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pubblicato il 02/lug/2012 05:00

Lega/ Maroni leader apre nuova pagina della Lega, le lacrime di Bossi

Il fondatore cita Salomone: Rinuncio al "bambino" per salvarlo

Lega/ Maroni leader apre nuova pagina della Lega, le lacrime di Bossi

Assago (Mi), 2 lug. (askanews) - Rimarranno nella storia della Lega nord le immagini di Umberto Bossi in lacrime, che per salvare il suo "bambino", il movimento che ha fondato e guidato per oltre vent'anni, è costretto a rinunciarvi per evitare che venga irrimediabilmente diviso. Così come segna una pietra miliare nella storia del Carroccio l'incoronazione del nuovo, acclamato e sorridente, leader Roberto Maroni. L'elezione a scrutinio palese per alzata di mano e a maggioranza schiacciante dell'ex ministro dell'Interno, appena cinque mesi dopo la "scomunica" giunta dai suoi nemici interni (il divieto a parlare in manifestazioni leghiste senza autorizzazione) è una vera e propria rivoluzione, in un partito abituato alla guida di un padre-padrone considerato praticamente intoccabile. Un cambiamento, impensabile fino a pochi mesi fa, che si è concretizzato tra colpi di scena, ultime schermaglie e puntualizzazioni. "Sarò un segretario senza tutele, commissariamenti e ombre", ha detto Maroni prima di essere eletto. Ed era questo che stava più a cuore al neo segretario: assicurarsi di poter esercitare la sua funzione di guida politica e organizzativa della Lega nella più ampia libertà di azione, soprattutto senza la presenza ingombrante di Bossi, che pretendeva di avere ancora sostanziale voce in capitolo, per esempio rivendicando per sé il diritto di scegliere il venti per cento dei consiglieri regionali e parlamentari. Ed è proprio sulle funzioni del presidente federale della Lega, la carica assegnata a Bossi a vita, che si è consumato lo scontro dietro le quinte. Per questo, quando il senatùr si è reso conto che lo Statuto era stato approvato prima del suo arrivo ha temuto "l'imbroglio" e osservato che "lo Statuto si può modificare fino a che il Congresso è in corso". Ma il passo era stato già compiuto. "Nessun imbroglio, lo Statuto è stato votato quasi all'unanimità", ha prontamente replicato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. E Bossi non ha potuto fare altro che accettare l'esito e rinunciare alla sua creatura per evitare divisioni laceranti. L'alternativa, secondo una fonte, era già pronta e sarebbe stata la secessione dei bossiani.

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