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pubblicato il 06/mar/2014 19:00

Legge elettorale: e per l'8 marzo si rischia 'no' a parita' di genere

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 6 mar 2014 - Se non bastasse il dubbio di costituzionalita' di una legge elettorale solo per la Camera (dubbio destinato a svanire solo con la 'caduta' del Senato attuale), se non bastasse pure il clima di puntigliosa contestazione continua dei 'grillini', se non bastasse anche il clima da guerriglia parlamentare di Sel che manifesta la volonta' di chiedere sempre il voto segreto, in questo unita alla destra dei Fratelli d'Italia, che con La Russa sollecitano i franchi tiratori ad agire nell'ombra (''nel voto segreto Dio vede ma Verdini no''), ebbene, non bastasse tutto questo, alla vigilia dell'8 marzo, Festa della donna, la Camera rischia di dire 'no' alle donne nella parita' di genere nella riforma elettorale. E' certo un fatto minore rispetto alla questione di costituzionalita', ma la dice lunga sullo stato non certo limpido e razionale che ci si aspetterebbe nello scrivere una riforma elettorale. E' un fatto che sembra dare ragione a chi pensa che la maggior parte dei parlamentari non abbia tanto a cuore la riforma per la governabilita' e la modernizzazione del Paese, oltre che della politica, quanto invece la propria sopravvivenza, che si vuole affidare ad una guerriglia di disturbo e di confusione nella speranza che possa cadere o quanto meno essere imprigionata la velleita' riformatrice di Renzi. Il quale -ormai e' chiaro- punta all'obiettivo finale di una democrazia decidente con un potenziamento del governo rispetto al Parlamento, condiviso anche da Silvio Berlusconi.

Del resto, che altro vorrebbe dire nel linguaggio del nuovo e giovane premier un ''sindaco d'Italia'' se non un modello Westminster per il quale e' disposto ad alleanze e convergenze straordinarie?. Questo e' il clima dell'Aula della Camera dove oggi si e' registrato il fatto nuovo della convergenza (quasi) trasversale delle deputate decise a contrastare l'accantonamento (anticamera spesso di una bocciatura) della parita' uomo-donna, la cosiddetta parita' di genere nel lessico parlamentare. E' in difesa di questo principio che molte deputate si sono rivolte oggi alla presidente della Camera Laura Boldrini perche' sia evitato questo strappo. ''Che io sia per la completa parita' di genere, anche nell'accesso alle cariche pubbliche, e' cosa nota. Per questo -ha fatto sapere la Boldrini in una nota- oggi ho incontrato un gruppo di deputate, appartenenti a diversi gruppi politici, che mi hanno espresso la loro preoccupazione in merito alla rappresentanza femminile nella legge elettorale. Abbiamo due articoli della Costituzione, il 3 (sull'uguaglianza) e il 51 (sulla promozione delle pari opportunita'), che ci spingono in questa direzione. E la meta' della nostra popolazione e' costituita da donne. La nuova legge elettorale deve tenere conto di questo''. ''Faccio appello a tutte le forze politiche, a deputati e deputate -ha aggiunto- perche' prevalga il senso di responsabilita' e le richieste avanzate in questo senso vengano prese in considerazione. Il rispetto della parita' di genere e' una causa che riguarda tutti e che si deve tradurre in azioni concrete. Anche cosi' si mette in atto il cambiamento''. Altra iniziativa femminile e' poi stata presa all'interno del Pd con un appello di un certo numero di deputate che hanno chiesto l'intervento di Renzi perche' il governo dia parere favorevole agli emendamenti in questione. Non hanno aderito tutte le deputate perche' altre hanno ritenuto inopportuno spostare il confronto dal Parlamento, dove la riforma e' all'esame, al Governo. Nel frattempo si e' pero' trovato tempo e consenso per l'approvazione di un emendamento che prevede una deroga alla soglia del 4,5% nazionale per i partiti che hanno una significativa presenza in piu' regioni: emendamento che sembra confezionato non tanto per la Lega Nord quanto per un'eventuale lista Forza Sud, alleata di Forza Italia e presente in maniera consistente in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Possibilita' di modifiche all'Italicun e' stata infine ammessa dalla ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi, in un incontro avuto con Andrea Romano e Renato Balduzzi di Scelta Civica. In sostanza, la Boschi ha ribadito la posizione espressa fin dall'inizio, cioe' della ammissibilita' di modifiche purche' siano concordate e accettate dalle parti, dalla maggioranza e dalle opposizioni.

In questo clima e' quasi naturale che dopo una notturna (fino a mezzanotte) la seduta dell'Aula sara' aggiornata a lunedi' prossimo, visti anche i tempi contingentati per la discussione. min/vlm

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