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pubblicato il 18/feb/2014 18:44

Legge elettorale: regge accordo su riforma, primo snodo nuovo governo

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 18 feb 2014 - Il primo giorno di consultazioni di Matteo Renzi per la formazione del nuovo governo conferma (anche se ragionevolmente non c'era certo il bisogno) che la riforma elettorale e' il primo gradino della scala delle riforme che il presidente del Consiglio incaricato si e' impegnato ad affrontare.

Non poteva essere diversamente visto che lo stesso Renzi, come segretario del Pd, l'aveva indicata come prioritaria, oltre ad imporre un'accelerazione che ha suscitato diverse (e spesso divergenti) valutazioni, non ultimo per l'intesa raggiunta con Berlusconi.

''Fra le riforme elencate ieri da Renzi, la legge elettorale -ha commentato Francesco Paolo Sisto (Fi), relatore della proposta di legge di riforma elettorale- e' gia' pronta ed e' in Aula. Ci abbiamo messo la faccia e quella legge, per non prendere gol al primo minuto, s'ha da fare. Insieme alle riforme c'e' il governo ed e' importante che Renzi non si mostri un Re Tentenna: e' salito alla Presidenza del Consiglio con un gesto forte, la sua unica possibilita' e' ora dimostrare che quel gesto ha avuto una ragione e tragga legittimazione dal campo e dai risultati''.

Che Renzi abbia sicuramente intenzione di portare in porto quanto prima la riforma elettorale traspare dai commenti di tutti i soggetti politici che oggi sono stati consultati. Il primo a sottolinearlo e' stato il segretario del Psi, Riccardo Nencini, e lo ha fatto con parole che non lasciano spazio a dubbi: ''Renzi ha confermato la scaletta di cui ha parlato al Quirinale. Quindi nel mese di febbraio ci sara' la legge elettorale e le riforme costituzionali''.

Si' alla nuova legge elettorale anche da FdI. Lo ha assicurato Giorgia Meloni, che ha posto la sola richiesta di introdurre il meccanismo di preferenze.

Altro assenso da parte dei Popolari per l'Italia e Udc, visto che Mario Mauro, accompagnato da Pier Ferdinando Casini, ha detto che sono state presentate due precise condizioni per la partecipazione al governo: ''Lavoro e legge elettorale''.

Scelta Civica, con la segretaria Stefania Giannini, ha addirittura sottolineato l'esistenza di una sintonia larga e concreta parlando di ''convinta partecipazione'' al governo per il cui programma condivide ''una vera riduzione della pressione fiscale, liberalizzazioni, semplificazione amministrativa, riforme, a cominciare da quella elettorale''.

Disco verde alla legge elettorale anche da parte di Gal, Centro democratico, Api, Autonomie linguistiche e Italiani all'estero. E' il variegato mondo dei partitini che sorprende per il suo consenso, visto che praticamente fino a ieri si parlava dell'Italicum come di un patibolo nei confronti dei piccoli. E ora, stando alle dichiarazioni, sembrano sollecitare la costruzione proprio del patibolo.

Sensazione rafforzata dal fatto che da parte di FI e' venuto un chiaro no a modifiche alla riforma concordata tra Renzi e Berlusconi. Il 'Mattinale', la velina politica del Gruppo FI alla Camera, ha detto che ''c'e' una pietra angolare che non accetteremo sia rimossa o picconata. Ed e' l'accordo del 18 gennaio al Nazareno. Per noi quello era ed e', quello valeva e vale. Riforma elettorale, superamento del Senato, riforma del Titolo V della Costituzione sul rapporto tra Stato ed autonomie locali''. Probabilmente i partiti minori sono fiduciosi nel fatto che alcune modifiche, specie sulle soglie, possano essere introdotte al Senato, dove peraltro i loro voti sono indispensabili (se non si considera FI) per approvare la riforma. E qualcuno, alludendo alla possibilita' di abbassare la soglia del 4,5% al 4% ricorda che forse non e' un caso se Renzi ha commentato nei giorni scorsi di non voler fare cadere un governo per uno 0,5%. Ma a pesare puo' essere anche la possibilita' di dare vita ad un raggruppamento, specie nel centrosinistra, che come ha proposto Pino Pisicchio (Cd) potrebbe prendere a modello la vecchia Margherita e superare abbastanza agilmente la soglia del 4,5%.

Dalla parte di Renzi l'interesse a fare presto e' del tutto evidente: oltre a dimostrare di perseguire gli obiettivi dichiarati, la riforma elettorale una volta giunta al traguardo si trasformerebbe in una 'force de frappe', quanto meno da minacciare nei confronti di chi (e non solo fuori dal Pd) pensasse di mettere i bastoni fra le ruote del nuovo governo, attirandolo in quella ''palude'' che e' il vero spauracchio di Renzi.

min/vlm

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