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pubblicato il 09/gen/2014 15:49

Legge elettorale: 16 anni sprecati. Ritorno al 'patto della crostata'

Legge elettorale: 16 anni sprecati. Ritorno al 'patto della crostata'

(ASCA) - Roma, 9 gen 2014 - Nella calda serata romana tra il 17 e il 18 giugno del 1997, in Via della Camilluccia, a casa di Gianni Letta si tenne una riunione a cui parteciparono Massimo D'Alema, Franco Marini, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e altri esponenti politici, oltre naturalmente all'anfitrione e padrone di casa. Erano i tempi della ormai mitica Bicamerale che doveva cambiare il volto istituzionale e politico italiano; presidente ne era D'Alema e membro di riferimento Berlusconi, leader dello schieramento di centrodestra. Quella serata e quella riunione sembrano ritornare oggi in tema di riforme e soprattutto di legge elettorale. Di molte cose si parlo' intorno ad una tavola conviviale che si concluse con un dolce preparato dalla moglie di Letta: un dolce passato alla storia come una crostata (anche se in realta' si tratto' di un creme caramel) e che diede il nome al patto che fu raggiunto. In sostanza si trattava di dare conclusione ai lavori della Bicamerale ma anche ad altro: si dice che sia stato in quell'occasione che D'Alema avrebbe accettato di non spingere su una legge sul conflitto di interessi e su un regolamento stringente sulle frequenze televisivem che avrebbe costretto Berlusconi a vendere una delle sue tre reti televisive. In cambio -si dice sempre- Berlusconi si sarebbe impegnato a dare seguito alla Bicamerale, ma forse anche ad altro. Tra i padri piu' insistenti di quelle indiscrezioni ci fu il presidente Cossiga, che maliziosamente invento' la definizione di 'patto della crostata'. Tra gli obiettivi della Bicamerale, forma di governo, Parlamento, garanzie e giustizia, vi era anche un ordine del giorno che riguardava una riforma della legge elettorale, che all'epoca era il Mattarellum. Secondo i sessanta componenti della Bicamerale era opportuno passare ad un nuovo modello elettorale che assecondasse meglio le novita' istituzionali ricorrendo ad un sistema a doppio turno. L'obiettivo era quello di incoraggiare e sostenere un bipolarismo che col Mattarellum appariva un po' gracile, soprattutto per la sussistenza di un bicameralismo perfetto. Quell'ordine del giorno fu preso in consegna dall'onorevole Sergio Mattarella, che lo tradusse in una proposta di legge presentata il 27 maggio del 1998. E' noto come la storia sia cambiata in corso d'opera con un Berlusconi che, in dissenso sulla riforma della giustizia, fece saltare la Bicamerale con l'annesso 'patto della crostata'. Salto' anche l'ordine del giorno sulla legge elettorale e la relativa proposta di legge di Mattarella rimase dimenticata negli archivi della Camera. Ma la memoria di quei giorni e' tornata in alcuni nuovi ''riformatori'' che hanno pensato a quella proposta di legge come valida via d'uscita dai problemi di oggi per un accordo su una nuova legge elettorale. Memoria che e' stata portata ai tavoli delle trattative e dei diversi leader politici. Riassunta in poche parole, si tratta di una variante del Mattarellum originario che al primo turno attribuirebbe il 60 per cento dei seggi in collegi uninominali, a cui si aggiungerebbe un 25 per cento dei seggi attribuito in modo proporzionale nelle circoscrizioni. Resta in gioco un 15 per cento dei seggi di ogni circoscrizione da assegnare come premio di maggioranza, mediante un ballottaggio in un secondo turno tra i primi due. Si tratta dunque di un doppio turno di coalizione nazionale. I primi due sono ovviamente coalizioni o singoli partiti se decidono di presentarsi da soli. Per quanto riguarda le coalizioni, Mattarella prevedeva un sistema rigido antifurbi ovvero ''la coalizione si configura e si dichiara immediatamente, prima del primo turno: e' esclusa la possibilita' che si formi, o si modifichi, tra il primo e il secondo turno''. Il meccanismo del premio prevedeva che al secondo turno i seggi venissero assegnati alla coalizione e non alle singole liste dei partiti, ricorrendo ai ''migliori perdenti'' del primo turno, circoscrizione per circoscrizione. I seggi del premio -prevedeva la proposta di Mattarella- vengono attribuiti alla coalizione vincente in modo da farla tendenzialmente pervenire al 55 per cento; livello che puo' essere superato in quanto, comunque, ad essa va attribuita almeno la meta' piu' uno del premio di maggioranza''. Secondo turno che non si svolgerebbe se una coalizione (o lista) ottiene subito la maggioranza assoluta al primo turno. La parte eccedente il premio verrebbe distribuita tra le coalizioni e i partiti perdenti che siano stati presenti in almeno in un terzo dei collegi uninominali a livello nazionale. ''Non e' contestabile -scriveva Mattarella, illustrando la proposta- che chiamare in un secondo turno gli elettori a scegliere, necessariamente, soltanto fra le due coalizioni piu' forti accresca il carattere bipolare del sistema politico''. Pregio di questo sistema, infine, e' che nel caso che non si eliminasse il bicameralismo paritario, sarebbe ripetibile anche per il Senato. min/vlm

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