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pubblicato il 11/dic/2013 17:45

Legge elettorale: Boldrini, niente scippo. Veti partiti, resta a Senato?

Legge elettorale: Boldrini, niente scippo. Veti partiti, resta a Senato?

(ASCA) - Roma, 11 dic - La riforma della legge elettorale con tutta probabilita' resta al Senato. E' il risultato degli sviluppi della iniziativa della Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio che ieri -all'unanimita'- aveva chiesto il passaggio dal Senato alla Camera, operando un ''incardinamento'' della riforma con la presentazione delle 21 proposte di legge in materia.

L'iniziativa e' stata voluta per fare scattare l'art.78 del regolamento della Camera, che prevede l'attivazione del presidente dei deputati per una ''intesa'' con il Presidente del Senato. La presidente Laura Boldrini ha quindi scritto una lettera al presidente Pietro Grasso, che e' stata resa nota nel pomeriggio durante la Conferenza dei capigruppo della Camera.

Fatto riferimento all'iniziativa della Commissione affari costituzionali, con la richiesta che venisse ''data priorita'' alla Camera in materia di riforma elettorale, la Boldrini scrive: ''Sottopongo dunque alla sua attenzione tale eventualita', ai sensi degli articoli 78 del regolamento della Camera, e 51, comma 3, del regolamento del Senato, e resto in attesa di conoscere le sue valutazioni al riguardo''. Durante la Conferenza dei capigruppo oggi pomeriggio, la presidente Boldrini ha ribadito che ''non c'e' nessuna volonta' di scippo o di competizione col Senato''. Durante la riunione e' stato espresso ''largo apprezzamento'' per la lettera della Boldrini, ma non e' stata registrata l'unanimita' che aveva caratterizzato la Commissione.

Contrarieta' al passaggio alla Camera e' stata espressa da Gianluca Pini della Lega Nord e da Enrico Costa, capogruppo del Ncd. Contrarieta' anche da parte di Renato Brunetta, capogruppo Fi, che pero' ha proposto ''un limite di tempo'' per il Senato per varare il testo di riforma della legge elettorale. Considerando che al Senato per approvare il passaggio alla Camera e' necessaria l'unanimita' dei gruppi e che Lega Nord e Ncd (ma non solo) confermeranno il loro no, il passaggio -nonostante il garbo istituzionale tra i due presidenti- si puo' ritenere fallito in partenza. Sempre oggi, poco prima della Conferenza dei capigruppo della Camera, il presidente dei senatori democratici Luigi Zanda aveva formalizzato al presidente Grasso il si' del Pd al passaggio alla Camera della riforma elettorale. E proprio in riferimento a questo via libera di Zanda, i senatori del Pd Rosa Maria Di Giorgi e Andrea Marcucci (presidente della settima Commissione) hanno sostenuto che ''ci sono i presupposti per trasferire subito la legge elettorale all'esame della Camera e superare l'impasse creatosi al Senato''. Sulla questione e' intervenuto anche il ministro per le riforme, Gaetano Quagliariello, secondo il quale ''l'importante e' che ci sia un accordo: poi se la riforma va alla Camera o al Senato non cambia. La legge elettorale non puo' essere una variabile indipendente. Se dobbiamo fare una legge dobbiamo sapere quanti parlamentari eleggiamo e in che modo riformiamo il bicameralismo''. min/vlm

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