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pubblicato il 11/feb/2014 20:01

Legge elettorale: voto aula Camera slitta al 18. Modifiche? Al Senato

Legge elettorale: voto aula Camera slitta al 18. Modifiche? Al Senato

(ASCA) - Roma, 11 feb 2014 - La riforma della legge elettorale, contrariamente alle previsioni o agli auspici, non torna in Aula alla Camera questa settimana, ma slitta alla prossima, esattamente martedi' 18 febbraio. E non e' detto che possa esserci qualche altro slittamento seppur piu' limitato.

Lo slittamento e' stato inizialmente chiesto per due giorni per permettere a tutti i partiti di presentare subemendamenti ai tre emendamenti presentati dal relatore Francesco Paolo Sisto. Emendamenti tecnici che di fatto riscrivono il testo base che era stato presentato la scorsa settimana.

Le 21 pagine dei tre emendamenti nella loro sostanza traducono in disposizioni tecniche il patto che era stato raggiunto da Renzi e Berlusconi e condiviso da Ncd e Scelta civica. I principali criteri, come noto, riguardavano la soglia da raggiungere per fare scattare il premio di maggioranza, fissata al 37% dei voti (inizialmente al 35%) senza la quale si passa al secondo turno di ballottaggio tra le prime due liste o coalizioni. Si aggiungono poi le soglie di sbarramento fissate al 12% per le coalizioni e al 4,5% (inizialmente era il 5%) per i partiti che fanno parte delle coalizioni. Sbarramento che sale all'8% per i partiti che si presentano da soli, fuori da ogni coalizione.

Il problema tecnico (ma anche di indubbio interesse politico, molto concreto) e' essenzialmente l'individuazione della formula matematica (il testo degli emendamenti parla di algoritmo) per trasformare i voti in seggi da attribuire ad ogni lista, ma anche ai partiti in coalizione. Al di la' dei criteri tecnici molto complicati, si puo' cogliere uno sforzo per evitare (come spesso e' successo in passato, anche col Porcellum) che un voto espresso ad esempio in provincia di Vercelli serva ad eleggere un candidato a Bari, e viceversa).

L'algoritmo viene infatti applicato in modo di mantenere la traduzione dei voti in seggi all'interno delle circoscrizioni elettorali e comunque delle regioni interessate. Per il resto l'algoritmo non si differenzia granche' da quello usato durante il Porcellum.

Il rinvio a venerdi' chiesto dal capogruppo Pd in Commissione Affari Costituzionali, Emanuele Fiano, e condiviso da tutti gli altri partiti e' poi stato dilatato dalla Conferenza dei capigruppo a cui spetta la determinazione del calendario dei lavori dell'Aula.

L'ulteriore slittamento e' stato deciso per la coincidenza del fine settimana, in cui peraltro ci sono le elezioni regionali in Sardegna, ma soprattutto per la sovrapposizione con altri provvedimenti che sono in scadenza di termini.

Problema quindi di ingolfamento legislativo che si avra' anche all'inizio della prossima settimana, per cui con la ripresa in Aula della riforma elettorale martedi' pomeriggio non sarebbe una sorpresa se venisse fatta scivolare ulteriormente di un giorno o due. L'allungamento dei tempi dovrebbe anche permettere una sorta di ''registrazione'' dei consensi all'interno di Pd, Fi, Ncd, Scelta Civica in vista dei voti sugli emendamenti (oltre 400) molti dei quali saranno effettuati a scrutinio segreto.

Per quanto riguarda le modifiche, sembra affievolirsi la richiesta trasversale di prevedere una preferenza (due nel caso di parita' di genere) a vantaggio di un abbassamento degli sbarramenti: quello del 4,5% da portare al 4% per i partiti coalizzati e quello del 12% per le coalizioni da fare scendere al 10%. Sembra pero' che si punti ad un accordo perche' queste ''aperture'' siano operate al Senato dove il consenso dei partiti minori e' piu' importante perche' i sostenitori della riforma non possono contare su un'ampia maggioranza come alla Camera.

min/mau

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