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pubblicato il 27/giu/2011 21:21

Lega/ Bossi incontra Maroni, pace armata col cerchio magico

Leadership non è in discussione, ma nodi di fondo rimangono

Lega/ Bossi incontra Maroni, pace armata col cerchio magico

Milano, 27 giu. (askanews) - Minimizzare lo scontro interno, dare all'esterno un'immagine di unità. Nella giornata del chiarimento tra Bossi e Maroni sulla vicenda Reguzzoni, è in questo senso che sembrano andare le scarne, e rassicuranti, dichiarazioni ufficiali di alcuni dei partecipanti alla riunione della riunione della segreteria politica di via Bellerio, convocata, nel pieno di un braccio di ferro interno i fedelissimi bossiani del cosiddetto "cerchio magico" e la gran parte dei dirigenti della Lega che chiedono con insistenza di andare ai congressi nazionali, su temi di attualità politica come la manovra economica, i rifiuti, la Tav e la riforma del fisco. Al di là delle dichiarazioni di routine ("Tutto a posto", con Bossi, ha detto Maroni, seguito dalla frase: "E' andata benissimo", di Rosy Mauro), a quanto trapela da via Bellerio, il botta e risposta polemico tra i due storici leader leghisti è davvero rientrato e, soprattutto, la leadership di Bossi non è in discussione. Ma i nodi di fondo rimangono. Dopo la battuta d'arresto alle amministrative e le fibrillazioni nella maggioranza di governo, i congressi nazionali sono considerati da molti dirigenti leghisti come l'occasione per la ridefinizione di nuovi equilibri interni e di ricambio nelle segreterie nazionali, per ridimensionare il potere dei componenti del "cerchio magico". Nello specifico, le frizioni Bossi-Maroni, a quanto si apprende, sarebbero state derubricate dagli stessi interessati ad una "incomprensione". Nel colloquio tra i due, il primo dopo lo stop di Bossi alla sostituzione di Marco Reguzzoni come capogruppo alla Camera con Giacomo Stucchi, Maroni avrebbe spiegato allo stesso Bossi di non aver mai voluto mettere in discussione la prerogativa del leader di scegliere il capogruppo, ma che l'iniziativa era legata ad un accordo secondo il quale era previsto, dopo un anno di incarico, l'avvicendamento. In altre parole, "qualcuno" avrebbe riportato male a Bossi l'intera vicenda.

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