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pubblicato il 02/dic/2013 17:47

Legge elettorale: sconvocata commissione Senato, manca accordo

Legge elettorale: sconvocata commissione Senato, manca accordo

(ASCA) - Roma, 2 dic - Salta nuovamente la commissione Affari costituzionali del Senato che doveva riunirsi questa sera per votare gli ordini del giorno di Lega Nord e M5S sulla riforma della legge elettorale e di fatto sancire un accordo per quest'ultima, alla vigilia della riunione della Corte costituzionale che si riunira' domani per avviare il giudizio di costituzionalita' del Porcellum. A determinare il nuovo, ennesimo rinvio, a quanto si apprende, e' in buona sostanza la mancanza del benche' minimo accordo sulla riforma. Dal canto del Pd, dove si sono delineate posizioni varie, si attende il congresso dell'8 dicembre per prendere una posizione in proposito; il Nuovo centrodestra, dal canto suo avrebbe chiesto un po' di tempo per definire una propria linea, ma anche in casa Lega Nord e Forza Italia l'appoggio alla mozione Calderoli che prospetterebbe un ritorno 'all'acqua di rose', cioe' con molte modifiche, al Mattarellum in realta' non vedrebbe di buon occhio la proposta. Al momento figura ancora in calendario la convocazione della commissione per mercoledi' 4 dicembre alle 14 ma e' molto probabile che a breve ci saranno nuove comunicazioni sull'agenda dei lavori. Probabilmente per la legge elettorale non ci saranno novita' prima della conclusione del congresso del Pd, l'8 dicembre prossimo. Pd: ''Ancora flop al Senato, passi alla Camera''. ''E' ormai chiaro che il tentativo di avviare la riforma elettorale dal Senato, come ripetutamente preannunciato nei mesi scorsi, ha fatto flop. Siamo all'ennesimo rinvio. Ora passi subito alla Camera, non c'e' piu' tempo da perdere''. E' quanto dichiarano i deputati del Partito democratico Michele Anzaldi, Luigi Bobba, Lorenza Bonaccorsi, Federico Gelli ed Ernesto Magorno. ''Mentre il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti - spiegano i deputati - prosegue da quasi 60 giorni il suo sciopero della fame, purtroppo al Senato va avanti lo stallo totale. Si sono persi mesi, il preannunciato accordo non e' mai arrivato, e' continuata la solita melina che va avanti dal 2011. Alla Camera ci sono i numeri per approvare la riforma, dal 9 dicembre e' opportuno che sia l'aula di Montecitorio ad essere messa in condizione di lavorare per archiviare il Porcellum, e speriamo che a quel punto Giachetti interrompa il suo sciopero che raccoglie ogni giorno sempre piu' adesioni''. Domani si riunisce la Consulta, attesa pronuncia su Porcellum. Il Porcellum e' morto, viva il Mattarellum: cosi' si potrebbero sintetizzare le attese prevalenti nel mondo politico alla vigilia della riunione dei giudici della Corte Costituzionale che domani mattina (ore 9,30) prendera' in esame il ricorso di incostituzionalita' proveniente dalla Cassazione sulla legge elettorale vigente, il sempre piu' vituperato Porcellum. Ad essere sotto accusa e' anzitutto il premio di maggioranza che porta il primo arrivato a conquistare il 55% dei seggi. Conquista che non prevede una soglia minima da superare per poter godere del premio. In secondo luogo sono sotto accusa le liste bloccate (decise cioe' dai vertici dei partiti) rispetto alle quali l'elettore puo' solo votarle in blocco senza, cioe', poter scegliere il ''suo'' candidato parlamentare. In ultimo c'e' la questione della differenza di attribuzione del premio tra Camera e Senato: nel primo caso e' nazionale e nel secondo su base regionale, con attribuzione di premi regione per regione, la cui somma dovrebbe (il condizionale riflette l'incertezza comprovata dell'esito) dare il premio di maggioranza al vincitore al Senato. Domani mattina la Corte Costituzionale partira' da qui, con una pronuncia sulla ammissibilita' o meno del ricorso. Puo' respingerlo in toto e quindi il discorso si chiuderebbe con un immediato rilancio della palla in campo politico. I sostenitori di questa tesi invocano il fatto che il ricorrente e' un privato cittadino e che la Cassazione si e' fatta sostanzialmente da tramite per aggirare il divieto di ricorso alla Consulta per il singolo cittadino. L'ipotesi, a giudizio degli esperti costituzionali, non reggerebbe piu' di tanto vista l'ampia e particolareggiata argomentazione della Cassazione a sostegno della fondatezza del ricorso. Sempre secondo gli esperti, la Corte dovrebbe dichiarare ammissibile il ricorso e quindi aprire un giudizio di merito sulla costituzionalita' di parti della legge elettorale ed anche del suo insieme. Quest'ultima ipotesi si avrebbe come conseguenza naturale dell'accoglimento dei tre punti di contestazione che trascinerebbero l'intera legge nella bocciatura. Ma qui le cose si complicano, perche' le soluzioni possono essere diverse. Anzitutto la Corte domani potrebbe limitarsi ad accogliere i quesiti e a dichiararne l'ammissibilita' ma senza entrare nel merito che rinvierebbe ad una data (meta' dicembre, dopo Natale?) che permetta al Parlamento di intervenire sulla questione, magari solo con un indirizzo come potrebbe essere l'approvazione di un ordine del giorno questa sera al Senato (alle 20 si riunisce la Commissione Affari costituzionali). Certo la Corte potrebbe anche entrare subito nel merito, ma la cosa e' ritenuta improbabile e comunque non sarebbe domani il giorno dell'annuncio, per ovvia mancanza di tempo. Nel caso che la Corte dichiari incostituzionale il premio di maggioranza, va chiarito che ad essere bocciato e' il criterio, il principio di un premio assegnato senza soglia e quindi possibilmente anche sproporzionato in un quadro di forte frammentazione politica. In altre parole non ci si puo' aspettare che la Consulta fissi lei una soglia con un intervento ''costruttivo'' che e' prerogativa del legislatore. Quale sarebbe il risultato? Un ritorno al proporzionale con una soglia di sbarramento che l'attuale legge fissa al 4 per cento. Per quanto riguarda le liste bloccate, ci potrebbe essere la formulazione di un orientamento con il richiamo al Parlamento per una modifica. Se invece fosse dichiarata incostituzionale anche questa parte, il Porcellum cadrebbe come un castello di carte. A questo punto nasce il problema su quale sia la legge elettorale, perche' in materia non e' ammesso un vuoto, una 'vacatio legis' che impedirebbe di tornare al voto e ingesserebbe Parlamento e governo attuali 'sine die'. Ecco allora sorgere il ricorso alla ''riviviscenza'', ovvero il risorgere della legge precedente a quella dichiarata morta, il Mattarellum. Sistema elettorale misto con il 75% dei seggi attribuiti in modo maggioritario in collegi uninominali e il 25% di proporzionale. Proprio di questo modello elettorale ci si sta occupando in questi giorni alla Commissione Affari costituzionali del Senato, che questa sera votera' su un ordine del giorno per tornare ad un Mattarellum che usi la quota proporzionale del 25% come premio di maggioranza. La cosa curiosa e' che a proporlo e' il senatore leghista Roberto Calderoli, padre del Porcellum e padre della definizione di ''legge porcata''. Tornando alla Corte, c'e' da sottolineare che all'esame non c'e' solo il ricorso contro il Porcellum, anche se all'ordine del giorno (sempre modificabile) e' il primo di altre 16 cause. E' quindi possibile un rinvio, magari solo con l'inversione dell'odg o con la pronuncia sull'ammissibilita' e poi con rinvio ad altra data per la decisione nel merito. In ultimo, e' significativo che di fronte ai giudici della Corte non ci sara' nessuno a difendere la vita del Porcellum, a partire dall'Avvocatura dello Stato per conto del Governo. Insomma la sensazione e' di una sorte abbastanza segnata. int/

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