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pubblicato il 05/dic/2013 08:34

Legge elettorale: i partiti esultano e torna il nodo della riforma

Legge elettorale: i partiti esultano e torna il nodo della riforma

(ASCA) - Roma, 5 dic - La commissione Affari costituzionali del Senato decide di istituire un comitato ristretto che entro gennaio provera' a cercare un accordo sulla legge elettorale. E' la prima risposta dei partiti al parere della Consulta che ha bocciato il Porcellum nelle clausole del premio di maggioranza senza soglia e nell'assenza di preferenze a disposizione dell'elettore. La decisione della commissione di palazzo Madama, la stessa che pochi giorni fa non era riuscita ad approvare un ordine del giorno unitario a favore del ritorno al Mattarellum, e' passata con la sola astensione dei rappresentanti di Sel e M5S. La senatrice renziana Isabella De Monte ha invece lasciato l' Aula della commissione definendo ''un blitz'' la decisione presa. I renziani infatti avrebbero preferito il passaggio della discussione alla Camera, dove i rapporti di forza piu' favorevoli al Pd permetterebbero un iter piu' accelerato del confronto. Matteo Renzi continua a privilegiare una legge elettorale che preveda l' elezione diretta del premier e il doppio turno di collegio, non un semplice ritorno al Mattarellum. Commentando quando deciso dalla Corte costituzionale ieri, il sindaco di Firenze si dice preoccupato perche' se non ci sara' presto la riforma della legge elettorale ''resteranno in vigore norme da Prima Repubblica che favoriscono il ritorno al proporzionale''. Intanto fonti di palazzo Chigi fanno sapere che non c'e' nessun patto tra Enrico Letta e Renzi sulla legge elettorale, precisando che il presidente del Consiglio ''e' stato sempre assolutamente rispettoso del percorso del Pd e del dibattito congressuale''. Quanto deciso dalla Consulta favorisce inoltre l'idea del premier di fare del 2014 l'anno delle riforme istituzionali, a iniziare dalla legge elettorale. L'annuncio sara' ribadito nel discorso che Letta terra' la settimana prossima in Parlamento aprendo il dibattito generale sulla fiducia reso necessario dalla scelta di Forza Italia di passare all'opposizione. Dichiara il vicepremier Angelino Alfano, leader di Nuovo centrodestra: ''La decisione della Consulta di dichiarare incostituzionale il Porcellum e' ottima. A questo punto non ci sono piu' pretesti e alibi per alcuno. Si deve procedere con urgenza a cambiare la legge elettorale''. Mariastella Gelmini, vicecapogruppo alla Camera di Forza Italia, pone il tema di elezioni anticipate ravvicinate: ''Se il Porcellum e' considerato incostituzionale, e' allora vero che una volta riformata la legge elettorale, in permanenza di un Parlamento non piu' legittimato, l' unica decisione costituzionalmente valida che puo' essere presa dal Capo dello Stato e' lo scioglimento delle Camere e il voto anticipato''. Soddisfatto si dice Pier Ferdinando Casini: ''Abbiamo lavorato per anni all'introduzione delle preferenze nella legge elettorale, come proponemmo anche nel dibattito parlamentare sul cosiddetto Porcellum. Inoltre, abbiamo sempre considerato una grave anomalia il premio di maggioranza costruito senza un'adeguata soglia''. Per Beppe Grillo, a cui non dispiacerebbe il ritorno al Mattarellum, ''a questo punto bisogna andare alle elezioni''. Commenta Pier Luigi Bersani, ex segretario del Pd: ''La nostra proposta di doppio turno di collegio corrisponde perfettamente alle obiezioni della Corte e alle esigenze del Paese. Speriamo di poter convincere chi fin qui ha fatto melina sperando di tenersi il Porcellum''. Beppe Fioroni, Pd, ha un'altra posizione rispetto a Bersani: ''La Consulta ha disegnato un quadro perfetto: proporzionale puro e preferenze. Ora voglio vedere come fara' qualcuno a dire di no''. Scrive in un twitter Nichi Vendola: ''La sentenza della Consulta e' un raggio di sole nel gelo democrazia, e' atto di giustizia contro quel Porcellum con cui la destra ha offeso l'Italia''. Il parere della Consulta crea cosi' un paradosso: gli stessi partiti che non sono riusciti a riformare le norme elettorali negli otto anni in cui sono restate in vigore si dichiarano soddisfatti. Si ripropone pero' il problema di quali regole approvare con una larga maggioranza parlamentare. In piu' c'e' il problema di cosa accadra' tra qualche settimana, quando saranno rese note le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale. Alcuni giuristi sostengono che i deputati eletti con il premio di maggioranza potrebbero essere dichiarati ''decaduti di fatto'', mentre basterebbe che un gruppo decidesse di far dimettere i propri parlamentari - a questo punto non sostituibili per via del giudizio della Consulta sulla legge elettorale con cui risulterebbero eletti - per andare alle elezioni anticipate. Quest'ultimo obiettivo non dispiacerebbe a Forza Italia e M5S. In questo caso, la legge elettorale, tenendo conto del giudizio della Corte costituzionale di ieri e se non ci fosse accordo tra i partiti per una sua riforma, sarebbe il puro proporzionale con a disposizione dell'elettore almeno di una preferenza. Sottolinea tuttavia il parere della Consulta chiamando i partiti alla prova: ''Le Camere possono approvare una nuova legge elettorale, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali''. gar/cam

 

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