lunedì 27 febbraio | 08:44
pubblicato il 05/mar/2014 19:00

Legge elettorale: Ceccanti, ok riforma del Senato, ma quale?

Legge elettorale: Ceccanti, ok riforma del Senato, ma quale?

+++''L'Italicum, dimezzato o meno, ha bisogno soprattutto di una riforma della Camera Alta, che ancora non si vede''+++.

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 5 mar 2014 - ''Comunque la vogliamo girare, vista l'estrema mobilita' del'elettorato, specie quello tra i 18 e i 25 anni che vota solo alla Camera, non c'e' soluzione che, in assenza di una riforma seria e rapida del Senato, ci preservi da rischi di irragionevolezza''. Ad affermarlo, intervistato dall'Asca, e' l'ex senatore Pd Stefano Ceccanti, esperto di sistemi elettorali. Ma qual e' la conseguenza di questa situazione? Secondo il prof. Ceccanti ''di conseguenza, nel momento in cui si annuncia una riforma elettorale che presuppone la riforma costituzionale del Senato, cio' che deve preoccupare e' quello che non c'e' (ossia chiarezza di intenti su quest'ultimo aspetto) piuttosto che quello che c'e' (Italicum dimezzato o doppio con legge fotocopia tra Camera e Senato).

Anzi, bisogna dire che preoccupano ancor piu' le posizioni divaricanti sin qui annunciate, che non sembrano andare al cuore delle finalita' a cui dovrebbe rispondere una seconda Camera che non darebbe la fiducia al Governo e che non potrebbe che essere legata in modo stringente alla Riforma del Titolo V. Quest'ultimo puo' essere sensibilmente migliorato, secondo le proposte puntuali avanzate da Augusto Barbera, nel testo redatto dai saggi per il governo''. D - Le proposte di Barbera sarebbero esaurienti, sufficienti a risolvere il problema?. CECCANTI- ''Barbera conclude alla fine che tali migliorie non sono di per se' sufficienti perche' resta sempre, comunque, un'ampia zona di codecisione tra legislatore statale e legislatori regionali, la quale ha bisogno di una seconda Camera in cui le Regioni si sentano rappresentate. Il cuore della riforma del Titolo V e' quella che porta le Regioni nel cuore del Parlamento''. D - Ma l'ipotesi fatta da Renzi non sembra andare in questa direzione, visto che privilegia i comuni. CECCANTI - ''Qui sta il punto debole sia della proposta originaria di Renzi (che per fortuna sembra archiviata), centrata in modo simil-francese sui sindaci, sia dell'ipotesi di queste ore di Schifani su un Senato direttamente elettivo quale Assemblea di garanzia. Il primo modello, quello centrato sui sindaci, avrebbe senso solo ricentralizzando in modo fortissimo le competenze legislative in una logica pre-2001, che pero' non sembrerebbe particolarmente feconda ne' in linea con le evoluzioni degli ordinamenti europei. Il secondo modello finisce per lasciare scoperta l'esigenza principale, il dialogo tra legislatori, dato che le Regioni non si sentirebbero rappresentate, e per declinare male la funzione di garanzia assemblando temi eterogenei: in alcuni casi essa finirebbe per strabordare, con un potere di veto anomalo sul Governo in alcune aree di decisione dove in ultima istanza deve, in caso di dissensi, decidere la Camera che ha la fiducia, in altre di non essere sufficiente. Ad esempio e' evidente che se l'elezione del Presidente della Repubblica non deve essere appannaggio della sola maggioranza pro tempore, i senatori di un Senato siffatto non basterebbero a bilanciare i deputati, ma occorrerebbe far pesare i deputati solo per meta' collegio attingendo comunque ad ulteriori elettori tra rappresentanti di regioni ed enti locali. Un Senato che non da' la fiducia e' certo un elemento di garanzia per il pluralismo di poteri, ma la garanzia si costruisce intorno alla precisa mission del dialogo tra legislatori dello Stato e delle regioni''. D - Ma per quanto riguarda l'Italicum?. CECCANTI - ''Quanto poi all'Italicum si migliori quanto si puo' e si vuole, ma purche' il sistema resti majority assuring, eviti cioe' larghe intese a ripetizione, quello che e' comunque oggi, pur tra vari difetti, il suo pregio maggiore''. min/vlm

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