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pubblicato il 22/feb/2012 21:51

Lavoro/Fornero forza su partiti, Monti: Parlamento fondamentale

Premier punta a accordo con parti: Risolveremmo ogni problema

Lavoro/Fornero forza su partiti, Monti: Parlamento fondamentale

Roma, 22 feb. (askanews) - Che il governo sia intenzionato a portare in Parlamento la riforma del mercato del lavoro entro fine marzo, Mario Monti lo ribadisce da settimane. Che sia pronto a farlo anche se non si dovesse riuscire a trovare l'accordo con le parti sociali, pure questo lo ha già detto. Che sia pronto a sfidare su questo il Parlamento, questo no, il premier non lo dice. Le frasi perentorie di Elsa Fornero, a palazzo Chigi preferiscono non commentarle, le lasciano alla responsabilità del ministro del Welfare. Anzi, di Monti si ricordano le molte dichiarazioni in riconoscimento del ruolo del Parlamento e dei partiti, per far capire che anche in questo caso il governo ritiene fondamentale il sostegno della 'sua' maggioranza. Concetti che Monti in qualche modo ha fatto o farà arrivare anche a Pierluigi Bersani: "Contatti ci sono sempre e ci saranno ancora", spiegano da palazzo Chigi. "Il Governo si assumerà la responsabilità di andare avanti e i partiti, il Parlamento si assumerà la responsabilità di dire se appoggia il Governo o non lo appoggia", ha detto seccamente Fornero. Una prospettiva che a palazzo Chigi per ora non vogliono neanche esaminare. Perchè il primo obiettivo di Monti, spiegano dall'esecutivo, è quello di trovare l'accordo con le parti sociali: "Avere il sì di tutti, dalla Confindustria alla Cgil, eliminerebbe ovviamente ogni problema, a quel punto la strada in Parlamento sarebbe spianata. Crediamo sia possibile e ci proveremo fino all'ultimo", assicura un membro del governo. Se poi non si riuscirà a quadrare il cerchio con le parti sociali, Monti ha già chiarito che non rinuncerà a portare in Parlamento la riforma: "Ma lì la mediazione dovremo cercarla per forza", spiega un sottosegretario, visto che l'ipotesi fiducia non è per ora presa in considerazione. Insomma, il ruolo dei partiti più volte riconosciuto dal premier, non viene sottovalutato neanche in questo caso. Senza voler tentare, assicurano dall'esecutivo, maggioranze a geometrie variabili, ovvero che escludano il Pd. Del resto, su questo è stato chiaro anche un 'montiano di ferro' come Enrico Letta: "Non ci sono 'maggioranze à la carte': il Dna di questa maggioranza è che tutte le riforme vanno votate a tre, e quindi devono essere convincenti per tutti e tre i pilastri del Governo". Del resto, anche nel governo sono consapevoli che provocare divisioni nel Pd non aiuta la stabilità di governo, e così la strada resta quella di trovare l'accordo con le parti sociali allentando così anche il pressing del Pdl. Perchè che da via del'Umiltà spingano per una riforma radicale, Silvio Berlusconi lo ha ribadito anche oggi al premier, nel lungo incontro a palazzo Chigi. Al suo predecessore, Monti ha ripetuto la determinazione del governo a procedere con la riforma, che dovrà essere equilibrata e funzionale agli obiettivi: facilitare l'ingresso di giovani e donne, rendere più dinamiche le imprese. Con i tempi e i modi, avrebbe assicurato Monti parlando forse più a Pierluigi Bersani, che il governo ha sempre detto di voler seguire, senza forzature o accelerazioni, provando a scontentare un po' tutti per avere il sì di tutti. Quanto all'altro tema che Berlusconi ha affrontato nel colloquio a palazzo Chigi, la riforma della giustizia, dall'entourage del premier trapela poco. Ma forse quanto può bastare al leader del Pdl: "Il ministro Severino ha già detto che qualche intervento in materia vuole farlo".

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