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pubblicato il 06/feb/2014 14:27

Legge elettorale: in attesa di Camera autonomie 'paracadute' per Senato

Legge elettorale: in attesa di Camera autonomie 'paracadute' per Senato

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 6 feb 2014 - C'e' un ''accordo fra tutti i principali partiti'', ha annunciato oggi da Firenze Matteo Renzi, per fare del Senato una ''Camera delle autonomie'' e porre cosi' fine alle estenuanti e costosissime duplicazioni del bicameralismo perfetto. Camera delle autonomie e non delle Regioni, ha sottolineato Renzi, spiegando cosi' implicitamente che quello che si vuole realizzare non e' una copia del tedesco Bundesrat (la camera federale rappresentativa dei lander) ma qualcosa di diverso anche se gli assomiglia. Anzitutto il nuovo Senato -che nei dettagli sara' presentato oggi alla Direzione del Pd- non votera' la fiducia al governo, che resterebbe in capo alla sola Camera dei deputati. Secondo, non sara' piu' elettivo, perche' i componenti saranno designati in secondo grado. I componenti, in tutto 150, saranno composti da 108 sindaci, 21 presidenti di regione e 21 esponenti della societa' civile, che saranno indicati dal Presidente della Repubblica e con un mandato a termine. Le competenze, come si e' detto da lungo tempo, devono essere quelle territoriali, che sono regolate dal Titolo V della Costituzione che pure e' in programma di riscrittura. Di tutto questo si iniziera' a parlare in sede parlamentare subito dopo l'approvazione della riforma elettorale. Ma se la riforma costituzionale non andra' in porto, cosa fare? In proposito va ricordato che senza il consenso dei due terzi dei parlamentari si andrebbe ad un referendum confermativo. Nell'eventualita' della bocciatura, si e' predisposto un ''paracadute'', anche questo con accordo tra i maggiori partiti, di cui poco si e' parlato: una legge elettorale per il Senato che ricalchi (per quanto possibile) quella della Camera in via di approvazione. In sostanza due leggi elettorali (quasi) in fotocopia. Legge elettorale, quella del Senato, destinata a decadere con il varo della riforma costituzionale e la nascita della Camera delle autonomie, ma in caso contrario entrerebbe in funzione -come un paracadute- per il Senato come e' oggi. Il progetto, pubblicato sul Forum costituzionale, illustrato dal costituzionalista Stefano Ceccanti, ''dal punto di vista costituzionale poggia sulle considerazioni della Corte che, dichiarando irragionevoli i premi regionali al Senato in quanto fatalmente destinati a bilanciarsi tra di loro, sembrano aprire la legittimita' ad un'omogeneizzazione nazionale, alquanto logica visto che al momento si tratta di una Camera nazionale che da' la fiducia al Governo.

L'elezione 'a base regionale' va comunque inquadrata in tale interpretazione sistematica''. L'unico problema di merito (ma non costituzionale) e' quello della possibile divaricazione di maggioranze che, pero', a Costituzione invariata, e' insolubile con qualsiasi sistema elettorale, tant'e' che si manifesto' anche con le formule elettorali quasi identiche della legge Mattarella nel 1994 e nel 1996, il che dovrebbe imporre una modifica in tempi rapidi del bicameralismo paritario. ''La formula e' majority-assuring a livello complessivo a favore della prima lista o coalizione (oscillante al momento tra il 53 e il 55 dei seggi, ma nell'accordo ulteriore aggiornato, che sara' formalizzato in Aula, tra il 52 e il 54), in modo analogo a quanto accade per i Comuni e per le Regioni. Per rispondere alla sentenza della Corte sul premio indeterminato senza soglia e' pero' introdotto il ballottaggio in caso di mancato raggiungimento della soglia minima in voti (35 da correggere in 37 in Aula) con un massimo di disproporzionalita' teorica tra voti e seggi, se si chiude al primo turno, del 15%. E' quantitativamente analogo al premio esplicito assegnato nella legislazione greca di 50 seggi su 300, ossia il 16,7%, che, pero', meno garantisticamente, non prevede ne' una soglia in basso ne' un tetto in alto a cui fermarsi, anche in Grecia, poi, il premio si somma a uno sbarramento, in quel caso del 3%.

La disproporzionalita' massima del 15% e' teorica, quella reale e' inferiore perche' col 37 % dei voti, a causa degli sbarramenti, e' comunque ragionevole attendersi, gia' prima dell'assegnazione del premio, piu' del 40% dei seggi. Vincere col 37% in voti significa quindi avere garantito il 52% in seggi, col 38% in voti il 53% in seggi e dal 39% in su in voti il 54% in seggi''. ''Dal punto di vista del merito -spiega Ceccanti- soglie piu' elevate sarebbero senz'altro preferibili, dato che il ballottaggio, facendo potenzialmente rientrare in campo tutti gli elettori, legittima meglio il premio e vengono cosi' disincentivate coalizioni eterogenee per vincere subito, tuttavia e' difficile sostenere che sia incostituzionale uno scarto teorico massimo del 15% tra voti e seggi. Va precisato che le percentuali sono calcolate alla Camera su un denominatore di 617, escluso cioe' il collegio della Val d'Aosta e la circoscrizione estero; idem al Senato su un denominatore di 308''. Il progetto di legge elettorale, come per la Camera, prevede i tre gradi di soglia, 5% per le singole liste nelle coalizioni (dovrebbe scendere al 4,5 in Aula) in modo da non frammentare troppo la coalizione vincente, all'8 per le liste non coalizzate (tetto che esiste gia' al Senato, non toccato dalla Corte, a cui pero' non era stato richiesto di pronunciarsi su di esso), al 12 per ottenere lo status di coalizione. Anche sul Senato si rinnova l'adozione di liste corte, ma ancora da risolvere e' il problema della parita' di genere, ma anche la possibilita' di candidature multiple. Si ipotizzano tre, con un automatismo di indicazione della candidatura che riscuote maggiori voti, evitando cosi' scelte politiche strumentali. min/vlm

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