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pubblicato il 20/feb/2014 18:30

Legge elettorale: Renzi chiamato a fugare sospetti 'politica due forni'

Legge elettorale: Renzi chiamato a fugare sospetti 'politica due forni'

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 20 feb 2014 - ''La cosa piu' importante da chiarire credo sia il rapporto fra la legge elettorale, le riforme e questo programma di governo. Noi pensiamo che serva una sola maggioranza, non crediamo positivo che ci siano due, una sul governo, una sulle riforme''. Queste parole, pronunciate da Lorenzo Dellai, capogruppo dei popolari Per l'Italia alla Camera, uscendo oggi dal vertice di maggioranza, sono una sintesi quasi esauriente dei principali problemi che Renzi e' chiamato a risolvere per la formazione del suo governo. Con altre parole, si puo' dire che l'accordo tra Renzi e Berlusconi sulla riforma elettorale non puo' rimanere un fatto isolato, un qualcosa di neutro o neutrale nei rapporti politici che si concretizzeranno in un accordo di governo: un secondo accordo non meno importante del primo. Il punto e': possono convivere questi due accordi? Se ambedue assumono una valenza politica e' scontato che alla fine siano destinati a confliggere. E' quello che brutalmente ha affermato Dellai: non possono esistere due maggioranze politiche diverse o se si preferisce una maggioranza politica a geometria variabile. Dunque no ad una politica dei due forni. Se invece i due accordi vengono mantenuti su due piani politici diversi, la cosa potrebbe funzionare. Ma perche' questo accada Renzi dovra' dare il meglio di se stesso in capacita' politica e diplomatica. Un consiglio in questo senso e' stato dato ancora da Dellai che ha affermato che la maggioranza per le riforme puo' essere piu' larga di quella che sostiene il governo, importante e' che non diventi ''alternativa''. Il primo punto su cui Renzi potra' fare leva e' la rassicurazione agli alleati di governo che non si andra' al voto subito dopo l'approvazione della nuova legge elettorale.

Una rassicurazione per la quale gli alleati di governo non si accontentano di semplici dichiarazioni di impegno e infatti chiedono che la legge elettorale venga approvata dopo la riforma del Senato che mettera' fine al bicameralismo perfetto (la richiesta e' stata del Ncd con Angelino Alfano) o in alternativa che l'entrata in vigore della riforma elettorale sia prevista dopo un anno dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale (proposta di Pino Pisicchio, Cd) il tempo cioe' per il varo delle riforme costituzionali e per superare la primavera di questo e del prossimo anno. ''Abbiamo bisogno di tempo'', ha ammesso Alfano, sostenendo che serve per le riforme, per ''dare al governo una vera impronta riformatrice'', e aggiungendo che ''anche i colleghi di Forza Italia si rassegnino a riconoscere che nella primavera del 2015 non si andra' al voto''. Subito si e' levata la voce contraria di FI. Mariastella Gelmini, vicacapogruppo vicario alla Camera, ha subito diffuso una nota per dire che ''e' inaccettabile la posizione di chi sostiene che la legge elettorale andrebbe approvata ma 'congelata' in attesa che vengano approvate le riforme in cantiere''. Un'altra chiave di lettura l'ha data Francesco Paolo Sisto, deputato FI e relatore della legge di riforma elettorale.

''La legge elettorale, frutto dell'accordo tra Berlusconi e Renzi, punta alla governabilita' -ha detto Sisto- e funziona: anche l'ormai famoso algoritmo, che stabilisce il rapporto tra voto e seggi. Puo' non piacere perche' legato ad un meccanismo fortemente bipolarista, ma e' senza dubbio efficace dal punto di vista tecnico. Il problema e' che qualche piccolo partito sta confondendo il 'dispiacere' rispetto al meccanismo con il 'non funzionamento' della legge''. ''Non e' un mistero -ha aggiunto- che Ncd abbia sottoscritto il testo base senza una vera adesione politica, riservandosi di avanzare tutte le modifiche possibili e immaginabili, a cominciare dalla candidatura multipla, piccolo problema di piccolo partito, ma totalmente privo di interesse per gli italiani. Alla luce di tanto, e' evidente che serie difficolta' per le riforme possono derivare dal fatto che Renzi si trova a trattare per il suo governo proprio con quei partiti che si sentono penalizzati dalla legge elettorale, e che tenteranno di ostacolarla''. Riuscira' Renzi ad evitare questo conflitto politico, di concreti interessi politici? Da un lato rischia che il suo governo diventi dipendente da una richiesta dei suoi alleati, sia di tempi piu' lunghi sia di modifiche alla legge elettorale, al cosiddetto Italicum; dall'altro rischia di perdere la sponda di FI (e di Berlusconi) per le riforme costituzionali. Questo e' il primo vero nodo politico che Renzi sara' chiamato a sciogliere. min/vlm

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