piano parlamentare né su quello referendario che il ritorno alla legge Mattarella non rappresenti comunque un miglioramento apprezzabile". Al segretario, secondo quanto si apprende, non sarebbe piaciuta soprattutto la voce di un sostegno di Rosy Bindi al referendum maggioritario. Di sicuro, la Bindi ha poi precisato la sua posizione: "Ovviamente non farò parte di alcun comitato referendario, su questo punto la penso come Bersani"; però poi ha aggiunto: "Personalmente mi preoccupa il referendum Passigli che, limitandosi ad abrogare il premio di maggioranza del Porcellum, di fatto reintroduce un sistema proporzionale che finirebbe per espropriare i cittadini della scelta della coalizione di governo restituendo mani libere ai partiti. Riterrei invece interessante un referendum per reintrodurre il cosiddetto Mattarellum". Insomma, la Bindi non farà parte del comitato promotore, ma sosterrà il referendum Parisi-Veltroni-Castagnetti. Peraltro, stamattina i tre si riuniranno proprio per decidere la posizione da assumere. Per non entrare in rotta di collisione con Bersani, potrebbe essere presa in considerazione l'ipotesi di lasciare il ruolo 'formale' di promotori ai costituzionalisti, a esponenti della società civile. Ma Arturo Parisi non sembra d'accordo con questa linea. E, comunque, oggi ha replicato a Bersani: "Anche io mi stupirei come Bersani se dirigenti del Pd si sentissero costretti a promuovere un referendum per riprendere il cammino interrotto dalla introduzione del Porcellum. Anzi, più che stupirmi mi preoccuperei assai".

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