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pubblicato il 14/nov/2011 20:45

Lega/Il Carroccio dà buca a Monti e sogna la 'Padania di fatto'

Bossi conferma il no al governo e riapre il 'Parlamento del Nord'

Lega/Il Carroccio dà buca a Monti e sogna la 'Padania di fatto'

Roma, 14 nov. (askanews) - Solo una telefonata con Mario Monti e riapertura del Parlamento padano. Due fatti che dicono tutto della linea su cui si sta incamminando la Lega: fuori dal nuovo governo, ritorno alle vecchie parole d'ordine. Una linea dettata anche dal filo diretto di Radio Padania, con un fuoco di fila contro il "governo dei banchieri" che "tradisce il voto popolare", ma che lascia inalterata l'apertura di Umberto Bossi al confronto sulle misure che Mario Monti porterà in Parlamento. E' una nota del Senatur ad annunciare che la Lega diserterà le consultazioni a palazzo Giustiniani con il premier incaricato. Del resto, la posizione non è cambiata e non potrà cambiare rispetto a quanto già detto ieri a Giorgio Napolitano. Basta dunque un "cordiale e collaborativo colloquio telefonico" tra Bossi e Monti per ribadire "l'indisponibilità della Lega Nord a votare la fiducia al futuro Governo e la disponibilità a valutare caso per caso i singoli provvedimenti proposti". Il faccia a faccia tra i due avverrà solo dopo "l'espressione della fiducia da parte del Parlamento". Cui il Carroccio non collaborerà neanche con l'astensione, ipotesi pure circolata oggi a Montecitorio, nè con la non partecipazione al voto affacciata oggi in Segreteria: "Sarà voto contrario", assicurano i leghisti. Nelle ore in cui i vertici leghisti avrebbero dovuto incontrare Monti a Roma, lo stato maggiore del Carroccio si vede invece a Milano, per una "già programmata riunione" della segreteria politica. Che renderà pubblica una sola decisione: la "riapertura del Parlamento della Padania" che tornerà a riunirsi il prossimo 4 dicembre. Poco dopo, sarà Roberto Calderoli a minacciare "l'autodeterminazione" nel caso in cui venisse "vanificato questo minimo segnale di attenzione verso il Nord". A sentire chi frequenta le stanze di via Bellerio, un messaggio chiaro: la Lega formalizza, attraverso il primo annuncio del post Berlusconi, il "ritorno alle radici, cioè alla "guerra totale" contro Roma, contro il nuovo governo "formato da gente non eletta", come spiega un leghista vicino a uno dei big del movimento. Una scelta conseguente a quella di fare l'opposizione in solitaria a Monti, e che i leghisti sono sempre più convinti porterà dividendi elettorali significativi: "Adesso pensiamo alla Padania. Anche se la secessione non è ora all'ordine del giorno - aggiunge - è evidente che al Nord senza la Lega non governa nessuno". Perchè usciti dalle responsabilità di governo, torna prepotente nel movimento la voglia di dare vita ad una sorta di Padania "di fatto", che passa per la conquista della regione Lombardia. Con Formigoni ormai proiettato su ambizioni nazionali, e con l'inchiesta sulle firme false per la presentazione del listino bloccato 'Per la Lombardia' alle ultime elezioni che ha visto concludersi le indagini, il sogno proibito del Carroccio è la riapertura dei giochi per il Pirellone. Se l'operazione dovesse riuscire, la 'macroregione del Nord' sarebbe appunto cosa fatta, con Cota e Zaia già alla guida di Piemonte e Veneto. Un quadro che condizionerebbe anche il rapporto con il Pdl o con quel che sarà del centrodestra, rilanciando i ragionamenti sul 'modello Bavarese', con la Lega partito egemone nell'area più ricca del Paese, nel ruolo appunto della Csu tedesca.

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