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pubblicato il 15/nov/2013 16:36

Legge elettorale: Ceccanti, Mattarellum? Piace a chi vuole larghe intese

Legge elettorale: Ceccanti, Mattarellum? Piace a chi vuole larghe intese

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 15 nov - Perche' tutto questo ''innamoramento'' per il Mattarellum? A chiederselo e' il costituzionalista Stefano Ceccanti, uno dei 40 saggi che ha predisposto il lavoro preparatorio per il comitato che dovra' redigere una proposta di riforma istituzionale da far approvare in Parlamento. Il professore Ceccanti, ex senatore Pd, e' scettico sulla validita' del ricorso al Mattarellum per uscire dalla situazione di stallo del Porcellum: il risultato con alta probabilita' -dice- sarebbe un nuovo governo di larghe intese. ''Sulla riforma elettorale dobbiamo anzitutto chiarire la gerarchia degli obiettivi. Il mio postulato di partenza -spiega Ceccanti- e' che al primo posto non possa non stare l'uscita dalle larghe intese obbligate a cui siamo stati costretti dopo le ultime elezioni. Difficile sostenere che l'individuazione dei singoli eletti, superando le lunghe liste bloccate, con collegi uninominali e liste corte (meglio delle preferenze), possa essere ritenuta di importanza maggiore. Ovviamente il postulato puo' non essere condiviso e, viceversa, si puo' ritenere che le larghe intese debbano protrarsi anche nella prossima legislatura, anche se ben pochi lo sostengono in pubblico. In tal caso sarebbe tutto molto piu' semplice. Basterebbe una legge piu' proporzionale, magari mettendo una soglia, ad esempio, del 40 per cento, per l'accesso al premio in unico turno di voto: pero' non si dica che questa scelta sarebbe neutra, sarebbe invece uno strumento del tutto congruente con quel disegno politico''. ''Se si accetta il mio postulato, evitare il ripetersi di larghe intese come priorita' -spiega ancora Ceccanti-, bisogna quindi, per individuare gli strumenti piu' coerenti, procedere ad un'analisi del voto delle ultime politiche per individuarne i caratteri strutturali, in particolare sui livelli di consenso futuri del partito antisistema, il Movimento 5 Stelle''. D - Questo cosa vuol dire?.

CECCANTI - ''Dal momento che i suffragi da esso raccolti sono stati in negativo, soprattutto per la delusione e per l'inconcludenza dei due poli maggiori, e' alquanto dubbio che l'attuale governo di larghe intese (a scanso di equivoci: l'unico possibile, che il Pd fa bene a sostenere) che obiettivamente non puo' non navigare alla giornata, possa sgonfiare quel fenomeno di protesta. E' ragionevole quindi attendersi una persistenza degli orientamenti dell'elettorato su tre schieramenti maggiori quasi equivalenti che rischia cosi' di riprodursi ad oltranza''. D - Quali sono i problemi della legge vigente che possono favorire questo esito?.

CECCANTI - ''Anzitutto il sistema dei premi regionali al Senato che rischiano di bilanciarsi tra di loro, riproducendo un Senato senza maggioranza. La formula della Camera, che ha problemi di costituzionalita' per l'eccessiva distorsione voti/seggi, sarebbe invece ottima dal punto di vista della funzionalita': occorrerebbe superare l'incostituzionalita', quindi sbarazzarsi dell'acqua sporca, non rinunciando all'individuazione del vincitore, tenendosi quindi il bambino. Altro nodo classico e' il doppio rapporto fiduciario Camera/Senato: problema costituzionale la cui importanza e' elevata allo Zenit dalle analisi sul voto dei 18-25 enni, che possono votare solo alla Camera. Secondo Itanes il Movimento 5 Stelle ha preso tra di loro il 44,4 per cento rispetto alla media del 25,5 per cento. In queste condizioni, com'e' abbastanza intuitivo, pensare che anche una formula elettorale identica possa produrre effetti identici tra Camera e Senato significa affrontare serie dosi di rischio''.

D- Secondo lei qual e' la strada piu' praticabile e utile da seguire?.

CECCANTI - ''La formula migliore di cui si discute (migliore secondo il mio postulato iniziale) quella del doppio turno di coalizione, che nel rapporto dei saggi al governo e' abbinata alla forma di governo parlamentare del primo ministro non a caso con un'unica Camera che da' la fiducia, presenta anch'essa qualche rischio nel contesto attuale. La Corte costituzionale ha un'udienza il 3 dicembre su un ricorso postole dalla Cassazione. Non e' scontato che il quesito sia ammissibile e neanche che, in caso positivo, la Corte possa e debba decidere subito. Non si vede pertanto per quale motivo il Parlamento debba affrettarsi a varare una riforma elettorale a Costituzione invariata, definendola come 'provvisoria', dato che in Italia, come sappiamo, non c'e' nulla di piu' stabile di cio' che viene presentato come provvisorio. Sull'onda della critica al premio della Camera, una volta scartata quella soluzione, si rischia di giungere a una legge si' costituzionale, ma funzionale a larghe intese a oltranza. Un esito da rifiutare''. D - C'e' chi propone invece il ritorno al Mattarellum. Lei cosa ne pensa?.

CECCANTI - ''Non mi e' chiaro l'improvviso innamoramento per la legge Mattarella che, nel contesto elettorale dato, non darebbe maggioranze ne' alla Camera ne' al Senato. Giova ricordare che quella legge produsse risultati bipolarizzanti nonostante le volonta' di vari esponenti del pentapartito che ne condizionarono in modo decisivo l'approvazione. Essi immaginarono che le residue forze di centro avessero comunque piu' del 20 per cento dei voti e si rivelassero cosi' decisivi dopo il voto. In realta' il polo di centro era in corso di ridimensionamento verso il 15 per cento e solo per questo fatto le elezioni del 1994 diedero un vincitore alla camera e un quasi vincitore al senato. Qui invece la forza del M5S non sembra al di sotto del 20 per cento. Per di piu', ad adiuvandum, l'obiettivo dei centristi di allora era di essere decisivi dopo il governo, qui invece il M5S intende essere decisivo per obbligare le altre due minoranze ad accordarsi tra di loro per dimostrare la profezia falsa che sarebbero equivalenti. Allora, insomma, si era di fronte solo a una logica di parte ma non anche a un atteggiamento sfascista anti-sistema, come quello di oggi, a cui sarebbe pertanto grave arrendersi. Per di piu' immaginare di approvare una riforma in tutta fretta in queste settimane oltre che controproducente appare anche irrealistico. Non vale quindi la pena di abbandonarsi a nessuna ansia da prestazione. Visto che a dicembre entrera' finalmente in vigore la legge costituzionale di procedura che rafforza una tantum le garanzie del 138, e che per quella data le fibrillazioni dovrebbero essersi stabilizzate, si potra' partire dalla via maestra, la riforma costituzionale, e in particolare dal superamento del doppio rapporto fiduciario tra camera e senato per poi, a catena, riformare coerentemente la legge elettorale. Se il lavoro fosse gia' iniziato anche la Corte sarebbe indotta ad astenersi da forme di supplenza anomala.

Non ci sono scorciatoie''.

D - Ma se si confermasse una convergenza politica sul Mattarellum, si potrebbe trovare una soluzione praticabile, finalizzata all'indicazione di una maggioranza di governo?. CECCANTI - ''Comunque, se proprio si vuole imboccare la strada della legge Mattarella, e' ovvio che tutte le obiezioni prima esposte si riferiscono alla riproposizione tale e quale della legge Mattarella o solo con deboli correttivi: ad esempio l'eliminazione dello scorporo, pur logica e doverosa, sposterebbe in realta' solo un numero limitato di seggi. Diverso sarebbe il caso se si riprendesse una vecchia proposta di Augusto Barbera, la quale divideva il 25 per cento proporzionale in due: una quota di recupero proporzionale incomprimibile del 10% e una quota mobile del 15%. Questa seconda potrebbe essere utilizzata come 'clausola di salvaguardia maggioritaria' a favore della coalizione che avesse ottenuto piu' seggi nei collegi. Se essa non avesse raggiunto il 55% dei seggi parte di quella quota mobile potrebbe essere utilizzata fino a raggiungere tale soglia''.

min/vlm

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