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pubblicato il 20/gen/2014 08:33

Legge elettorale: ancora tensioni su Renzi-Berlusconi. Oggi Direzione Pd

Legge elettorale: ancora tensioni su Renzi-Berlusconi. Oggi Direzione Pd

(ASCA) - Roma, 20 gen 2014 - L'appuntamento e' per le 16 di oggi, quando Matteo Renzi aprira' i lavori della Direzione del Pd illustrando il contenuto dell'accordo scaturito dall'incontro di sabato con Silvio Berlusconi, svoltosi nella sede piddina di largo del Nazareno. Il segretario del Pd si soffermera' in particolare sulla bozza di riforma elettorale su cui chiedera' il voto della Direzione per procedere nella deposizione del testo presso la commissione Affari costituzionali della Camera in modo che possa essere discusso nell'Aula di Montecitorio il prossimo 27 gennaio, quando e' gia' prevista una seduta dedicata a questo tema. Secondo le indiscrezioni, gli esperti di Forza Italia e Pd stanno perfezionando il testo della riforma che favorisce il bipolarismo: premio di maggioranza pari al 20% se si raggiunge almeno il 35% in modo da ottenere il 55% dei seggi, listini corti per ogni collegio in modo che gli elettori possano conoscere i candidati senza avere a disposizione il voto di preferenza, sbarramento al 5% per le forze che fanno parte di una coalizione e all'8% per chi si presenta da solo (l'elettore dovra' votare il proprio partito di riferimento oltre al candidato di collegio?). Per tutta la giornata di ieri si sono susseguiti i commenti sull'incontro Renzi-Berlusconi svoltosi sabato nella sede del Pd. E' Stefano Fassina, ex viceministro del governo Letta, a esprimere il malessere che serpeggia nel partito del sindaco di Firenze. Lo fa nel corso della trasmissione ''L'intervista'' su SkyTg24: ''L'accordo non e' stato fatto dal Pd, che si dovra' esprimere, ma dal segretario Renzi. Mi sono un po' vergognato come dirigente del Pd nel vedere l'incontro di Renzi con Berlusconi. E' stato un errore politico. Andava certo coinvolta Forza Italia, ci sono i capigruppo e non dovevamo certo rilegittimare il Cavaliere per la terza volta, dopo che c'e' stata una sentenza di condanna''. Fassina smentisce ipotesi scissioniste (''Resto e credo nel partito come sempre'') e avanza l'idea di un referendum tra gli iscritti che potrebbe diventare la proposta della minoranza piddina nella Direzione di oggi: ''Come prevede lo statuto, sarebbe possibile consultare gli iscritti anche per via telematica, rapidamente, per sapere cosa pensino della legge elettorale''. Gianni Cuperlo, presidente del Pd, pure lui molto critico su metodo e contenuti che hanno portato all'accordo con Berlusconi, sposta l'attenzione sull'esecutivo: ''Il segretario deve dire se appoggia l'eventualita' di un nuovo governo presieduto da Enrico Letta che abbia un programma rinnovato''. Ambienti di palazzo Chigi fanno sapere che il premier conserva le sue perplessita' sul metodo usato da Renzi (avrebbe preferito che l'accordo scaturisse tra le forze di maggioranza) ma da' un giudizio positivo, pur auspicando che si continui a trattare con i piccoli partiti, sull'intesa raggiunta che permette, salvo ripensamenti, al governo di procedere nella sua azione fino al 2015. Ora per il presidente del Consiglio il problema e' sciogliere l'interrogativo se serva un rimpasto o un Letta-bis. Scelta civica e Popolari per l'Italia continuano a chiedere un vertice di maggioranza. Il M5S attacca l'accordo Renzi-Berlusconi ricordando che ''e' il Parlamento il luogo dove si fanno le leggi''. Soddisfatto in parte il vicepremier Angelino Alfano che intervistato dalla trasmissione ''In mezz'ora'' su Raitre dichiara: ''Noi proponiamo indicazione del premier, possibilita' di formare coalizioni, sbarramento al 4 o 5% e un Parlamento di non nominati: quindi no a liste bloccate e si' alla possibilita' dei cittadini''. Il leader del Nuovo centrodestra, che e' stato ieri in contatto piu' volte con Renzi, parla di successo politico per il suo partito: ''Berlusconi voleva far cadere il governo ma e' tornato indietro e si e' incontrato col Pd, ritenuto fino a ieri il partito dei suoi carnefici. C'e' stato il tentativo di far passare il bipartitismo, non il bipolarismo, per soffocare Ncd nella culla. Non ci sono riusciti. Ora festeggiamo il nostro primo successo''. Alfano, chiudendo a Pesaro la prima convention dei giovani di Ncd, aveva avvertito che il suo partito non ha alcuna intenzione di tornare in Forza Italia ''per legge''. Eugenio Scalfari, fondatore di ''Repubblica'', nella stessa trasmissione su Raitre a cui partecipa Alfano, esprime i dubbi di molti settori della sinistra sulle mosse di Renzi: ''Ha fatto risorgere Berlusconi. Il Pd non c'e' piu', c'e' quello di Renzi. Non si possono usare le parole 'piena sintonia' quando si ha a che fare con un pregiudicato. E' una singolare scelta''. Scalfari mette in guardia sul tema della trasformazione del Senato, obiettivo che ha necessita' di una legge costituzionale dai tempi lunghi: ''La riforma elettorale ha senso se prevede l'abolizione del Senato''. Renzi, che nel pomeriggio e' andato a trovare Pier Luigi Bersani presso l'ospedale di Parma, si difende su twitter scrivendo a proposito della riforma elettorale: ''Aspettate a vederla prima di giudicare'', ''dopo vent'anni di chiacchiere, in un mese abbiamo il primo obiettivo a portata di mano''. Berlusconi, in collegamento telefonico con una iniziativa di Forza Italia in Val di Susa, spiega la sua posizione: ''A questo Paese serve il bipolarismo. I partiti piu' piccoli non ragionano per il bene del Paese, ma per quello dei loro protagonisti''. Commenta Nichi Vendola, leader di Sel: ''Non credo che Renzi e Berlusconi abbiano sottoscritto patti d'acciaio. Se cosi' fosse, sarebbe un patto con il diavolo e a Renzi consiglierei di proteggersi il collo da un Berlusconi che ogni volta che ha abbracciato il suo avversario, lo ha poi morso sul collo''. Conclude Vendola, che attende il segretario del Pd al Congresso di Sel che si terra' il prossimo fine settimana a Riccione: ''Una cosa e' chiara: se bisogna impedire una sorta di diritto di veto da parte delle minoranze, bisogna anche impedire che venga esercitato un veto sul diritto di esistenza delle minoranze''. gar/sam/

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