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pubblicato il 03/dic/2013 16:52

Legge elettorale: eppur qualcosa si muove, in attesa della Consulta

Legge elettorale: eppur qualcosa si muove, in attesa della Consulta

di Angelo Mina. (ASCA) - Roma, 3 dic - Sulla questione della riforma elettorale sembra di assistere ad un fermo immagine. Nonostante le dichiarazioni, gli auspici, gli ultimatum (veri e presunti) e i veti incrociati, ma anche le attese per la decisione della Consulta e poi delle primarie del Pd per il nuovo segretario, il fermo immagine non e' pero' la realta' della situzione reale. Che ci sia uno stop in attesa della Consulta e' del tutto evidente, ma dietro al quadro di immobilismo che viene descritto, qualcosa si muove. Ed e' un qualcosa che potrebbe essere importante. In una giornata politicamente affollata e convulsa come quella di oggi, e' passato ''sottovoce'' un'intervista del ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, che parlando non solo da ministro ma anche da esponente del Nuovo Centrodestra, ha fatto un'apertura che fino a qualche giorno fa sembrava impossibile: quella al doppio turno che fino ad oggi era proposto solo dal Pd. Intervistato dal 'Messaggero', Quagliariello ha detto che ''su una riforma elettorale che dia la scelta agli elettori, dia stabilita' e che quindi non sia uno slogan ma presupponga la fine del bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari e una nuova forma di governo non abbiamo preclusioni su un turno o due''. Ma il ministro e' andato oltre, aggiungendo che lo stesso Alfano ha precisato che ''collegi o preferenze vanno bene, basta che gli elettori possano scegliere. Per parte mia -ha sottolineato- aggiungo: un turno o due si puo' ragionare, basta che il sistema abbia una coerenza di fondo''. La novita' non e' politicamente di poco conto, visto che la legge elettorale viene indicata come ''uno dei cardini del nuovo patto di maggioranza per il 2014'', insieme alle riforme che pongano fine al bicameralismo perfetto, diminuiscano il numero dei parlamentari e che la fiducia al governo la debba dare una sola Camera, con il Senato modificato come camera espressione delle territorialita'. Per quanto riguarda la questione di cui si parla in questi giorni, quella dello spostamento alla Camera della riforma elettorale, attualmente in carico al Senato, Quagliariello ha in sostanza invitato alla serieta' e al realismo: ''Questa polemica sul fatto che la riforma e' meglio si faccia alla Camera piuttosto che al Senato e' un'assurdita'. O c'e' un accordo di maggioranza complessivo oppure il discorso si chiude ancora prima di cominciare''. La presa di posizione di Quagliariello ha indubbiamente la valenza di un messaggio politico che e' rivolto con tutta evidenza al Pd, e in particolare al nuovo segretario che sara' designato dalle primarie dell'8 dicembre. Ma se il messaggio non venisse raccolto e i veti continuassero ad intrecciarsi? Sempre il ministro Quagliariello indica una via d'uscita che costringerebbe le forze politiche al confronto e alla ricerca di una convergenza: ''O dopo l'8 dicembre si trova un accordo di coalizione sulla riforma elettorale, oppure sara' il governo a scendere in campo con posizioni chiare davanti al Paese. Dopo l'8 e in assenza di accordi nella maggioranza, il governo deve prendere una sua iniziativa''. E all'osservazione che si dovrebbe trattare di un disegno di legge e non di un decreto la risposta e' stata: ''Lo decideremo, le opzioni sono diverse. Pero' una cosa deve essere chiara: un governo che non fa queste cose non ha ragione di essere''. min/vlm

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