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pubblicato il 04/ott/2011 20:47

Lega/ Maroni rassicura Tosi, ma su Varese verso passo indietro

Carroccio avverte Pdl:Verifica a gennaio,no scherzi su legge voto

Lega/ Maroni rassicura Tosi, ma su Varese verso passo indietro

Milano, 4 ott. (askanews) - I diretti interessati lo liquidano ufficialmente come un incontro di carattere istituzionale sul tema della sicurezza. Ma la visita lampo del ministro dell'Interno Roberto Maroni a Verona, dove ha incontrato il sindaco Flavio Tosi, è stata decisa all'ultimo momento, dicono in ambienti maroniani, come un segnale di rassicurazione che il ministro ha voluto dare a chi nella Lega gli è più vicino: "Io non vi lascio soli, continuate tranquilli". Una sponda importante per chi è stato accusato dal Capo Umberto Bossi, pur senza citarlo direttamente, di "parlare a vanvera". Tosi, che ha criticato le posizioni leghiste sulla secessione, ieri è stato bacchettato dal ministro Roberto Calderoli, che lo ha invitato a seguire la linea del partito. Il colloquio tra il responsabile del Viminale e Tosi è durato circa mezz'ora. "La stima per tutti quelli che lavorano sodo, soprattutto i sindaci, c'è sempre", ha detto Maroni ai cronisti. Smentendo tensioni interne alla Lega: "Quali problemi? Ci sono problemi nella Lega? Non mi risulta", specificando di non volere fare dichiarazioni su argomenti "al di fuori di quelli di cui abbiamo discusso, cioè la sicurezza". Anche Tosi, interpellato da Tmnews, non ha voluto aggiungere dettagli sui contenuti dell'incontro. Nel Carroccio rimane infatti alta la tensione sull'esito del Consiglio provinciale di Varese, dopo il pesante endorsement di Bossi - pronunciato domenica notte - per il candidato di Marco Reguzzoni, Maurilio Canton. Le parole di Bossi hanno messo di fronte a un bivio i maroniani: andare alla conta sfidando il candidato del Capo, oppure fare un passo indietro ed evitare uno scontro lacerante. Ipotesi, quest'ultima, sempre più probabile visto che dopo le "sberle" prese dai candidati del cosiddetto cerchio magico, sconfitti già a Brescia e in Valcamonica dove però Bossi non aveva preso posizione, una sconfitta di Canton - ormai sotto i riflettori dei media - sarebbe una sconfessione esplicita di Bossi: visti i numeri in campo, se si andasse alla conta i maroniani dovrebbero uscire vincitori, ma la scelta suonerebbe come una sfida aperta al leader e "non è questo che vogliamo". Difficilmente dunque Leonardo Tarantino resterà in campo, e sembra ormai lontana anche l'ipotesi del nome di mediazione, individuato in Donato Castiglioni. Ecco perché sono in molti, oggi, a scommettere che domenica a Varese ci sarà un candidato unico, quel Maurilio Canton indicato da Bossi. Ma oltre alla partita dei congressi, nella Lega tiene ancora banco il ragionamento sulla legge elettorale e sulla tenuta del governo. L'appoggio di Maroni ai referendum, spiegano ancora i suoi, "serviva solo ad avvertire il Pdl di non tentare manovre per una legge penalizzante per la Lega: in quel caso saremmo pronti a far saltare il banco". La linea del Carroccio resta quella espressa da Roberto Calderoli, "e condivisa al cento per cento da Maroni", e cioè avviare la riforma istituzionale e solo dopo ragionare su una legge elettorale tarata sulla nuova architettura dello Stato, con il Senato federale e la riduzione dei parlamentari. Ovviamente "se il Pdl dimostrerà di essere in grado di cambiare passo: se continuiamo a parlare di intercettazioni, è un po' dura...", spiegano i maroniani. Che individuano sempre in gennaio il mese per la verifica: "E' stato deciso in una riunione con Bossi, Maroni e Calderoli, e pochi giorni dopo il Capo avvertì che il '2013 è troppo lontano'. La nostra road map è sempre la stessa. Servono le riforme, e possibilmente un nuovo premier. Ma aspettiamo ancora un segnale dal Pdl, e diamo tempo fino a gennaio. Poi tireremo le somme". Magari con il processo Mills arrivato alla sentenza di primo grado.

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