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pubblicato il 08/nov/2013 16:57

Legge elettorale: Consulta fa tornare Mattarellum? Difficile anche se...

Legge elettorale: Consulta fa tornare Mattarellum? Difficile anche se...

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 8 nov - E' stata definita addirittura in termini di ''bomba nucleare'' l'ipotesi che la Corte Costituzionale possa bocciare per intero la legge elettorale, nota come il Porcellum, e riportare in vita la precedente, il Mattarellum, e fare cosi' ritornare al maggioritario, anche se attenuato da una quota proporzionale.

Bomba nucleare perche' il ritorno al Mattarellum di fatto aprirebbe alla reale possibilita' di elezioni politiche anticipate (molto anticipate) e comunque farebbe saltare le larghe intese e di conseguenza il governo espresso da questa maggioranza. Ma e' uno scenario possibile? La Consulta potrebbe veramente bocciare l'intero testo del Porcellum? E il Mattarellum rivivrebbe automaticamente con il suo 75 per cento di collegi uninominali maggioritari e con il 25 di ''riequilibrio'' proporzionale? E i collegi non dovrebbero essere riscritti? Secondo il costituzionalista Stefano Ceccanti, che e' tra i Saggi della commissione dei 42 che hanno svolto l'istruttoria per le riforme istituzionali, ''la questione di fondo e' se non si tratti di un ricorso diretto di cittadini, come tale inammissibile, anziche' di un ricorso in via incidentale.

Ammesso, ma niente affatto concesso, che il ricorso sia ammissibile, non vi e' nulla di scontato sul merito''.

''Sappiamo -prosegue Ceccanti- che la Corte ha da tempo posto il problema di un premio ampio assegnato senza una soglia minima, ma il modo concreto con cui modificare la legge suppone una scelta politica tra diverse alternative che non discendono direttamente dalla Costituzione, per cui vi e' anche l'ipotesi che la Corte si limiti a un nuovo monito per non giungere a una supplenza anomala''. ''Se decidesse invece di andare piu' a fondo, tra le decisioni possibili -spiega ancora Ceccanti- vi sarebbe anche la reviviscenza della legge Mattarella. La Corte l'ha esclusa per il referemdum, ma cio' non significa automaticamente che la precluda a se stessa. In quel caso credo -conclude il professore Ceccanti- che vi aggiungerebbe un monito a rivedere i collegi, che erano stati costruiti sul referendum del 1991''.

Se la Corte, il 3 dicembre, decidesse invece di accogliere solo l'obiezione sul premio di maggioranza perche' non e' prevista una soglia minima per farlo scattare, ci sarebbe una condizione che chiamerebbe in causa direttamente il legislatore (magari con un monito della Corte che accompagni la sentenza) che dovrebbe risolvere il problema. Le vie sono solo due: o si fissa la soglia, ragionevolmente tra il 40 e il 50 per cento, e magari introducendo un secondo turno se la soglia non viene superata, oppure si apre un percorso opposto con un ritorno al proporzionale arginato solo da una soglia nazionale ad esempio al 5 per cento. In questo caso l'individuazione della maggioranza di governo sarebbe lasciata ai soli accordi tra i partiti dopo il voto e l'ipotesi piu' realistica sarebbe una nuova larga intesa tra due coalizioni che sarebbero naturalmente avversarie. Comunque in questo caso i cittadini non sarebbero piu' in grado di decidere la maggioranza di governo e il loro voto sarebbe di sola delega, magari non potendo nemmeno scegliere il candidato con una preferenza. Una prima verifica della volonta' di orientamento del legislatore si avra' martedi' prossimo nella Commissione Affari Costituzionali del Senato, dove si iniziera' a votare sulla base di proposte diverse, a partire da quella del Pd che propone un sistema a doppio turno. min/vlm

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