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pubblicato il 20/gen/2014 10:16

Legge elettorale: il labirinto italo-spagnolo di Renzi

Legge elettorale: il labirinto italo-spagnolo di Renzi

di Angelo Mina.<br>

<br>(ASCA) - Roma, 20 gen 2014 - Governabilita', bipolarismo, stop ai ricatti dei partitini, rappresentativita': sono questi i quattro punti qualificanti della riforma elettorale, ancora in pectore nella sua definizione complessiva, che Matteo Renzi vuole realizzare. Riforma che nelle sue linee portanti verra' oggi proposta e votata alla direzione nazionale del Partito Democratico. Dopo l'incontro delle ''sintonie'' tra lo stesso Renzi e Berlusconi si e' capito che si va ad un modello ibrido, un sistema che parte dal modello spagnolo ma che poi si sviluppa in modi nuovi, italiani. Per realizzare i quattro punti non e' possibile ricorrere al modello spagnolo originale, perche' riduce eccessivamente il quadro politico verso un bipolarismo confinante con il bipartitismo. In linea di principio, astratta, la cosa potrebbe pure andare bene, ma i sostenitori di un (effetto) maggioritario drastico devono tenere conto della assoluta mancanza di volonta' suicida dei partitini. E il nostro quadro politico-parlamentare concede una maggioranza risicata ad un ipotetico accordo in questo senso tra Pd e Fi. Realismo vuole, dunque, che si sia piu' morbidi, quel tanto almeno per garantire l'esistenza in vita di partiti piccoli lasciando al loro destino i piccolissimi. Se spagnola sara' la partenza, allora entrano in gioco le circoscrizioni elettorali che devono essere di piccole dimensioni, al massimo come quelle delle Province, e anche meno. Sicuramente meno per quanto riguarda le aree metropolitane, le grandi citta', che dovranno necessariamente essere suddivise per evitare centinaia di migliaia se non milioni di elettori. Il meccanismo di ingresso per i candidati dei partiti sarebbero delle liste molto corte, da 4 a 6 candidati. Liste bloccate ma praticabili perche' la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il Porcellum si riferiva a veri e propri listoni che non permettevano alcuna conoscenza e scelta da parte dell'elettore. Diverso e' il caso dei mini-listini che peraltro sono usati in Spagna, ma anche in Germania e in altri paesi europei. Su questo punto potrebbe innescarsi un confronto sulla previsione o meno di una preferenza, ma c'e' in proposito l'obiezione di un consistente aumento dei costi elettorali e del ripetersi di fenomeni di inquinamento di rilevanza penale. Senza contare che due referendum si erano espressi negativamente. A questo si aggiunge l'esistenza di uno sbarramento che nella bozza all'esame e' del 5% in caso di partiti in coalizione e dell'8% se si presentano da soli. Ma esiste anche uno sbarramento implicito o nascosto dovuto alla dimensione piccola che permette l'elezione di un massimo di 3 o 4 candidati per circoscrizione: una dimensione di fatto impraticabile per i piccoli partiti sovrastati dai voti dei due o tre maggiori. Se poi per i conteggi il proporzionale adottato sara' il metodo d'Hondt (quello usato in Italia prima della nascita del Mattarellum) c'e' da mettere in conto un ulteriore effetto di sbarramento stimabile intorno al 2% a livello nazionale. Fin qui la bipolarizzazione e lo stop ai ricatti sarebbero raggiunti. I problemi nascono sugli altri punti: governabilita' e rappresentanza. Per la governabilita' si ipotizza un premio del 15% che porterebbe -come ha enfaticamente detto Berlusconi- chi raggiunge il 36% al 51%, quindi ad una maggioranza parlamentare e di governo. La soglia del 35% sembrerebbe alla portata, ma certo non e' garantita visto l'assetto tripolare del nostro quadro politico. Ecco allora che si ipotizza un premio del 20% oppure, tenendo conto della rappresentanza, una soglia piu' alta, al 40%, raggiungibile realisticamente solo con una coalizione, quindi facendo rientrare in gioco i partiti minori. Ma per permettere una adeguata rappresentanza, che non ripeti cioe' la frammentazione attuale, si puo' agire in due modi: in partenza sui listini, permettendo una uscita maggiore dei candidati oppure sul versante finale, quello del conteggio e dell'assegnazione dei voti. In Spagna tutto avviene a livello circoscrizionale dove peraltro i resti sotto il 3% vengono del tutto scartati. Il modello italiano potrebbe invece prevedere conteggio e assegnazione dei voti a livello nazionale e senza scarto dei resti. In questo modo la ripartizione (metodo d'Hondt) avverrebbe con la determinazione di un quoziente e con una classifica che potrebbe essere generosa con i partiti minori, ma non con i nanetti. Ulteriore motivo di rafforzamento per una ragionevole rappresentanza (peraltro requisito costituzionale) e' poi la considerazione che la ''sintonia'' Renzi-Berlusconi e' stata estesa al livello istituzionale con la previsione della fine del bicameralismo perfetto (con la trasformazione del Senato in camera di rappresentanza territoriale) e la riscrittura del Titolo V della Costituzione, relativo al federalismo. Queste sono riforme costituzionali che pure andando speditamente un 10-12 mesi li richiedono. Ma soprattutto hanno bisogno di quei due terzi di maggioranza parlamentare per i quali occorrono anche i partiti minori, gli stessi che non intendono suicidarsi. min/vlm

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