sabato 03 dicembre | 12:51
pubblicato il 12/mar/2014 16:39

Legge elettorale: Ora la partita al Senato. Davvero sara' piu' dura?

Legge elettorale: Ora la partita al Senato. Davvero sara' piu' dura?

+++Ceccanti: ''Per fortuna a Palazzo Madama si gioca senza voti segreti. Possibili comunque miglioramenti''+++.

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 12 mar 2014 - Approvata alla Camera, la riforma elettorale passa ora al Senato per l'approvazione che non si sa se sara' definitiva. Molti infatti sono gli annunci di proposte di modifica -tutte rivendicate come migliorie- dall'equilibrio di genere, alle preferenze, dall'abbassamento delle soglie di entrata all'innalzamento di quella per il premio di maggioranza, fino all'algoritmo, la formula matematica di trasformazione dei voti in seggi. Un quadro che presupporrebbe una ripetizione della ''partita d'andata'' della Camera resa pero' piu' difficile, si dice, dai numeri piu' esigui della maggioranza.

Ma le cose stanno proprio cosi'? Certe previsioni categoriche sulla certezza delle modifiche lasciano perplessi perche' al Senato la partita sara' diversa, se non altro perche' c'e' un regolamento diverso che in materia di leggi elettorali non prevede voti segreti. E l'ombra del voto segreto e' quella che alla Camera ha favorito i franchi tiratori e le distinzioni che non si e' avuto il coraggio -tranne pochi casi- di dichiarare alla luce del sole.

Di questa nuova partita l'Asca ne ha parlato con Stefano Ceccanti, docente di diritto costituzionale alla Sapienza di Roma ed esperto di sistemi elettorali.

Ceccanti, che vanta anche un'esperienza di senatore nelle file del Pd, premette che ''non era affatto scontato che l'Italicum passasse alla Camera, dove il voto segreto lascia gli spazi ai tranelli piu' vari, senza responsabilita' chiaramente imputabili''.

''Le altre leggi elettorali della Repubblica -ricorda- avevano un iter piu' facile: o favorivano la maggioranza in carica, che per questo era naturalmente coesa (come nel 1953 e nel 2005) o avevano un vincolo referendario (1993), qui la coesione era tutta legata alla sola volonta' politica che, come noto, non e' mai molto forte nel resistere a tentazioni di varia natura''.

D - E' convinzione abbastanza diffusa che ora al Senato il cammino dell'Italicum sara' ancora piu' in salita.

CECCANTI - ''Per fortuna al Senato si gioca con regole del tutto diverse: lo scrutinio sulle leggi elettorali e' sempre palese (e cosi' si potra' vedere chi vuole rischiare non solo la riforma elettorale, ma con essa anche le sorti della legislatura che sta in piedi solo riformando) e poi, nel voto, l'approvazione degli emendamenti deve avvenire con i Si' che sono tenuti a superare la somma di No e astensioni, cosa piuttosto complicata.

Per valutare nel merito l'Italicum occorre avere in mente una gerarchia chiara di criteri, in quanto non tutte le finalita' possono infatti essere poste sullo stesso piano, ed evitare anzitutto la scorciatoia argomentativa che e' seguita alla sentenza della Corte, dopo la quale tutti sembrano trasformarsi in costituzionalisti e utilizzare le loro contrarieta' di merito politico in profezie sulla certa incostituzionalita' delle norme che non condividono. Una scorciatoia doppiamente sbagliata in quanto molte cose che si possono non condividere politicamente non sono di per se' incostituzionali (in una Costituzione rimasta volutamente silente sulla formula elettorale) e non vi sono certezze sulla giurisprudenza futura della Corte, tranne la contrarieta' a premi illimitati senza una soglia minima di voti e a liste bloccate lunghe. Due elementi comunque rimossi dall'Italicum''.

D - Come gerarchizzare allora le finalita'?.

CECCANTI - ''Dopo la sentenza della Corte vi e' un sistema vigente (con qualche ritocco che servirebbe per renderlo pienamente autoapplicativo) che comporterebbe, a causa del suo incrocio con trend elettorali non modificabili a breve, una grande coalizione permanente dal Pd a Berlusconi, per la sola gioia di Beppe Grillo, destinato a crescere come unica opposizione di sistema. Grillo che, per questo, non vuole nessuna riforma. Giocare di sponda con lui per sabotare la riforma significa prestarsi a questo scenario infausto per la democrazia italiana. Questo e' il problema principale da rimuovere a cui la legge da' comunque una soluzione assicurando una maggioranza allo schieramento piu' votato, ma a differenza della Legge Calderoli, introducendo anche una soglia, aprendo a un ballottaggio e limitando comunque l'entita' del premio. Si rientra cosi' nell'alveo della Costituzione e si risolve al contempo il problema piu' serio.

Ne' questo dato e' incrinato dal fatto che la legge prevista solo per la Camera perche' questo, mettendo in mora lo status quo sul Senato, accelera credibilmente la riforma di quest'ultimo, su cui appare venuto il momento di precisare bene con dettagli convincenti le proposte nella direzione di una Camera della Autonomie, soprattutto regionali. Il tassello mancante che si avverte in questa fase.

A differenza del passato post-1994, pero', non occorre solo un vincitore chiaro per evitare la grande coalizione permanente, ma che gli schieramenti non siano composti da un eccessivo numero di liste litigiose, elevando significativamente gli sbarramenti, oggi pressoche' inesistenti (2% alla Camera con deroga per la prima lista sotto soglia, 3% regionale al Senato). Qui si puo' certo migliorare rispetto al testo Camera, uniformando per tutti lo sbarramento al 4%, il livello considerato normale sin dalla Legge Mattarella. Non c'e' bisogno degli eccessi di zelo del testo attuale verso terzi poli, dato che c'e' comunque il ballottaggio a due: troppe soglie, talora anche troppo alte, rendono il meccanismo inutilmente barocco e forzato''.

D - La coalizione obbligata e' il solo rischio o ci sono punti di rilievo da migliorare?.

CECCANTI - ''Solo per fare due esempi di altre finalita' importanti, ma comunque di importanza minore perche' il difetto piu' grave di sistema sarebbe la Grande Coalizione permanente, si puo' senz'altro fare meglio anche rispetto alla rappresentanza di genere (la norma che prevede non piu' di due candidature consecutive dello stesso genere e' praticamente inefficace) e rispetto al numero di pluricandidature che puo' essere ridotto, pero' guai a scordarsi la gerarchia di finalita' e il dato politico per il quale ove anche le migliorie non fossero apportate niente impedisce al Pd di farle proprie come scelte politiche, rivendicandole davanti agli elettori, cosi' come per la scelta di forme democratiche di selezione dei candidati, preparate un po' meglio e per tempo rispetto alle parlamentarie''.

D - E per quanto riguarda le preferenze, che hanno costituito una questione di forte frizione politica alla Camera?.

CECCANTI - ''Quanto alle preferenze resto invece convinto della battaglia fatta contro di esse nel '91 e nel '93 con il movimento referendario: non e' un caso se nessuna grande democrazia parlamentare non le usa e se invece le alternative normali siano solo i collegi uninominali e le liste corte coi nomi stampabili sulla scheda. Al di la' dei fenomeni degenerativi (che le preferenze non creano ma che certo incentivano con forza), porre in competizione il giorno delle elezioni i candidati della stessa lista mina alla base la coesione dei gruppi parlamentari, ridotti a meri contenitori elettorali di singole persone, e, quindi, fa rientrare dalla finestra una forma di frammentazione cacciata dalla porta con gli sbarramenti.

Come dimostra il caso delle preferenze molti dei critici dell'Italicum che dichiarano di volerlo migliorare finirebbero quindi in realta' per peggiorarlo. Per questo oggi e' un giorno molto positivo e le regole esigenti di trasparenza del Senato potranno ancor piu' aiutare a migliorare a partire da quei pilastri che sono complessivamente ben piantati nelle criticita' del nostro sistema''.

min/mar/ss

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