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pubblicato il 11/apr/2012 20:17

Lega/ Maroni da solo dai Pm, domani primo federale da 'leader'

I suoi: Cerchio magico finito,nessuna 'epurazione' ma pulizia sì

Lega/ Maroni da solo dai Pm, domani primo federale da 'leader'

Milano, 11 apr. (askanews) - Congresso ed espulsioni: temi delicatissimi e cruciali per il futuro della Lega, di cui si discuterà domani al Consiglio federale, il terzo in soli dieci giorni e il primo senza la guida del dimissionario Umberto Bossi e il primo con l'agenda dettata dal nuovo leader in pectore Roberto Maroni. Anche se la guida del movimento è stata assunta pro tempore dal triumvirato Maroni-Calderoli-Dal Lago, ci sono pochi dubbi su chi terrà le redini della Lega da qui al Congresso. Non solo ieri sera l'ex ministro dell'Interno a Bergamo ha usato toni e argomenti da leader, ma la sua stessa presenza, oggi, in Procura a Milano viene interpretata come il segno di una investitura di leadership già nei fatti. Maroni, e non tutto il triumvirato, si è recato a Palazzo di Giustizia dove ha incontrato i pm "per una visita di cortesia", rassicurarli della "piena e leale" collaborazione della Lega e offrire all'opinione pubblica l'immagine di una Lega parte lesa ("Siamo pronti a costituirci parte civile", ha detto Maroni ndr). Non manca, per corroborare la tesi di Maroni alla testa della Lega, chi fa notare che uno dei pochi possibili avversari nella corsa alla leadership, Roberto Calderoli, ieri nella sua Bergamo non ha neppure preso la parola. Difficilmente comunque domani si consumerà la resa dei conti all'ultimo sangue tra le due anime del Carroccio, anche perché molti considerano la fine di alcuni dei suoi esponenti di spicco già sancita, per esempio per l'ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni. "Nessuna caccia alle streghe", assicurano i maroniani, nei confronti dei "superstiti" cerchisti, tra cui si annovera ad esempio il capogruppo al Senato Federico Bricolo. Anche perché "il cerchio magico non esiste più". Ciò non significa che l'operazione di "pulizia" interna sia già finita, anche perché occorre "dare segnali forti ai militanti" ma "valutando caso per caso" su comportamenti ritenuti non necessariamente penalmente rilevanti ma "poco etici".

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