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pubblicato il 04/feb/2014 17:16

Legge elettorale: effetto bipolare, ma spariranno davvero i partitini?

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 4 feb 2014 - ''Il rientro di Casini nel centrodestra e' il trailer dei meccanismi messi in moto da questa nuova legge bipolarista. Percio', ben vengano alcune modifiche in Aula se servono a rafforzare la governabilita'.

Saro', invece, contrario a ogni tentativo di modifica tesa a vanificarne gli effetti''. E' la convinzione di Francesco Paolo Sisto (FI), presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera e relatore della legge di riforma elettorale, secondo il quale ''siamo riusciti a liberarci della melassa, dalle ingessature, addirittura a rispondere alla violenza con le regole''. Il riferimento di Sisto e' al processo di bipolarizzazione e alla convinzione che la riforma che si va ad approvare produrrebbe in modo forte, costringendo -piu' che consigliando- i piccoli partiti a scegliere se stare a destra o a sinistra ed entrare in coalizione, semplificando notevolmente il quadro politico. Ma e' veramente cosi'? Secondo un sondaggio di Ipsos per Ballaro' qualche dubbio e' lecito, perche' il risultato potrebbe essere il raggruppamento dei piccoli partiti nella coalizione, senza il proprio simbolo ma con la conservazione della propria identita'. Qualcosa che andrebbe ben oltre le correnti perche' si tratterebbe comunque di un soggetto politico con una propria storia e una sua presenza territoriale. Le previsioni di Ipsos sono per un quadro politico con quattro partiti: Pd, FI, M5S e Ncd. Ma i piccoli, come l'Udc di Casini, ma anche Fratelli d'Italia, La Destra di Storace e Io Sud entrerebbero nel centrodestra, un po' in FI e un po' nel Ncd. Discorso a parte (per ora) e' quello della Lega Nord, che non si puo' permettere il lusso di sciogliersi visivamente in una coalizione senza il suo Alberto da Giussano. Ancora piu' a parte e' poi la posizione del M5S, per la scelta di Grillo e dei grillini di non allearsi o mischiarsi con nessuno. Processi analoghi potrebbero avvenire sul versante opposto del centrosinistra con Scelta Civica, Sel, Psi e Centro democratico. Non e' casuale che in queste ore si registrino dichiarazioni di conservazione identitaria proprio al centro del quadro politico. Ad esempio il ministro Mario Mauro dei popolari Per l'Itallia dissente da Casini e dice ''noi popolari mai con i populisti''. E aggiunge, ''per quello che mi riguarda non mi interessano le ammucchiate e me ne sto al centro''. Lo stesso Mauro annuncia al Senato una azione parlamentare per introdurre nella legge le preferenze.

Piu' prospettico e razionale il ragionamento di Pino Pisicchio, vicepresidente di Centro democratico che dice: ''Le forze moderate sono sicuramente una parte importante del Paese, ma da 20 anni non riescono piu' ad aggregarsi. Renzi e Berlusconi vanno verso una legge elettorale che tende al bipartitismo e il primo effetto e' il ritorno di Casini da Berlusconi. Le leggi elettorali producono politica e ad una legge elettorale che spinge verso l'aggregazione, non si puo' rispondere con la parcellizzazione: e' il momento di costruire una nuova Margherita mettendo da parte i personalismi che hanno diviso per troppo tempo un'area vasta e potenzialmente maggioritaria''. Un richiamo anche da Riccardo Nencini, segretario del Psi, secondo il quale ''e' profondamente sbagliato che partiti i cui voti sono necessari per vincere le elezioni non abbiano diritto di rappresentanza''. Tutto questo fa supporre che il processo di bipolarizzazione potrebbe essere molto meno lineare e chiaro di come hanno invece ipotizzato gli autori.

Come risolvere questo problema? Se non ci fosse un patto per non modificare quanto concordato, sarebbe abbastanza semplice: alzare la soglia per fare scattare il premio.

Alzarla oltre il 40%, magari copiando il sistema dei comuni prevedendo il 50% piu' uno, altrimenti si va al secondo turno di ballottaggio tra i primi due. Ma questa sarebbe veramente un'altra storia. Comunque si deve riconoscere che con la riforma una riduzione dei partitini si avrebbe e per quanto riguarda il centro si assiste ad uno spostamento dell'attenzione politica dai piccoli partiti di centro agli elettori centrali e moderati. In conclusione, si avrebbe quel fenomeno ben conosciuto in altre democrazie a bipolarismo consolidato dove sono le ali di destra e di sinistra che si rivolgono al centro, agli elettori centrali, e in questo modo influendo in senso moderatore su se stessi. min/vlm

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