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pubblicato il 28/gen/2014 17:33

Legge elettorale: asse Pd-FI, e' braccio di ferro con i piccoli partiti

Legge elettorale: asse Pd-FI, e' braccio di ferro con i piccoli partiti

(ASCA) - Roma, 28 gen 2014 - ''Voglio portare in Aula il provvedimento domani... Il testo comunque andra' in Aula entro gennaio, anche se non si dovesse arrivare al voto in Commissione''. Il provvedimento e' la proposta di riforma elettorale all'esame della Commissione Affari costituzionali della Camera, e ad assicurare l'approdo all'Aula e' il presidente della Commissione, Francesco Paolo Sisto (FI). Parole che sintetizzano lo stato di contrapposizione tra i partiti minori e quelli piu' grandi. I piccoli stanno cercando in tutti i modi di allungare i tempi, mentre Pd, Fi e Ncd, in nome dell'urgenza del provvedimento, sono schierati a favore del rispetto dei tempi programmati, al piu' con un breve slittamento di un giorno: non piu' domani l'arrivo in Aula ma giovedi'. La questione dei tempi non e' solo un fatto tecnico, perche' in realta' nasconde il vero braccio di ferro, che e' sulle soglie, sulle liste bloccate e sul premio, ovvero su tutto quello che favorisce la bipolarizzazione del quadro politico, oggettivamente a costo dei partitini. ''Se qualcuno in Commissione vorra' allungare i tempi, giocare a flipper, fare ostruzione invece di votare vorra' dire che posso fare scattare la 'tagliola' (il provvedimento con cui il presidente chiude la discussione e passa il testo all'Aula, n.d.r.). Quindi se non ci sara' il fair-play parlamentare vorra' dire che una parte della discussione, quella che non si e' conclusa in Commissione, vorra' dire che la concluderemo in Assemblea''. E per quanto riguarda la possibilita' di un piccolo slittamento, Sisto si e' dimostrato aperto dicendo che ''un'oncia di respiro in piu' non guasta, ci puo' stare''. Lo scenario del braccio di ferro tra partiti piccoli e grandi e' confermato anche sul versante del Pd. A parlarne e' Maria Elena Boschi, responsabile riforme del Partito Democratico, che uscendo dalla Commissione ai cronisti che le chiedevano quale sia lo stato dell'opera ha spiegato che ''il Pd e' pronto. Piu' che procedere velocemente e ritirare i nostri emendamenti non potevamo fare. Spero che non ci siano tentativi di rallentare la riforma da parte di chi ha interesse a non fare la legge elettorale''. E alle domande su chi sia, la Boschi ha risposto: ''Non parlo di Forza Italia, ma dei piccoli partiti, che infatti hanno chiesto di spostare la discussione a febbraio. Forza Italia, per il momento, sta mantenendo l'impegno sui tempi''. Posizione analoga e' stata espressa in modo lapidario da Lorenzo Guerini, portavoce della segreteria Dem: ''Dobbiamo andare in Aula a gennaio e non prendo neanche in considerazione altre date''. Il ''fronte'' opposto, quello dei partiti minori ha confermato il quadro con una lettera inviata alla presidente della Camera, Laura Boldrini, lamentando una ''strozzatura del dibattito''. La lettera firmata da Pino Pisicchio (Cd), presidente del Gruppo Misto, Lorenzo Dellai, presidente del gruppo Per l'Italia, Giancarlo Giorgetti, presidente gruppo della Lega Nord, Giorgia Meloni, di Fratelli d'Italia, Gennaro Migliore, capogruppo di Sel, in sostanza chiede piu' tempo: ''Un tempo ragionevole per potere dignitosamente e responsabilmente discutere di quella che e' la legge fondamentale dell'ordinamento politico italiano (...) un tempo che non puo' essere condizionabile dal totem della calendarizzazione nel mese di febbraio''. Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, la discussione verte sempre sull'introduzione o meno delle preferenze, sulle soglie (Pd disponibile a ritocchi in basso) e soprattutto sulla soglia per fare scattare il premio di maggioranza. Qui la discussione e' sulla proposta Dem di alzare l'asticella dal 35 al 38% con il conseguente abbassamento del premio dal 18 al 15% massimo. Una prospettiva che pero' trova contraria Forza Italia. Il no e' stato espresso da Mariastella Gelmini, dal capogruppo Brunetta ma anche dal 'Mattinale' (la nota politica del gruppo FI della Camera) che afferma in modo categorico (almeno fino a quando Berlusconi potrebbe dire il contrario) che ''la soglia relativa al premio di maggioranza per le coalizioni resta ferma al 35%, come stabilito dagli accordi presi tra i presidente Berlusconi e il segretario Pd Renzi. Nessuna altra ipotesi e' stata presa in considerazione''. Ma perche' il no al 38%? Lo spiega Sisto: ''La soglia del 38% rischia di essere contraddittoria rispetto al bipolarismo. Se alziamo il limite si incentivano le coalizioni con i piccoli partiti. La soglia del 35% per accedere al premio rispetta la sentenza della Consulta. Illustri costituzionalisti e non solo di nostra area hanno detto che e' ragionevole e non vedono nulla di incostituzionale''. Sembra destinato a risolversi il problema di chi deve predisporre i collegi. Sulla ipotesi di una delega al governo, come del resto e' sempre stato fatto, Sisto ha affermato che e' un ''problema che si puo' risolvere''. min/vlm

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