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pubblicato il 13/gen/2014 19:31

Legge elettorale: audizioni esperti, non abbandonare il maggioritario

Legge elettorale: audizioni esperti, non abbandonare il maggioritario

 (ASCA) - Roma, 13 gen 2014 - Al di la' dei diversi sistemi elettorali possibili, prioritario e' non abbandonare il maggioritario e di conseguenza il consolidamento del bipolarismo. E' questo il dato comune a tutte le audizioni degli esperti che si sono svolte oggi pomeriggio nella Commissione Affari costituzionali della Camera nel quadro dell'esame delle proposte di riforma elettorale. Si tratta della prima delle tre giornate di audizioni programmate in Commissione, oggi, domani e giovedi' 16 gennaio. Oggi ad esprimere i pareri sono stati Paolo Armaroli, gia' docente di diritto pubblico comparato all'universita' di Genova, Augusto Barbera, professore emerito di diritto costituzionale all'universita' di Bologna, Francesco Clementi, docente di diritto pubblico comparato all'universita' di Perugia, Maria Elisa D'Amico docente di diritto costituzionale all'Universita' Statale di Milano, Ida Nicotra, docente di diritto costituzionale all'universita' di Catania. Nonostante che le proposte di legge siano 22, e' stato sottolineato come i principali modelli di riferimento siano di fatto solo tre: lo spagnolo, il mattarellum e un doppio turno ispirato alla legge per l'elezione del sindaco. Tre modelli che sono pero' tutti modificati nelle proposte rispetto ai modelli originari. Sul tavolo politico infatti, e' stato ricordato, che in discussione -almeno in partenza- sono i modelli proposti dal segretario del Pd Matteo Renzi nella sua nota lettera ai leader di tutti i partiti. Altro elemento ricordato -quasi fosse un convitato di pietra- e' la Corte Costituzionale, o meglio la prossima pubblicazione delle motivazioni della sentenza che ha bocciato il porcellum. In questo senso tutti gli esperti, in particolare il prof. Barbera, si sono detti convinti che la Consulta per quanto riguarda la bocciatura della lista bloccata non lo abbia fatto in assoluto, ma in considerazione della sua eccessiva lunghezza che impedisce all'elettore la conoscenza e di conseguenza la scelta del candidato. Altro discorso sarebbe cioe' l'adozione di liste molto corte che permettono al cittadino di conoscere chi va a votare. Altrimenti, e' stato osservato, dovremmo considerare non democratiche le liste corte usate in Spagna, ma anche in Germania e in altri paesi europei. Ad essere in gioco, quindi, in questo caso sarebbe la ''ragionevolezza'' della lista che non sarebbe stata rispettata dal porcellum. L'altro punto preso in considerazione da tutti gli interventi e' stato il premio di maggioranza. Anche qui il richiamo e' stato ad un criterio di ''ragionevolezza'' nel senso indicato proprio nel dispositivo della sentenza della Corte che ha bocciato il premio non in quanto tale ma perche' ''non perimetrato'', senza cioe' una seria e alta soglia di sbarramento oltre la quale entrare in funzione. In questo tema e' stato spiegato che il secondo di un sistema a doppio turno non puo' essere considerato un premio ma una scelta degli elettori. Discorso simile anche per il mattarellum rivisitato con un 15% di seggi definiti di premio. In proposito il prof. Barbera che anni fa propose un meccanismo analogo, ha spiegato che non si puo' parlare di premio perche' in realta' si sarebbe di fronte ad una ''estensione'' del maggioritario con una riduzione della quota proporzionale. Sempre Barbera ha indicato, in questo caso, l'opportunita' di adottare il sistema del mattarellum che era stato adottato per il Senato dove l'elettore esprimeva un solo voto con una sola scheda. Alla Camera invece si avevano due voti su due schede: una per il candidato di collegio e l'altro per il partito nella quota proporzionale. Barbera qui ha messo in evidenza un difetto del mattarellum, versione Camera, perche' se col voto del candidato nel collegio uninominale entrano in gioco alleanze di coalizione, sul versante proporzionale gli stessi partiti si ritrovano come avversari. Critica ampliata dalla professoressa Nicotra, secondo la quale il mattarellum ha funzionato male perche' ''poco maggioritario'' favorendo peraltro il proliferare di piccoli partiti che poi hanno condizionato le coalizioni ostacolando la governabilita'. Il doppio turno di coalizione nella versione D'Alimonte-Violante ha riscosso molti apprezzamenti ma e' stato fatto osservare che la sua adozione presuppone anche una modifica istituzionale riferita alla forma di governo che di fatto porterebbe ad un governo del primo ministro ''non eletto, ma legittimato'' dal voto. Il grosso rischio, se non si pone fine al bicameralismo paritario, e' quello di poter avere due diversi ballottaggi per Camera e Senato con coalizioni diverse. Lo spagnolo e' il modello che ha ricevuto meno favori, in nome di una macchinosita' del sistema che presuppone un quadro istituzionale che in Italia non c'e', con partiti regionali intermedi e un bipolarismo consolidato intorno a due partiti maggiori. In Italia invece si e' in presenza di una frammentazione dei partiti in un quadro non piu' bipolare ma tripolare. Ulteriore elemento convintamente condiviso dagli esperti e' la complicazione dovuta al bicameralismo perfetto che per essere risolto ha pero' bisogno di una modifica costituzionale con tempi decisamente piu' lunghi rispetto ad una riforma elettorale. In alternativa, ma di carattere transitorio con rinvio cioe' ad una completa riforma istituzionale alla prossima legislatura, e' stato suggerito un equilibrio degli elettorati abbassando l'eta' per votare al Senato come quella per la Camera, cosa che comunque eviterebbe il grosso rischio di maggioranze diverse. Tutti d'accordo infine nel condannare il ritorno alle preferenze che innescherebbero processi elettorali molto costosi per non parlare -e' stato ricordato- gli inquinamenti clientelari finanche di rilevanza penale e malavitosa. min/mau

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