venerdì 09 dicembre | 20:36
pubblicato il 12/nov/2013 20:06

Legge elettorale: il flop al Senato rivela carenza di progetti condivisi

Legge elettorale: il flop al Senato rivela carenza di progetti condivisi

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 12 nov - Per la riforma elettorale la giornata di oggi al Senato non e' stata decisiva, come molti pensavano, pur se ugualmente importante. La bocciatura dell'ordine del giorno del Pd che proponeva un sistema a doppio turno e il rivio di almeno dieci giorni dell'esame degli altri Odg presentati da Lega Nord e M5S che propongono il ritorno al Mattarellum, nel loro insieme fanno propendere per la non esistenza di condizioni politiche per varare una riforma elettorale che cancelli il vituperato Porcellum.

E' evidente a questo punto che manca un accordo politico su una proposta condivisa. Ma a ben vedere - e la cosa non e' iperbolica come potrebbe sembrare - non ci sono i partiti.

Non ci sono per il ruolo che dovrebbero svolgere ma anche come soggetti che dovrebbero essere portatori di un orientamento, di un'idea. Se il Pdl e' ormai un partito uno e bino, la condizione del Pd non e' certo spensierata visto come appare diviso al suo interno in vista dell'elezione del segretario.

La Lega Nord pur annaspando tutta nello sforzo di rimanere a galla e' anchessa divisa non si sa in quante parti. Il morbo della divisione ha contagiato anche Scelta Civica ormai prossima ad una spaccatura. Il M5S rivendica compattezza, ma non si capisce intorno a cosa se non a Grillo (e forse neanche piu' tanto). Restano i partiti minori come Sel e Udc che pero' nonostante le aspirazioni (sempre molto alte) non appaiono in grado di incidere non avendo peraltro proposte originali proprie. Di fronte a questa devastazione che rischia di incidere sulla qualita' della nostra democrazia, il pensiero va a tempi ormai molto lontani, quasi 70 anni, quando pur uscendo da una guerra mondiale e in presenza di una nascente guerra fredda altri uomini riuscirono ad esprimere progetti e a trovare convergenze politiche. E' il caso della Costituente - e il paragone per quanto irriverente per quegli 'altri uomini' ma dettato dalle volonta' di oggi di modificare la Costituzione - dove due concezioni di Stato, di governo e di democrazia furono proposte e sulle quali venne fatta una scelta che fu incardinata nella Carta costituzionale. Il riferimento ad ''allora'' e' motivato dal fatto che sia la legge elettorale sia le riforme che il Comitato, dopo il lavoro della Commissione dei Saggi, dovra' affrontare investono l'idea (e la qualita') dello Stato, del governo e della democrazia. Il flop di oggi al Senato pare dimostrare proprio la mancanza di un'idea di riforma e di legge elettorale ad essa coerente. Il tutto rinviato di dieci giorni ma in realta' in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sperando che questa possa trovare una via d'uscita che la politica non riesce a trovare. Anche alla Costituente si fronteggiavano un'idea presidenziale e un'idea parlamentare. A sostenere la prima erano personaggi del calibro di Sturzo e Dossetti, ma in parte anche Costantino Mortati; la seconda da Tomaso Perassi, Giuseppe Capograssi, Aldo Moro e poi da Alcide De Gasperi.

Con l'ordine del giorno Perassi - era il dicembre del '46 - venne bocciata sia l'ipotesi presidenziale sia quella del governo direttoriale a vantaggio di un sistema parlamentare, mettendo pero' in guardia da ''degenerazioni del parlamentarismo''. Contemporaneamente venivano presentati Odg sul Senato (Francesco Saverio Nitti) e sulla Camera (Antonio Giolitti).

E' vero che la scelta parlamentare e proporzionale venne rafforzata dalla preoccupazione (siamo gia' nella guerra fredda) che un governo di forte autorita' cadesse in mano alla sinistra, ma e' un fatto che su questa si trovo' un accordo politico di alto profilo. Oggi sorge solo tristezza osservando che di fronte ai nomi di allora ci siano quelli di ''porcellum'' e del suo ideatore Calderoli e che un desiderio inconfessato trova consenso trasversale: quello di avere un sistema elettorale che dia ai cittadini l'illusione di decidere loro, ma che in realta' riporta il potere di dare vita alle maggioranze di governo alle trattative dei partiti - piu' precisamente delle rispettive oligarchie - successive al giorno delle votazioni.

min/sat

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