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pubblicato il 30/giu/2012 05:10

Lega/ La sfida di Maroni, mantenere l'unità dopo la 'pulizia'

'Barbari sognanti' escludono compromessi deludenti o è la "fine"

Lega/ La sfida di Maroni, mantenere l'unità dopo la 'pulizia'

Milano, 30 giu. (askanews) - "Chiedo a tutti di fare un passo in avanti. L'unità è il nostro valore fondamentale". E' questa la vera sfida di Roberto Maroni, che il quinto congresso federale della Lega Nord, ad Assago oggi e domani, dovrebbe incoronare segretario dopo trent'anni di potere assoluto di Umberto Bossi. "Da ora in avanti - è la linea dell'ex ministro dell'Interno - mettere da parte polemiche e rancori personali. Ne va del nostro futuro", ha detto nei giorni scorsi, ma non sarà facile mettere insieme le aspettative dei suoi 'barbari sognanti' e la voglia di rivalsa degli irriducibili bossiani. Dopo la scandalo Belsito, l'ex tesoriere che con la sua gestione disinvolta dei rimborsi elettorali ha macchiato l'immagine della famiglia Bossi, i 557 delegati al congresso staranno per lo più dalla sua parte, ma Maroni, dopo la "pulizia" degli ultimi mesi, dovrà tirare fuori doti di diplomatico per cercare un equilibrio delicato tra le diverse anime. "Al congresso si farà chiarezza - assicura un deputato molto vicino all'ex ministro dell'Interno - se no la Lega muore. E' un dato di fatto perché chi ha appoggiato Maroni in questi mesi non permetterebbe un compromesso al ribasso". Di certo la nuova Lega punterà sul "gioco di squadra, perché abbiamo molti uomini bravi, capaci ed entusiasti, soprattutto giovani; poi la buona politica viene definita, come è giusto, dal segretario", ha promesso Bobo. Ci sarà più spazio per i territori e per le facce nuove, ma dopo il congresso federale, ha ribadito anche il sindaco di Verona Flavio Tosi, appena eletto segretario in Veneto, "si dovrà lavorare uniti. Certo c'è l'orgoglio di essere Liga Veneta, ma non ci devono essere contrapposizioni con gli altri. La grande intuizione di Bossi è stata quella di unire i due movimenti nel 1989". A poche ore dal congresso Maroni ha dettato le sue condizioni: "pieni poteri" e nessuna "cogestione". A dettarle è "una regola semplice che permette di gestire un'organizzazione complessa come un partito e la Lega è un movimento molto più complesso". Se dunque il nuovo segretario sarà "sotto tutela" vorrà dire che "non ci sono le condizioni. Ci sarà un'altra soluzione e ciascuno poi riterrà di fare ciò che crede". Quasi una minaccia di scissione, bilanciata però dall'ottimismo dimostrato da Maroni durante i congressi regionali, "nazionali" nel lessico leghista, delle scorse settimane: "Ho visto militanti un po' incazzati, ma pronti a ripartire. Gente che non chiede niente alla Lega. Che chiede solo di credere in un grande sogno. E' questo che dobbiamo continuare ad alimentare, il grande sogno che ci ha dato Umberto Bossi". Per realizzarlo serviranno però voti e alleanze e proprio su questo si misurerà la sua leadership. "Non c'è nessun asse Lega-Pdl, ma solo una convergenza su questo tema. Finché il Pdl sosterrà il governo Monti non ci potrà essere nessuna alleanza se non su questo tema del Senato federale", ha precisato Maroni dopo il recente voto in Senato insieme al Pdl sulle riforme costituzionali. Non sarà dunque il prologo di un nuovo patto con il partito di Berlusconi, ma i rapporti con il segretario Angelino Alfano rimangono ottimi.

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