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pubblicato il 20/gen/2014 20:10

Legge elettorale: Direzione Pd, ok a Renzi con 111 si' e 34 astenuti

Legge elettorale: Direzione Pd, ok a Renzi con 111 si' e 34 astenuti

(ASCA) - Roma, 20 gen 2014 - La Direzione del Pd ha approvato le proposte di Matteo Renzi sulla nuova legge elettorale, sulla revisione del Titolo V della Costituzione e sull'abolizione del Senato. I voti a favore del sindaco di Firenze sono stati 111. Nessun voto contrario mentre 34 sono stati gli astenuti. ''Credo che nel mese di febbraio si possa approvare la nuova legge elettorale in prima lettura alla Camera. Poi passera' al Senato'', aveva affermato il segretario del Pd, Matteo Renzi, nel corso della replica alla Direzione nazionale del partito. ''Rifiuto l'idea di legare la legge elettorale al termine delle riforme costituzionali. La legge elettorale - ha aggiunto - deve essere approvata entro maggio appurato che per noi si va oltre il 2015 come orizzonte temporale del governo. Anzi, non vedo perche' porre limiti temporali al governo''. E al presidente Gianni Cuperlo, che aveva criticato duramente la sua proposta, Renzi ha ribattuto: ''Sulla costituzionalita' non facciamo scherzi: la sentenza della Corte ammette esplicitamente i collegi plurinominali e il premio. Si puo' dire di non essere d'accordo politicamente, e' legittimo, ma non si utilizzi un paravento costituzionale come alibi per critiche politiche''. LA PROPOSTA. ''Sono qui a formularvi non un generico o astratto invito a presentarvi l'istituzione di una commissione o la creazione di un tavolo di lavoro: dopo poco piu' di un mese vi proponiamo un accordo su cui chiediamo alla Direzione di esprimersi''. A dirlo il segretario del Pd, Matteo Renzi, nel suo intervento alla Direzione del partito convocata per discutere della legge elettorale. ''Il Pd dice agli italiani che questa e' una proposta concreta che si puo' realizzare con tempi certi e contenuti credo sufficientemente chiari'', aggiunge. ''Entro il 15 febbraio la segreteria chiudera' la nostra proposta sulla riforma del Senato in modo da avere tempo in questi gioni di poterne discutere con gli altri partiti''. Per quella data, sottolinea Renzi, ''contiamo di presentare un ddl costituzionale condiviso anche con i nostri alleati di governo. Ma l'accordo oggettivo trovato con FI e' un passo avanti straordinario'' che permettera' ''di arrivare entro il 25 maggio alla prima lettura al Senato''. ''La proposta che presentiamo prevede l'assegnazione di un premio di maggioranza che porti al 53% al minimo, ed al 55% al massimo. Premio assegnabile se uno ottiene il 35% al primo turno''. ''Il premio di maggioranza - dice il segretario - potra' essere al massimo del 18%''. ''Se nessuno ottiene il 35%'' c'e' la ''possibilita' di un doppio turno, piu' precisamente un ballottaggio non tra due candidati premier ma tra due coalizioni, simboli o agglomerati di simboli che senza apparentamento rigiochino la partita di fronte agli elettori''. Quanto alle soglie di sbarramento, quelle previste sono ''del 5% per chi si coalizza, dell'8% per chi non si coalizza e del 12% per le coalizioni''. Nonostante le polemiche di queste ore, nel testo della legge elettorale elaborato dal Pd ''non ci sono le preferenze'', ha quindi assicurato Renzi. Ad ogni modo ''se tocchera' a me scegliere - ha aggiunto - prendo l'impegno di ricorrere alle primarie, che ha inventato Bersani ma che io confermo, e l'impegno del vincolo assoluto della rappresentanza di genere''. Infine, il segretario del Pd ha spiegato che le intese raggiunte con Silvio Berlusconi sulla legge elettorale consentono al Partito democratico di non essere piu' subalterno, in maniera ''allucinante'', allo stesso Cavaliere. E retoricamente ha chiesto: ''Dovevo parlare con il cane Dudu' invece che con Berlusconi? Con chi dovevo parlare se non con il personaggio che ha ricreato Forza Italia?''. Le polemiche, ha detto Renzi, ''mi paiono strumentali. Certo, la legittimazione politica di Berlusconi non spetta a noi'' ma non si puo' dimenticare che ''Berlusconi e' il capo del centrodestra'' e ''non riconoscere che le regole si scrivono con gli altri o dare un giudizio negativo a quegli italiani che non votano per te - ha sottolineato - e' ingiusto''. IL NO DI CUPERLO. ''La proposta di riforma della legge elettorale avanzata oggi dal segretario, per una serie di ragioni ancora non e' convincente perche' non garantisce, allo stato delle cose, ne' una rappresentanza adeguata ne' il diritto dei cittadini di scegliere la loro rappresentanza, ne' una sufficiente governabilita'''. Lo ha affermato il presidente del Pd, Gianni Cuperlo, nel suo intervento alla Direzione nazionale del partito. ''Esistano profili di dubbia costituzionalita' che non possiamo ignorare'', ha aggiunto Cuperlo, secondo cui ''alzare la soglia per il premio di maggioranza almeno al 40% e' una questione da porre, una battaglia da fare''. Inoltre, ''dire che se si tocca una soglia salta tutto, non so quanto possa essere convincente come metodo''. ''Non esiste - ha aggiunto Cuperlo - nessun pregiudizio verso il tentativo di condurre ad approdo le riforme decisive per la tenuta e la rigenerazione della nostra democrazia. Accelerazione impressa dal segretario e' stata un fatto utile e positivo''. E nel Pd ''non c'e' una maggioranza che spinge per cambiare e una minoranza che vuol restare ferma o peggio intralciare il percorso delle riforme''. int

 

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