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pubblicato il 03/mar/2014 19:34

Legge elettorale: preoccupazioni politico-tecniche spingono a modifiche

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 3 mar 2014 - Forse, prima di votare il testo della riforma elettorale, sarebbe opportuno meditare qualche modifica per evitare guai in un futuro che non si annuncia molto lontano. Tra le molte voci in questo senso perche' politicamente interessate, oggi se ne e' levata una molto tecnica e autorevole che si ispira ad una ragione istituzionale e in nome di questa ragione lancia un allarme: il premio di maggioranza a conti fatti non e' sufficiente a garantire la governabilita' visto che con le percentuali concordate (la soglia del 37%) si rischia di avere una maggioranza di 321 deputati, solo 6 in piu' della meta'. A sottolinearlo e' il professore Roberto D'Alimonte, che pure ha fatto da consulente alla scrittura del testo approdato in Aula alla Camera e che da domani comincera' ad essere votato.

D'Alimonte che nel suo progetto iniziale fissava la soglia ''almeno al 40%'' per potere ottenere il premio di maggioranza o andare al ballottaggio tra le prime due liste piu' votate, mette in guardia anche da un altro rischio, quello della incostituzionalita' delle diverse soglie per entrare in parlamento: 4,5% se si e' parte di una coalizione (che a sua volta deve superare il 12%) altrimenti se si corre da soli si deve superare l'8%. In proposito D'Alimonte, intervistato dal Corriere della Sera, propone di adottare una soglia unica sia per i coalizzati sia per chi corre da solo e la indica nel 4%. Altro problema indicato e' quello del Senato la cui trasformazione e' indispensabile per porre fine al bicameralismo perfetto. Probabilmente e' politicamente significativo che consensi alla presa di posizione di D'Alimonte siano stati espressi dall'interno del Pd. ''Sono d'accordo con le correzioni proposte oggi da D'Alimonte -ha dichiarato il senatore democratico Vannino Chiti- per fare dell'Italicum una legge elettorale realmente nuova e non un mix di norme contraddittorie rispetto all'esigenza di garantire ai cittadini un ruolo di partecipazione, dando stabilita' ai governi''. ''E' giusto - aggiunge - avere un'unica soglia di sbarramento fissata al 4%: piu' soglie a seconda se si e' oppure no in una coalizione assomigliano molto a un gia' visto, inducono a stare insieme prima del voto e poi a dissociarsi nel governo. Altrettanto e' necessario fissare al 40% la soglia dei consensi per ottenere subito, senza un secondo turno di ballottaggio tra i primi due schieramenti, il 15% del premio di maggioranza. Condivido allo stesso modo la necessita' che questa legge riguardi la sola Camera dei Deputati, che avra' in futuro l'esclusivita' del rapporto fiduciario con il governo. Va cancellata anche la possibilita' di candidarsi in una pluralita' di circoscrizioni: e' la via per raggirare la volonta' dei cittadini, sia che si scelga il collegio uninominale oppure le preferenze''. Alle considerazioni tecniche e istituzionali di D'Alimonte, sono poi da aggiungere quelle decisamente politiche che hanno al centro preoccupazioni sulla durata della legislatura. E' in questa chiave che vanno lette le proposte di Giuseppe Lauricella (Pd) che vuole legare l'entrata in vigore della riforma all'approvazione della trasformazione del Senato: una sorta di assicurazione che una volta approvata la riforma elettorale si vada subito al voto.

Preoccupazione condivisa dal Ncd e da tutti gli altri partiti minori che gradiscono anche la variante che la riforma elettorale riguardi solo la Camera e non il Senato. Ad opporsi nettamente a queste richieste (contenute in emendamenti presentati al testo di riforma) e' il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta, che non fa peraltro mistero di volere andare quanto prima al voto. E a proposito di questi emendamenti-garanzia afferma: ''Io li chiamo emendamenti 'campa cavallo' o 'Penelope'. Se non li ritirano, significa che Renzi non tiene ne' il Pd ne' la maggioranza dei partitini. Allora salta l'accordo e la responsabilita' ricadra' tutta sul premier''. ''Potrei anche definirli emendamenti 'coda di paglia' - afferma ancora Brunetta- perche' chi vuole legare la legge elettorale all'abolizione del Senato non vuole nessuna delle due cose''. Favorevole a modifiche Pino Pisicchio vicepresidente di Centro democratico: ''L'impianto dell'Italicum e', come dice anche il prof. D'Alimonte, che pure ne aveva ispirato, facendo consulenza a Renzi, le norme portanti, sbagliato ed ha bisogno di importanti modifiche per funzionare. Ne' puo' essere considerato un frutto intoccabile dell'accordo con Berlusconi. Dunque tutta l'enfasi che si sta mettendo sulla questione del dibattito alla Camera sembra impropria. Ne discuteremo ma occorreranno profonde modifiche''. Posizione analoga anche da parte di D'Alia per conto dell'Udc che pero' chiede che la riforma riguardi solo la Camera. Modifiche ma legate anche ad una pregiuziale politica sono chieste anche Nichi Vendola, presidente di Sel, che diffida Renzi da un nuovo accordo con Berlusconi: ''Se si e' deciso che l'accordo che conta e' solo quello con il Caimano, chi lo ha fatto se ne assumera' la responsabilita'''. ''Confidiamo molto sulla qualita' del confronto e dell'approfondimento.

Finora -ha aggiunto- le cose che si sono viste sono brutte, perche' la riforma del sistema elettorale non e' un tema libero e come ha decretato la sentenza della Corte Costituzionale deve muoversi all'interno di coordinate obbligate. Quella sentenza e' la bussola che il legislatore ha l'obbligo di usare. Non si puo' fare finta di niente''.

Collegamento tra riforma elettorale e quella del Senato e' proposto anche da Scelta Civica con Renato Balduzzi che ha spiegato: ''Gli emendamenti all'Italicum presentati da Scelta Civica in data odierna mirano a incentivare il Parlamento a procedere alla revisione del bicameralismo, attraverso la trasformazione della seconda Camera in Senato delle autonomie e il connesso riassetto dei rapporti tra centro e periferia''. '''Gli emendamenti di Scelta Civica -ha aggiunto- prevedono che l'Italicum riguardi soltanto la Camera dei deputati e che si applichi successivamente all'entrata in vigore della riforma del Senato. Poiche' la data di entrata in vigore della piu' importante legge elettorale non puo' essere lasciata indeterminata, noi prevediamo che comunque essa sia efficace dal 1 gennaio 2016''. Quello che si compone alla vigilia delle votazioni e' dunque un quadro complesso con intrecci politici e tecnici, che spingono per modifiche al testo come e' stato concordato e giunto in Aula. min/red

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