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pubblicato il 11/apr/2013 19:13

Lega Nord: 'sacra' Pontida divide partito. E ora Bossi minaccia l'addio

Lega Nord: 'sacra' Pontida divide partito. E ora Bossi minaccia l'addio

(ASCA) - Milano, 11 apr - Lega Nord a pezzi? Poco ci manca.

Di certo, il tradizionale raduno sul 'sacro prato' di Pontida, che nelle intenzioni doveva servire per rilanciare l'immagine di un partito unito e compatto soprattutto agli occhi della base e dei militanti, ha sortito l'effetto opposto: innalzare il livello dello scontro tra bossiani e maroniani. Al punto che Umberto Bossi, 'padre nobile' del movimento (e' pur sempre il presidente del consiglio federale) ora minaccia l'addio. Esprimendo forti dubbi sulla possibilita' di restare nel partito da lui stesso fondato. Eccole, le conseguenze di Pontida. E soprattutto della contestazione che il segretario Roberto Maroni e' stato costretto a incassare da parte di una manciata di fedelissimi del Senatur. Immediatamente definiti dallo stesso Maroni ''quattro pistola'' che ''subiranno le conseguenze'' per il loro strappo. Cosi', i segretari nazionali Matteo Salvini (Lombardia), Roberto Cota (Piemonte) e Flavio Tosi (Veneto), sono stati subito incaricati di stabilire eventuali espulsioni o provvedimenti disciplinari per i contestatori di Pontida. Detto, fatto. L'iter delle 'purghe' padane e' scattato ieri: il consiglio federale della Lega Lombarda, riunito in serata da Matteo Salvini nel quartier generale di Via Bellerio, ha proposto alcune espulsioni. Rischiano di essere messi alla porta l'ex capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, l'ex assessore regionale lombardo allo Sport, Monica Rizzi, e altri ex parlamentari, tutti bossiani di ferro. Nulla di definitivo, per ora. L'ultima parola sul loro destino spetta al consiglio federale. E per i militanti tesserati al Carroccio da piu' di 10 anni esiste la possibilita' di giocarsi una carta ulteriore: una sorta di ricorso in appello da presentare davanti a un comitato di disciplina nella speranza di ottenere un'assoluzione di secondo grado da parte di un organismo presieduto proprio da Bossi.

Ma la sola richiesta di espulsione di alcuni esponenti del 'cerchio magico' e' stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso del Senatur. Che oggi, dalla sua Varese, non solo ha preso le distanze dalle decisioni di Maroni (''Io - ha detto, secondo quanto riportato da Varese News - non ho mai messo fuori nessuno, tranne per chi si era venduto visibilmente''), ma ha anche minacciato di sbattere la porta in faccia al partito che ha fondato: ''Se va avanti cosi', alla fine non restero' nemmeno io''. Esclusa, almeno per il momento, l'ipotesi di scissione con la creazione di un nuovo partito di bossiani: ''No - ha assicurato l'ex ministro delle Riforme - questo no''. Poche parole ma comunque sufficienti per ottenere da Salvini una parziale retromarcia: il segretario della Lega Lombarda ha infatti deciso di sospedere la richiesta di espulsione per Reguzzoni. fcz/vlm

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