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pubblicato il 14/gen/2012 19:24

Lega/ Bossi chiama Maroni e toglie veto comizi, ma resta ferita

"La manifestazione contro Monti è la priorità e serve anche Bobo"

Lega/ Bossi chiama Maroni e toglie veto comizi, ma resta ferita

Roma, 14 gen. (askanews) - Ci prova, Umberto Bossi, a placare le polemiche che stanno dilaniando la Lega e contrapponendo il 'cerchio magico' all'ala maroniana. "Nessun divieto" per l'ex ministro dell'Interno a tenere comizi, anzi: il Senatur, dalle colonne della Padania, annuncia che a breve ci sarà un incontro pubblico cui andrà insieme al delfino di sempre, per ribadire che "chi vuole la Lega divisa è in torto", che "non è questo il momento delle polemiche" e che il Carroccio "non dà ascolto a intermediari confusionali". Ha parlato con Maroni nel pomeriggio, il leader dei lumbard e, a sentir lui, "i vecchi amici si sono dati la mano, convinti più che mai che la Lega sia molto più importante di beghe e contestazioni infondate". Eppure, niente di più lontano dall'amicizia è ciò che ha fatto rientrare il veto alle apparizioni in camicia verde di Maroni, imposto ieri dalla segreteria di via Bellerio dopo i distinguo sul voto contrario alla richiesta di arresto del coordinatore (ormai ex) campano del Pdl, Nicola Cosentino. A imporre il dietrofront e il 'serrate i ranghi' a Bossi è stata la necessità di placare la sua stessa base elettorale, ringhiosa più che mai, che nelle ultime 48 è arrivata a mettere in discussione, sul web, la leadership del Capo. In molti lo hanno infatti etichettato come "bollito" o, peggio ancora, "fantoccio di Berlusconi", segno evidente che i maroniani sono più di quel che si pensava in primo momento e che i mal di pancia nel territorio non sono di quelli che si curano coi farmaci generici. Serviva una pastiglia di quelle buone, per far passare i malesseri, per Bossi si chiama anche stavolta 'coralità di movimento', ovvero una manifestazione "per la libertà dei popoli padani": tutti in piazza il 22 gennaio contro il governo Monti. Quel giorno, però, ci vorrà anche Maroni, a dire 'tegn dur' contro "il governo dei banchieri e dei poteri forti", "delle tasse e della rapina del nord". E' per questo che i pontieri di Pontida hanno limato, ricucito, rinserrato, blandito e poi convinto Bossi a tendere la mano e Maroni a stringerla. Per tutto il giorno, infatti, è stata sfilata di commenti di leghisti di solito silenziosi che invece hanno spiegato, discusso, sentenziato. E' scesa in campo addirittura l'ex presidente della Camera, Irene Pivetti: "Con Maroni succede quel che successe a me nel '96. Io non ero d'accordo mi fu vietato di partecipare a comizi e feste della Lega. Io partecipai lo stesso e a settembre mi cacciarono, spero non succeda lo stesso con Maroni". Una via, quella della Pivetti, che Maroni pareva invece ben intenzionato a ripercorrere. Dopo il veto alle apparizioni pubbliche, infatti, sarebbero stati subito una cinquantina gli inviti rivolti all'ex ministro dell'Interno da parte di segreterie provinciali, da sindaci e da sezioni, affinché ignorasse il divieto. Invito raccolto dall'ex delfino di Bossi che annunciato la sua partecipazione all'assemblea di 'Libera Padania', mercoledì prossimo a Varese. Un piglio che faceva il pari a quanto scritto ieri su Facebook a uno e consumo di militanti e sostenitori: "Grazie a tutti per la solidarietà e l'incitamento a non mollare. Io non mollo, anche se mi ferisce profondamente il divieto di partecipare ad incontri pubblici con i leghisti, la mia gente. Mi sento umiliato e offeso, non so quale colpa ho commesso per meritarmi una pena così pesante, MA IO NON MOLLO!!! VIVA LA LEGA". E ai leghisti, si sa, piace la gente di coraggio, quella dura, ed ecco il miracolo: da ogni parte, profili Facebook con la foto di Bossi e Maroni insieme, come a dire 'non c'è l'uno senza l'altro'. E allora, nel pomeriggio di oggi, il perdono magnanimo del Capo nei confronti di quello che è stato dipinto come 'il ragazzo che sbaglia', solo che Bossi è un capo messo in discussione e Maroni non sembra più un ragazzo da un pezzo.

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