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pubblicato il 23/gen/2014 13:59

Legge elettorale: Barbera, da spagnolo a Italicum a 'causa' di Alfano

Legge elettorale: Barbera, da spagnolo a Italicum a 'causa' di Alfano

+++Il costituzionalista: ''Renzi e Berlusconi costretti al compromesso'' con il leader Ncd. ''Modifiche difficili, pena lo snaturamento del sistema''+++. di Angelo Mina.

(ASCA) - Roma, 23 gen 2014 - Doveva essere quasi un ''copia-incolla'' del sistema elettorale spagnolo e su questo c'era il primo accordo tra Renzi e Berlusconi. Poi si e' arrivati all'Italicum, con premio di maggioranza e soglie alte ma anche il doppio turno (eventuale) come ''protesi'' per un meccanismo che altrimenti non sarebbe stato in piedi.

Lo spiega all'Asca il costituzionalista Augusto Barbera, professore emerito all'Universita' di Bologna e membro di quella Commissione dei Saggi voluta dal governo Letta per delineare un quadro per le riforme. E Barbera punta il dito verso Alfano, le cui condizioni politiche hanno portato, se non costretto, al compromesso dell'Italicum. ''Anzitutto va ricordato -dice Barbera- che l'ottimo e' nemico del bene. Se fosse toccato a me, io non avrei scelto quella soluzione. Renzi ma pure Berlusconi non avevano la bacchetta magica, pertanto si e' dovuti andare ad un compromesso che a me pare accettabile e da seguire con molta attenzione perche' le insidie possono essere tante. Sono prevedibili correzioni, ma che non alterino il progetto. Ma e' opportuno fare un po' la storia di questo progetto. Si era partiti dall'idea che dovesse essere il sistema spagnolo e su questo c'era accordo tra Berlusconi e Renzi. Io avrei preferito il Mattarellum rivisitato secondo la versione del Senato che peraltro formulai nel 1995. Come sappiamo, lo spagnolo prevede circoscrizioni piccole con liste corte di candidati che -fattore importantissimo- non prevede il recupero dei resti a livello nazionale. Questo vuol dire che si ha un proporzionale limitato all'interno di piccole circoscrizioni e tutto questo provoca un effetto fortemente bipolarizzante ma addirittura tendenzialmente bipartitizzante. Anche se poi in Spagna ci sono circoscrizioni con forte presenza di alcuni partiti regionali''. D - Ma perche' Renzi e Berlusconi hanno dovuto cambiare?.

BARBERA - ''E' un aspetto che non e' stato messo sufficientemente in rilievo. Renzi non poteva andare contro Alfano, perche' avrebbe avuto conseguenze sul governo.

Berlusconi non e' andato contro Alfano, immaginando che puo' essere suo alleato nelle prossime competizioni elettorali oltre quelle amministrative che si svolgeranno fra non molto.

Si e' quindi verificata un'alterazione di quel sistema nel senso che si e' passati ad una distribuzione nazionale, quindi al calcolo nazionale dei resti e ai quozienti che scendono nelle singole circoscrizioni. La conseguenza e' stata che il sistema ha avuto bisogno di due protesi di cui non ha bisogno il sistema spagnolo''. D - Quali sono queste protesi per sostenere il sistema?. BARBERA - ''Uno e' il premio di maggioranza, che forse sarebbe stato ugualmente adottato visto che da noi ci sono tre grandi partiti e non due come in Spagna. Poi la clausola di sbarramento, ma anche il doppio turno nel caso che nessuno raggiunga il 35%. Quindi abbiamo un sistema che e' partito dalla Spagna ma che poi ha veleggiato verso altre contrade.

E' venuto fuori un sistema che, se dovessi essere un perfezionista, direi che non va bene, ma siccome in politica bisogna essere realisti, speriamo che vada avanti''. D - Lei indica in Alfano e nel Ncd il nodo politico per una sorta di snaturamento del modello spagnolo, ma tecnicamente perche' e' avvenuto?. BARBERA - ''Alfano ha avuto bisogno di far scendere i seggi per evitare di essere escluso nelle circoscrizioni dove non avrebbe avuto voti. I due punti critici su cui si sta discutendo sono infatti l'effetto di questo compromesso.

L'avere posto la soglia al 35% e non oltre e' perche' qualcuno difficilmente la raggiungera' con questo tipo di ripartizione. L'avere messo uno sbarramento alto e' dovuto proprio ad avere abbandonato il sistema spagnolo. Ma anche le liste bloccate e le preferenze con piccoli collegi qualche problema di recupero lo pongono ai partiti minori. Prendendo ad esempio il collegio piccolo proposto da Ainis, con tre soli candidati, significa che in quel collegio ci sara' uno del Pd, uno di FI e uno del M5S. Siccome, pero', devi inserire nei collegi quelli che su base nazionale hanno avuto dei seggi (Alfano, la Lega, FdI o altri) puo' accadere che qualcuno scelto dagli elettori venga escluso perche' deve fare posto ad un altro che ha avuto meno voti ma che in base al calcolo nazionale ha diritto al seggio''. D - E' un punto su cui gia' si levano molte critiche fino a parlare di incostituzionalita'. Come stanno le cose?. BARBERA - ''Da questo alcuni colleghi costituzionalisti traggono motivi di incostituzionalita': direi smettiamola e valutiamo sulla base della bonta' o meno di un certo sistema.

La Corte ha posto dei paletti e poi basta. Lo dico perche' questo sistema non e' affatto incostituzionale, puo' essere inopportuno, anche fortemente inopportuno ma non incostituzionale. Peraltro e' il sistema che e' stato in vigore in Italia per 40 anni e voluto dall'Assemblea costituente con relatore Dossetti. Era il sistema del Senato dove succedeva proprio questo. Ricordiamo che c'era un collegio dove poteva non essere eletto nessuno oppure altri dove entrava qualcuno che sulla base della ripartizione regionale aveva diritto di entrare ma togliendo il posto ad un altro che pure aveva raggiunto un certo numero di voti. Il fatto e' che la sentenza della Corte ha fatto emergere una schiera di costituzionalisti formalisti che invece di andare al merito delle questioni guardano a schemi astratti''. D - Discussioni aspre sono sorte anche sull'eventualita' di quella che e' stata definita una clausola salva Lega. E' possibile un meccanismo simile?. BARBERA - ''Devo dire che il tema Lega e' un tema vero. Il sistema spagnolo consente ai partiti insediati nel territorio di essere presenti, da noi avendo messo una clausola di sbarramento cosi' alta e' chiaro che un problema esiste.

Intanto con lo sbarramento all'8% la Lega e' costretta ad allearsi con Berlusconi, ma se prende meno del 5% la conclusione e' che rimane fuori e Berlusconi si pappa i voti della Lega e questi voti servono a raggiungere il 35%. Sono tutte cose dovute ad Alfano, il quale dovrebbe stare tranquillo e lasciare stare il tema delle preferenze''. D - Secondo lei sono realisticamente possibili delle modifiche?. BARBERA - A parte cose particolari credo sia difficile, ci sono cioe' cose immodificabili, pena lo snaturamento del sistema. Ad esempio la soglia del 35%, non perche' interessi a Renzi ma perche' interessa Berlusconi che vuole rendere il secondo turno come un fatto del tutto eccezionale. Diverso sarebbe il caso se la soglia fosse al 40%. Altra cosa e' il tema delle preferenze su cui Renzi dice di essere disponibile -ma non so quanto sia vero- e su cui Berlusconi si e' dichiarato indisponibile. Io sono contrario alle preferenze, da sempre, ho perfino partecipato ad un referendum per abolirle. Parliamoci chiaro, quando vedi che in Calabria viene espresso il 90% delle preferenze mentre in alcune regioni del Nord dove il rapporto con la politica e' meno perverso si arriva al 10, al massimo al 14%. Ricordo in proposito una vecchia indagine, fatta da Pasquale Scaramuzzino per l'Universita' di Pavia, sulla pluralita' delle preferenze e giungeva alla conlusione che il pacchetto delle preferenze in mano ai cittadini -erano 4 ed anche 5- ad Agrigento, patria di Alfano, registrava il 90% di preferenze espresse. Mentre nelle regioni dell'arco alpino si rimaneva a 10-12%''. D - Si parla anche di emendamenti per permettere le candidature plurime ai leader di partito. Cosa ne pensa?. BARBERA - ''Si attenuerebbe il rapporto tra i cittadini e l'eletto. Se Tizio vuole essere eletto, deve essere votato ed eletto qui e non puo' andarsene da un'altra parte e mi spunta Caio. Ad esempio potrei ritrovarmi Berlusconi senatore del Molise. Mi rendo conto che ci saranno spinte in questo senso perche' in questo modo alcuni si faranno delle reti di sicurezza. Nelle grandi democrazie dove ci sono collegi uninominali, abbiamo avuto casi di ministri importanti che non sono stati eletti, e' accaduto in Gran Bretagna ed anche in Francia''. min/vlm

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