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pubblicato il 10/gen/2014 15:42

Legge elettorale: Pisicchio, c'e' anche quella europea da modificare

Legge elettorale: Pisicchio, c'e' anche quella europea da modificare

di Angelo Mina. (ASCA) - Roma, 10 gen 2014 - Mentre si discute (e si tratta) per la legge elettorale per le Politiche italiane, ci si sta dimenticando che a maggio si votera' per il Parlamento europeo. E che la legge in vigore va modificata, perche' viola un principio costituzionale: quello delle pari opportunita' tra donne e uomini sancito all'articolo 51 della Costituzione. Ad affermarlo e' Pino Pisicchio, vicepresidente di Centro democratico e capogruppo del Misto alla Camera. Pisicchio, docente di diritto costituzionale, osserva che ''stiamo giustamente ragionando sulla riforma della legge elettorale per la Camera e per il Senato, pero' dobbiamo dire che nonostante tutto il sistema e' in sicurezza perche' la Corte Costituzionale ha emesso una sentenza che, comunque, rende possibile uno svolgimento di elezioni con un sistema che e' la parte residua del vecchio 'Porcellum'. Quindi in questo momento c'e' una legge elettorale che e' data da un proporzionale con sbarramento al 4% e voto di preferenza''. ''Ma noi -sottolinea Pisicchio- stiamo dimenticando che c'e' un'urgenza rappresentata dalla legge elettorale per le Europee. Noi andremo a votare sicuramente nel prossimo mese di maggio, mentre il voto per le Politiche potrebbe essere addirittura nel 2018. Certo c'e' chi prevede molto prima, ma non siamo davanti ad una data certa, al contrario di quella delle Europee che e' certa. E per le Europeee abbiamo una legge elettorale che tra le molte imperfezioni -ricordo che anche qui c'e' un proporzionale con sbarramento al 4% e la possibilita' di tre voti di preferenza- non prevede il voto di genere. Quindi sono possibili tre voti, ma senza l'obbligo del voto di genere, e questo significa che e' violato l'articolo 51 della Costituzione''. Nella valutazione della legge elettorale per le Europee, prosegue Pisicchio, ''non metto nel conto altre considerazioni che pure non sono di poco conto: ad esempio le circoscrizioni enormi, anche di 15 milioni di abitanti che non permettono il rapporto cittadino-elettore e che provocano campagne elettorali costosissime. Non entro nemmeno nella questione dello sbarramento che di solito e' finalizzato ad una espressione di governo mentre qui abbiamo il solo fine della rappresentanza. Obiettivo dello sbarramento allora pare che sia quello di sfrondare i partiti piccoli a vantaggio di quelli grandi. Detto questo, resta l'ineludibilita' del tema relativo al voto di genere. Occorre dunque intervenire subito per risolvere questa anomalia''. ''Qual e' la soluzione? E' una ed e' molto semplice: fare in modo che sui tre voti di preferenza che vengono espressi, almeno uno sia vincolato al genere. E' quanto avviene per i Comuni dove, se si esprime una sola preferenza, l'elettore sceglie a chi darla, uomo o donna che sia, ma se vuole dare due preferenze, la seconda deve rappresentare necessariamente un'alternativa di genere''. min/vlm

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