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pubblicato il 15/gen/2014 17:25

Legge elettorale: il 'risiko' che deve vincere Renzi

Legge elettorale: il 'risiko' che deve vincere Renzi

di Angelo Mina. (ASCA) - Roma, 15 gen 2014 - Per la legge elettorale ''questa e la prossima settimana sono decisive sul serio. Accetto scommesse''. Poche parole, ma politicamente pesanti quelle che il segretario Pd Matteo Renzi ha affidato a Twitter, rispondendo a chi gli ha fatto notare che questa e' la ''trentasettesima settimana decisiva'' per la riforma. Il segretario democratico, che sta giocando il suo ruolo su una accelerazione delle decisioni politiche, e' cosciente di dovere portare in porto un accordo solido e definitivo sulla riforma elettorale entro breve tempo. E' in questa prospettiva che lo stesso Renzi ha avuto un incontro con Denis Verdini, plenipotenziario di Berlusconi in materia elettorale. Domani nella Commissione Affari costituzionali della Camera si svolgera' la terza sessione di audizioni degli esperti, ma gia' oggi, specie dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale, si puo' dire che ormai tutto e' noto e pronto per l'inizio in Commissione dell'esame delle proposte di legge a partire da lunedi' prossimo. Il tutto noto riguarda gli aspetti tecnici e giuridici, diversa e' invece la situazione per il versante politico dove molte sono le incognite, a partire dai sospetti sulle riserve mentali degli attori in campo. Di sicuro, al centro delle iniziative c'e' Matteo Renzi, che e' il maggiore sostenitore di un sistema maggioritario che forse non e' del tutto condiviso da altri, anche -seppure una minoranza- all'interno del suo stesso partito. La vocazione maggioritaria, fatta eccezione per M5S, e' condivisa (quantomeno nelle dichiarazioni) da Forza Italia e personalmente da Berlusconi che auspica perfino un bipartitismo, ma anche dal Ncd di Alfano, da Scelta civica, dall'Udc e pure da Sel di Vendola. Le differenziazioni scattano sul modo di realizzare il maggioritario che dovrebbe assecondare e incoraggiare un bipolarismo. Differenze non molto nobili, che dovrebbero essere ispirate al meglio per il Paese, ma che sono sovente dettate da interessi particolari e di piccolo orizzonte. La stella polare e' sempre una sola: la propria sopravvivenza.

Fin qui niente di male, ma il fatto e' che la sopravvivenza spesso e' cercata ad ogni costo, anche se compromette la governabilita' e quando e' trovata la sottopone a lacci e lacciuoli. E' anzitutto l'antico problema dei partitini, i nanetti che per fare vincere e durare le coalizioni alzano il prezzo politico (seggi, banche ed enti) al limite del ricatto. All'opposto, c'e' la concezione iperdemocratica che punta alla massima rappresentazione in Parlamento dei soggetti politici e che trova un feeling particolare con i sistemi proporzionali. Ecco, proprio su questo punto e' sorto un nuovo problema: la Corte Costituzionale, nel bocciare le parti incostituzionali del Porcellum, ha lasciato in piedi un sistema quasi perfettamente proporzionale con uno sbarramento al 4%. Va detto che la Corte non poteva fare altrimenti perche' non poteva provocare un vuoto legislativo, una sorta di buco nero che avrebbe impedito di andare a nuove elezioni.

Proprio questo sta suscitando suggestioni proporzionaliste di ritorno, unite a quelle delle preferenze -per ora non confessate o evocate a mezza bocca- nei partiti minori e centristi, ma anche nei maggiori dove in alcune correnti scatta il timore di affidare le candidature alle rispettive dirigenze di partito. La suggesione maggiore sembra avere preso corpo nel campo grillino fino a ieri favorevole al Mattarellum, ma da oggi cambiato di 180 gradi stando alle dichiarazioni di Casaleggio che ha definito incostituzionali tutti e tre i modelli (maggioritari) proposti da Renzi. Per di piu' nel sottolineare i tempi lunghi della consultazione degli iscritti al M5S ha detto che non c'e' problema visto che un sistema elettorale per votare in fondo c'e'. Complicazioni anche da parte del Ncd di Alfano che vuole un accordo previo di maggioranza per mettere in secondo piano FI e Berlusconi. Ulteriori complicazioni anche nel Pd, dove nella sinistra si teme un incontro di Renzi con Berlusconi al punto di quasi diffidare il segretario ad andare a questo vertice (specie se fosse ad Arcore!). Questi timori in casa democratica potranno emergere domani nella direzione nazionale del partito. Tutte queste ragioni, preoccupazioni e timori vengono cosi' a pesare sulla scelta che pure andra' fatta. E in tempi rapidi, come ha scommesso Renzi. In questo senso un tweet dello stesso Renzi nel pomeriggio di oggi e' molto significativo: ''Legge elettorale. Le regole si scrivono tutti insieme, se possibile. Farle a colpi di maggioranza e' uno stile che abbiamo sempre contestato''. Con tutti, quindi anche con FI, il che vuol dire anche con Berlusconi. E proprio questo incontro puo' essere il momento di svolta. Non tanto per la scelta del modello, che pure dovra' essere fatta, ma per lo sblocco politico visto che Renzi viene pesantemente ''zavorrato'' dalla presa di posizione di Alfano, che chiede di essere l'interlocutore prioritario e che rimette in discussione la fine del bicameralismo perfetto, che e' il vero nodo da sciogliere per dare efficacia alla riforma elettorale. A ben vedere un interesse coincidente con Renzi -anche se con motivazioni diverse- c'e' in Berlusconi, che con un accordo su un maggioritario veramente bipolarizzante potrebbe salvare la sua barca e mettere in difficolta' i suoi avversari nel centrodestra. A questo punto qual e' il modello che meglio risponderebbe alla situazione? Lo spagnolo, anche se rivisto con premio di maggioranza, e' quello piu' debole perche' rischia comunque di riprodurre uno schema tripolare e costringere a larghe coalizioni. Il Mattarellum rivisto con una estensione del maggioritario ha piu' probabilita' dello spagnolo di individuare una maggioranza di governo, anche se non l'assicura. Insegna la Gran Bretagna, dove col maggioritario puro Cameron per formare il governo ha dovuto scendere a patti con il terzo partito dei liberali. Resta il doppio turno che, specialmente nella forma D'Alimonte-Violante, la maggioranza di governo la individua sicuramente con un ballottaggio di lista nazionale al secondo turno. Ma di questa utilita' si convincera' Berlusconi?. min/vlm

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