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pubblicato il 27/gen/2014 17:00

Legge elettorale: Ceccanti, 'manifesto' contro Italicum? Scopi politici

Legge elettorale: Ceccanti, 'manifesto' contro Italicum? Scopi politici

di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 27 gen 2014 - Ma quale incostituzionalita', le ragiorni dei firmatari del documento contro l'Italicum sono politiche e non costituzionali. E' quanto afferma, all'Asca, il costituzionalista Stefano Ceccanti, che giudica legittima la presa di posizione di alcuni costituzionalisti, personalita' di altre discipline giuridiche e intellettuali (pubblicata oggi dal 'manifesto'), sottolineando che si e' pero' in presenza di ''un nucleo duro ben riconoscibile dell'estrema sinistra: gli stessi che risultarono sconfitti dalle sentenze dei primi anni '90 sui referendum elettorali, quelle che spianarono la strada alla democrazia maggioritaria''. ''Ho l'impressione -prosegue Ceccanti- che quelle stesse persone vogliano oggi prendersi una rivincita. Sono le stesse persone che sin dall'inizio si sono opposti coerentemente a sistemi selettivi di trasformazione dei voti in seggi, all'elezione diretta del sindaco e del presidente della Regione, nonche' alla nascita e allo sviluppo di partiti a vocazione maggioritaria come il Pd che, nel caso italiano, fanno necessariamente leva su quegli incentivi istituzionali''. Lecito e legittimo, ribadisce Ceccanti, ma ''si deve avere l'onesta' di dire che si tratta, con tutta chiarezza di una battaglia politica, in senso lato di politica istituzionale, contro i sistemi selettivi e contro il Pd, quindi di fatto a favore delle grandi coalizioni fino a Berlusconi compreso, anche nella prossima legislatura. Tutto questo pero' non ha strettamente a che fare con la Costituzione. Chi ci crede fa bene a mobilitarsi in quella chiave, ma e' pura lotta politica, non altro. E' importante svelare questo equivoco: si fa una battaglia sulle regole ma l'obiettivo in realta' e' politico non costituzionale''. In particolare, Ceccanti obietta che la sentenza della Corte che ha bocciato il Porcellum ''non segna affatto la chiusura di una parentesi che obbligherebbe la politica alla proporzionale piu' o meno pura e alle preferenze. Se si vuole si puo' prendere quella strada o comunque mantenerla, esercitando poteri di veto contro l'Italicum mantenendo il sistema risultante dall'intervento della Corte, ma deve essere chiaro che e' una scelta politica, fondata sui voti, magari quelli segreti ancora consentiti alla Camera in questa materia, e certo non un atto dovuto''. La Corte, spiega Ceccanti, non e' entrata minimamente nell'alternativa maggioritario-proporzionale, sottolineando che la scelta spetta al Parlamento e infatti i motivi di incostituzionalita' riguardavano l'assenza di ''una soglia minima di voti o di seggi'' per il premio, ''dove l'aggettivo minima non puo' essere omesso con facilita''' e peraltro dimenticando che la stessa Corte ha definito il raggiungimento della governabilita' ''un obiettivo costituzionalmente legittimo''. Ceccanti fa quindi osservare che ''non c'e' dubbio che l'Italicum inserisca una soglia minima pari al 35% dei voti e che essa sia opinabile cosi' come l'entita' massima del premio (18%), mentre prima la soglia non c'era e il premio era potenzialmente illimitato (e' stato di circa il 25%). Si puo' certo lavorare per elevarlo e, quindi, per ridurre l'ampiezza massima del premio. Non si puo' pero' dire che scrivere 35 sia sicuramente costituzionale e scrivere invece 38 o 40 sia come passare dal giorno alla notte. Credo anch'io preferibile avvicinarsi al 40 e prevedere il doppio turno di coalizione come eventualita' meno astratta, ma eviterei di usare l'argomento sproporzionato del passaggio di confine tra numeri costituzionali e non, vista l'ampia discrezionalita' legislativa ribadita dalla Corte in questa materia''. Discorso analogo viene fatto da Ceccanti per gli sbarramenti che lui stesso giudica ''eccessivi'', proponendo di ridurli al 5%, ''senza differenziare le liste a seconda che si coalizzino o meno, ma ne farei questione di forte opportunita' istituzionale piu' che di costituzionalita'. La questione e' ancora una volta politica: quale assetto del sistema dei partiti si intende incentivare? Ancora una volta la Costituzione non c'entra nulla''. ''Ancora meno motivata'', secondo il professore, e' poi la questione delle preferenze, sulle quali la Corte ha fatto riferimento ai listoni ma anche ai listini in uso in Germania ed anche in Spagna. ''Insomma, ognuno -conclude Ceccanti- si batta per le soluzioni istituzionali in cui crede e pro o contro i partiti in cui crede ma senza la forzatura di appropriarsi della Costituzione. E la politica, per non decidere, non si trinceri dietro le opinioni di questo o quel costituzionalista o intellettuale. Usi la propria discrezionalita'''. min/vlm

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