mercoledì 07 dicembre | 17:45
pubblicato il 21/mar/2012 20:54

##Lavoro/ Timore Pd: A che gioco gioca Monti, vuole dividerci?

Il 'sospettaccio' che su riforma si giochi partita per il 'dopo'

##Lavoro/ Timore Pd: A che gioco gioca Monti, vuole dividerci?

Roma, 21 mar. (askanews) - Da settimane Pier Luigi Bersani metteva le mani avanti di fronte all'ipotesi di un Governo che cerca "lo scalpo" dell'articolo 18 da portare come offerta a mercati e Ue, ma il sospetto che circola sempre più con insistenza al vertice democratico è che il presidente del Consiglio possa essere tentato anche da una partita politica tutta 'interna'. L'insistenza e la regolarità con cui Monti e Elsa Fornerno hanno alzato l'asticella sull'articolo 18 ha alimentato quello che qualcuno in casa Pd chiama il "sospettaccio", ovvero che si voglia proprio arrivare a mettere in difficoltà Bersani, costringendolo a rompere 'a sinistra' e preparando così le condizioni per quella prosecuzione delle larghe intese che Pier Ferdinando Casini, forse non a caso, va predicando da tempo. Un sospetto che, secondo Bersani, Monti può fugare solo in un modo: sfruttando l'incontro di domani per correggere la sua proposta o lasciando che in Parlamento il Pd inserisca almeno una modifica significativa. Il punto intorno al quale ruota la controffensiva dei democratici è l'articolo 18: va bene il modello tedesco, non quello "sovietico", aveva attaccato ieri sera il responsabile economia Stefano Fassina. Dunque, sui licenziamenti per motivi economici si deve consentire al giudice di scegliere tra indennizzo o reintegro, prevedere solo il risarcimento in denaro è uno "schiaffo al Pd". Uno schiaffo che, viene fatto notare, alla fine per la Cgil non è neanche troppo un problema: Susanna Camusso convoca i suoi scioperi e si ricompatta con la Fiom, il 'cerino' resta invece in mano al Pd, che a quel punto troverebbe un fossato incolmabile tra sé e il mondo della sinistra, dalla Cgil a Sel di Nichi Vendola. Su questo, ha ricordato sibillino D'Alema "il Parlamento è sovrano". Un'affermazione che, secondo quanto riferisce qualcuno, non è solo la sottolineatura di un fatto scontato: significa che, viene spiegato dal Pd, "presenteremo le nostre modifiche e pensiamo che in Parlamento ci siano i voti per approvarle". Ovvero, noi daremo battaglia e vediamo se sommando i voti di 'chi ci sta' non si trovi la maggioranza per far passare le modifiche. Un avvertimento chiaro, al presidente del Consiglio. (segue)

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