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pubblicato il 17/dic/2013 18:09

Legge elettorale: nervo scoperto partiti, torna illusione Mattarellum

Legge elettorale: nervo scoperto partiti, torna illusione Mattarellum

di Angelo Mina. (ASCA) - Roma, 17 dic - La riforma della legge elettorale '''non e' piu' rinviabile'': queste quattro parole, pronunciate oggi dal presidente del Senato, Pietro Grasso, con riferimento alla bocciatura del Porcellum da parte della Corte Costituzionale, hanno sollevato un coro di prese di posizioni. Garbati consensi si sono visti affiancare da critiche ruvide. Al di la' della buona o cattiva educazione, la cosa conferma come la legge elettorale sia il vero nervo scoperto delle forze politiche che, nonostante i ''si dice'' e i ''retroscena'', rivelano di essere ancora in uno stato confusionale e di non avere ancora trovato la bussola per orientarsi per l'auspicata riforma. Per comprendere lo stato delle cose e' utile fare un minimo di ordine, nel senso dei punti di riferimento per orientare il cammino della riforma. Il primo di questi punti e' estraneo alla materia elettorale, ma e' pregiudiziale nel quadro politico in cui e' finita l'Italia. Una buona legge elettorale perche' possa funzionare ha bisogno che venga posto fine al bicameralismo perfetto: basta cioe' con Camera e Senato che lavorano in perfetta fotocopia, duplicando tutto. Quello che nell'immediato dopoguerra era una garanzia di democrazia oggi e' diventato un lusso che non ci possiamo piu' permettere visti i tempi lunghissimi che caratterizzano l'attivita' legislativa. La soluzione -secondo un orientamento pressoche' generale- e' nella differenziazione dei ruoli. Al di la' di suggestive e sofisticate proposte difficilmente applicabili, la differenza sarebbe possibile prevedendo il potere politico fiduciario verso il governo in capo alla sola Camera dei deputati, facendo del Senato (sul modello tedesco del Bundesrat) una camera di rappresentanza territoriale con elezione di secondo grado, ovvero di derivazione dai consigli regionali e dei maggiori comuni. Questa riforma costituzionale avrebbe il pregio di dare ordine al quadro istituzionale e politico evitando che si formino due diverse maggioranze tra Camera e Senato. Premesso tutto questo si puo' passare alla scelta del modello elettorale. E qui i partiti dimostrano un ventaglio di posizioni che non sono frutto di simpatie astratte, ma rispondenti a interessi di parte e comunque a convinti modelli politici. Semplificando si puo' fare una prima distinzione tra sistemi che permettono ai cittadini di scegliere la maggioranza di governo e sistemi che prevedono invece di delegare questa scelta agli eletti in Parlamento. A questa seconda categoria appartengono tutte le forme proporzionali e miste: dal proporzionale puro in vigore prima del Mattarellum e rinato con la bocciatura del Porcellum fino al tedesco, che ha dato una rappresentazione di questa situazione proprio in questi giorni in Germania con la formazione di un governo di grande coalizione dopo quasi tre mesi di trattative. In questa categoria rientrerebbe anche il Mattarellum, tanto disprezzato prima quanto osannato oggi da Fi e M5S. Piccolo particolare, si dimentica che il Mattarellum aveva indicato maggioranze di governo, ma quando il quadro politico era bipolare: di qua Berlusconi e di la' chi era contro. Oggi l'Italia elettorale e' come la Gallia di Giulio Cesare che ''divisa est in partes tres''. Oggi il sistema e' tripolare, tendente per di piu' al quadripolare (Pd, Fi, Ncd e M5S) e quindi il Mattarellum, ma anche il super-Mattarellum (con i seggi della quota proporzionale assegnati come premio) non sarebbero in grado di definire sicuramente una maggioranza di governo. Restano i sistemi a doppio turno che offrono ai cittadini la facolta' di individuare una maggioranza di governo. C'e' il sistema francese con il doppio turno di collegio e quello modulato sulla schema del sindaco d'Italia che prevede un doppio turno (eventuale) di lista o di coalizione. Una proposta di legge in questo senso (ispirata alla proposta del professore D'Alimonte e di Luciano Violante) e' stata presentata nei giorni scorsi nella Commissione Affari costituzionali della Camera, primo firmatario il Pd Michele Nicoletti, che propone una soglia del 40-45% per attribuire un premio di maggioranza che porti il vincitore al 55% dei seggi. Se tale soglia non viene raggiunta si procede al secondo turno e all'assegnazione del 55% alla coalizione vincente. Si tratta di una formula gradita a tutto il Pd, sottoscritta anche da un esponente di Sel, ma che incontra il favore anche del Ncd di Alfano, che cosi' non sarebbe costretto ad andare a Canossa (oggi Arcore) da Berlusconi col quale pero' potrebbe allearsi. Nonostante l'opzione preferenziale per il sistema tedesco, anche i centristi non si opporrebbero, visto anche il consenso espresso in passato da Scelta Civica. Il sistema non dovrebbe dispiacere neppure ai partitini, sia di destra sia di sinistra, che potrebbero entrare in alleanze di coalizione, senza ricorrere alla desistenza del Mattarellum che se negata dal parito maggiore li spazzerebbe via. min/vlm

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