sabato 03 dicembre | 05:52
pubblicato il 04/apr/2012 21:59

Lavoro/Monti accetta modifica art.18: Ma ora niente più margini

Ddl blindato: Mercati e investitori non apprezzerebbero

Lavoro/Monti accetta modifica art.18: Ma ora niente più margini

Roma, 4 apr. (askanews) - Alla fine tutto ruota intorno a quel "può". Il giudice "può" e non "deve" reintegrare il lavoratore qualora si accerti la "manifesta insussistenza" del motivo economico per il licenziamento del lavoratore. Su quel "può" Mario Monti ha messo il limite non superabile, con quel "può" ha rassicurato anche Angelino Alfano che la riforma dell'articolo 18 è vera. Perchè nell'impostazione del presidente del Consiglio, le ragioni alla base dell'intervento ci sono tutte, tanto da confessare, in chiusura di conferenza stampa, e dopo aver spiegato per l'ennesima volta il suo punto di vista, "più vado avanti e più mi convinco che è una cosa buona...". E soprattutto, i mercati e gli investitori che il premier vuole richiamare in Italia, non apprezzerebbero ulteriori 'annacquamenti' della riforma. E così l'accordo trovato ieri sera nel vertice di palazzo Giustiniani tra il premier e gli 'ABC', si trasferisce nell'articolato che stasera verrà trasmesso alle Camere: c'è appunto la possibilità del reintegro anche per i licenziamenti economici, e ci sono le aperture al Pdl sulla flessibilità in entrata. Un tema ampiamente discusso ancora questa mattina, nei contatti - raccontano lunghi e approfonditi - tra Monti e il segretario pidiellino. Perchè il presidente del Consiglio si è preoccupato di spiegare nei dettagli cosa il governo poteva accogliere dei sette punti chiesti dal Pdl sulla flessibilità in entrata, e soprattutto a cosa doveva dire no. Del resto, l'esito della partita, raccontano fonti del Pdl, era stato già preparato da Alfano, Bersani e Casini al convegno della Confagricoltura che a Taormina sabato scorso aveva visto i tre leader riuniti allo stesso tavolo. E a spingere per una soluzione positiva, anche la 'moral suasion' di Giorgio Napolitano, al quale il premier ha presentato all'ora di pranzo l'esito dell'accordo. Nonostante questo, ancora ieri sera al vertice qualche momento di tensione raccontano si sia registrato. Ma alla fine la parte 'politica' della questione ha trovato una soluzione che incontra il plauso del Pd e quello del Pdl. Monti ottiene per parte sua, a fronte di quel "può", l'impegno ad un ok rapido, con il minor numero di emendamenti possibile da parte dei partiti di maggioranza, perchè - ha ricordato Monti in conferenza stampa - "la tempestività di approvazione sarà quasi importante come la qualità del prodotto dell'iter legislativo". E dunque, la "autorevolezza" dei tre leader è per Monti garanzia che il percorso sarà "sereno". Del resto, anche ieri sera Monti ha chiarito che oltre le modifiche su cui ci si è accordati non si potrà andare, a rischio di vanificare il giudizio positivo dei mercati e la nuova attrattività dell'Italia come approdo di investimenti: a tutela degli 'investitori', il richiamo alla legge del 2010 che chiarisce come il giudice non possa sindacare sulla gestione aziendale. Insomma, Monti non dice che la riforma è blindata, non annuncia un voto di fiducia, ma fa capire che i margini di modifica ormai sono stati esplorati al loro massimo. Quello che mostra qualche complicazione in più è il rapporto con le parti sociali. Dal governo spiegano che a questo stadio del confronto, non erano più le parti sociali protagonisti della partita, ma il "Parlamento sovrano". E dunque la reazione al duro comunicato delle parti datoriali è sobria: "Fa parte del gioco", taglia corto un esponente dell'esecutivo. Così come non appare in cima alle preoccupazioni di Monti la possibilità che la Cgil apprezzi la correzione: "Non era questo l'obiettivo del vertice", spiegano dal governo.

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