martedì 17 gennaio | 08:39
pubblicato il 23/set/2014 10:24

Lavoro: Cuperlo, discutiamo. Sfoltire contratti e risorse per tutele

(ASCA) - Roma, 23 set 2014 - ''Non vale la logica del prendere o lasciare. Chi vince il Congresso ha il diritto e il dovere di dirigere un partito, non di comandare. Pero', per citare Don Milani, siamo in grado di sortirne insieme''.

Gianni Cuperlo, anima di sinistra del Partito democratico, tra i protagonisti della ribellione al nuovo corso sul lavoro impresso da Matteo Renzi, fa una premessa, prima di cominciare a parlare di lavoro e articolo 18 in una intervista al ''Corriere della Sera'': ''Non diro' neanche mezza parola in polemica con Renzi. E' negli Stati Uniti e non si polemizza col premier mentre all'estero rappresenta gli interessi del paese''.

''Io sono per una discontinuita' coraggiosa. I panni del conservatore li lascio alla destra che teorizza la flessibilita' spinta alla precarieta'. Li lascio a chi usa gli incentivi pubblici per abbassare il costo del lavoro senza innovazione. A chi non dice una parola sul fatto che le nostre imprese hanno un patrimonio inferiore al risparmio delle famiglie. Io non so che farmene di una sinistra rivolta al passato - spiega Cuperlo -. Non leggo Marx, anche se lo trovo piu' attuale di Davide Serra, ma Piketty. La diseguaglianza e' la radice di questa crisi. Stiamo facendo una discussione paradossale. Sono io che chiedo, per risvegliare l'Italia sono piu' importanti 5 mila cause all'anno sull'articolo 18 o il recupero anche solo di meta' dei 120 miliardi di evasione? E' piu' importante l'articolo 18 o ricordare che siamo fanalino di coda nell'occupazione femminile? Se e' cosi' marginale, perche' fare dell'articolo 18 il fulcro? E' un depistaggio dopo che abbiamo perso il 25 per cento della produzione industriale? Perche' non si parte dal fatto che la Germania per l'inserimento al lavoro spende 9 miliardi e noi 500 milioni? Perche' non si mette al centro che l'accesso ai servizi per il lavoro oggi e' un diritto di cittadinanza? Io voglio trovare una soluzione. Lo scriviamo che la reintegra non si discute in caso di discriminazione per motivi religiosi, politici e sindacali, di etnia, genere, orientamento sessuale? E perche' negare la possibilita' per il giudice di valutare tra l'indennizzo e il reintegro? Sono numeri piccoli, ma questo anche perche' la norma ha avuto un effetto deterrente. Anche li' c'e' un pezzo della dignita' del lavoro. Discutiamo di tutto, anche della durata in cui si arriva alla tutela, ma rispettando i principi''.

com/vlm (segue)

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