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pubblicato il 21/gen/2014 08:37

Legge elettorale: Renzi va avanti, la minoranza del Pd resta critica

Legge elettorale: Renzi va avanti, la minoranza del Pd resta critica

. (ASCA) - Roma, 21 gen 2014 - Matteo Renzi vince il primo round sulla via che dovrebbe portare a una legge elettorale in grado di favorire governabilita' e alternanza (listini corti in un territorio suddiviso in molti collegi, doppio turno se nessuna coalizione raggiunge la soglia minima del 35% per ottenere il premio di maggioranza). La Direzione del Pd approva con 111 favorevoli e 34 astenuti la proposta di riforma elettorale illustrata dal segretario dopo l'accordo raggiunto con Silvio Berlusconi. Gli oppositori ottengono un voto in meno rispetto alle conclusioni della prima parte della riunione di Direzione che si era svolta giovedi' scorso. Stefano Fassina, ex viceministro dell'Economia, lascia la sala prima del voto infuriato a causa gli attacchi sferrati da Renzi a Gianni Cuperlo, presidente del partito, reo agli occhi del segretario di essere diventato improvvisamente difensore del meccanismo delle preferenze nonostante l'elezione alla Camera in lista bloccata senza aver partecipato a primarie come altri candidati del Pd. Dichiara Fassina: ''E' stato un passaggio inaccettabile. Se fossi rimasto, mi sarei astenuto come gli altri. Smentisco categoricamente di aver chiesto le dimissioni di Cuperlo''. Alcuni componenti della Direzione sostengono che l'ex viceministro avrebbe invece rivolto a voce alta quell'invito a Cuperlo che aveva abbandonato la presidenza mentre il segretario lo criticava. Fassina ha dichiarato all'indomani dell' accordo siglato tra Renzi e il leader di Forza Italia: ''Mi sono vergognato nel vedere Berlusconi nella sede del Pd''. Il segretario piddino gli risponde nella relazione: ''Pensare che io abbia resuscitato Berlusconi cozza con la realta' perche' lui e' il capo del centrodestra, riconosciuto da chi sta in alleanza con lui in tutte le citta'. Posso non pensarla come Berlusconi ma quando lui condivide le mie idee io non ho paura, non sono subalterno al punto da cambiare le mie idee''. Dopo la conta chiesta da Renzi sul merito della riforma elettorale da portare avanti alla Camera, la minoranza del Pd e' restata nella sede di largo del Nazareno per decidere come procedere nell'opposizione al segretario. Le posizioni in questo settore piddino sono variegate. Matteo Orfini, del gruppo dei ''giovani turchi' di cui fa parte anche Fassina, pensa che sia necessario, pur tra i dissensi, dare il via libera a Renzi. Cuperlo, che dopo le primarie ha accettato l' investitura a presidente del partito, mantiene forti riserve sulla linea del segretario ma non vuole arrivare a una rottura. In altri si fa strada la convinzione che non sia facile convivere con Renzi e che occorra contrastarlo gia' nell'iter della riforma elettorale in Parlamento, dove deputati e senatori sono piu' bersaniani che renziani. Nella riunione degli oppositori ieri sera ha prevalso la linea morbida della richiesta di chiarimento con il segretario, ma si fanno piu' forti le indiscrezioni sulle probabili dimissioni dal suo ruolo del presidente del Pd. Renzi, in sede di replica, aveva sfidato Cuperlo: ''Io spero che Gianni voti contro la mia relazione. Non si astenga. Vorrei invitarvi a fare della Direzione un luogo vero. Non voglio dire ''si fa cosi' o Pomi''. Deve essere chiaro che qui si decide davvero. Ma poi, dopo che si e' deciso, il partito viaggia compatto''. Cuperlo aveva spiegato le sue critiche: ''La riforma elettorale non risulta ancora convincente perche' non garantisce ne' la rappresentanza adeguata, ne' il diritto dei cittadini di scegliere gli eletti, ne' una ragionevole governabilita'''. Il presidente piddino ha pure criticato il metodo del ''prendere o lasciare'' che piacerebbe al segretario e che renderebbe inutile discutere, proponendo in alternativa il referendum tra gli iscritti: ''La questione non e' di galateo politico o istituzionale. E nemmeno del luogo piu' o meno simbolico dove gli incontri si svolgono. Ma una cosa e' discutere con un leader di una forza politica, altro e' stringere un patto su questioni di rilevanza costituzionale con un esponente che non era piu' egemone nel suo campo''. Le critiche di Pippo Civati, terzo arrivato nelle primarie che hanno eletto Renzi, sono piu' lievi di quelle di Cuperlo: ''Ho posizioni diverse concettualmente dal segretario ma dico che la scelta di confrontarsi con tutte le forze politiche e' molto giusta. Renzi ha ricevuto un mandato dalle primarie pieno. Dal punto di vista del merito, devo dire che sono deluso''. Un invito a non dividere il partito e' venuto nel dibattito in Direzione da Franco Marini, tra i veterani del partito, candidato al Quirinale bocciato dai parlamentari del Pd, che nelle primarie aveva scelto Cuperlo, e da Dario Franceschini, ministro per i Rapporti con il Parlamento, convinto che il governo debba procedere nei prossimi mesi con un patto di programma rinnovato. Nell'introdurre i lavori della Direzione del Pd, Renzi aveva sottolineato che servono tempi non brevi per la trasformazione del Senato e per la riforma del Titolo V della Costituzione che fanno parte dell'accordo con Berlusconi: ''Credo che nel mese di febbraio si possa approvare la nuova legge elettorale in prima lettura alla Camera. Poi passera' al Senato. Deve essere approvata entro maggio, appurato che per noi si va oltre il 2015 come orizzonte temporale del governo. Anzi, non vedo perche' porre limiti temporali al governo''. Queste parole sono state ben accolte dal premier Enrico Letta che lavora a un governo Letta-bis e sembra aver bocciato l'ipotesi di un semplice rimpasto. Per la stessa soluzione si e' espresso ieri il vicepremier Angelino Alfano, leader del Nuovo centrodestra. In serata, Berlusconi diffonde una nota che loda Renzi: ''Esprimo sincero e pieno apprezzamento per l'intervento del segretario del Pd davanti alla Direzione del suo partito, che ha rappresentato in modo chiaro e corretto il contenuto dell'intesa che abbiamo raggiunto''. Conclude il leader di Forza Italia: ''Vogliamo realizzare, in un clima di chiarezza e di rispetto reciproco, un limpido sistema bipolare che garantisca una maggioranza solida ai vincitori delle elezioni, che riduca impropri poteri di veto e di interdizione, e che favorisca un sistema politico di chiara alternanza''. gar/cam

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