martedì 17 gennaio | 04:15
pubblicato il 05/feb/2011 21:43

La Fiat imbarazza il Pd. Bersani: Marchionne chiarisca

D'Alema-Letta accusano il Governo. Cofferati critico

La Fiat imbarazza il Pd. Bersani: Marchionne chiarisca

Roma, 5 feb. (askanews) - Solo due settimane fa, chi più chi meno, i dirigenti del Pd avevano in buona sostanza difeso l'accordo Fiat-sindacati su Mirafiori e certo non immaginavano che dopo così poco tempo Sergio Marchionne li avrebbe messi in imbarazzo. Quel possibile spostamento a Detroit della 'testa' della Fiat-Chrysler ipotizzato ieri dall'ad Fiat è arrivato come una frustata sui vertici democratici, soprattutto quelli che più si erano spesi a favore dell'accordo, e oggi il disagio era palpabile all'assemblea del partito. Molti, come Enrico Letta e Massimo D'Alema, hanno scelto di prendersela con il Governo, per evitare di criticare la Fiat, ma il segretario Pier Luigi Bersani non ha potuto fare a meno di chiamare in causa Marchionne, sia pure sempre passando per una critica al Governo assente: "Se io fossi al Governo chiederei a Marchionne: dopo averci spiegato come si facevano i turni ora Marchionne vuol dirci precisamente cosa sta succedendo nelle prospettive della Chrysler? Dobbiamo aspettarci il regalo che dopo 150 anni Torino diventa la periferia di Detroit? Noi non siamo d'accordo. Vogliamo risposte precise". Linea molto simile a quella di Walter Veltroni, che aveva addirittura scritto un articolo sulla Stampa per esprimere il suo sì, benché condizionato, all'intesa di Mirafiori: "Dopo la sfida lanciata nelle settimane scorse Marchionne ora ha il dovere di fare la sua parte, investimenti e ripresa degli insediamenti della Fiat in Italia, un trasferimento in America sarebbe quanto di più contraddittorio". E anche Veltroni se la prende col Governo: "In tutto questo però manca il governo. In quale paese del mondo il governo non interviene per consolidare un'azienda così importante?". Secco, già in mattinata dalle colonne di Repubblica, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, tra i più entusiasti nel Pd sull'accordo di Mirafiori: "Inaccettabile il trasferimento, chiederò a Marchionne di chiarire le prospettive". Linea scelta anche da Sergio Cofferati, che invece fin dall'inizio è stato contrario all'accordo osteggiato dalla Fiom. L'ex leader Cgil dal palco critica la linea del partito sulla Fiat, anche se velatamente, e poi a margine preferisce prendersela con il Governo: "Il piano industriale Fiat non lo conosce nessuno, e la cosa più preoccupante è che chi ne ha titolo, cioé il Governo, non chiede notizie". Sul Pd preferisce non infierire, in fondo questo è il momento dell'unità contro Berlusconi: "Ho già parlato dal palco - si limita a dire sorridendo - mi dichiaro prigioniero politico". E un "chiarimento" lo chiede anche Sergio D'Antoni, che pure, da ex segretario della Cisl, aveva promosso l'accordo di Mirafiori: "Chiariscano. Se fosse la Fiat ad essere comprata dalla Chrysler smentirebbero loro stessi e quello che hanno detto finora". Per evitare sorprese di questo tipo, aggiunge, bisogna fare come in Germania, offrire ai lavoratori la possibilità "di partecipare alle decisioni aziendali". Giuseppe Fioroni, altro filo-Cisl del Pd, rimane cauto e preferisce non criticare la Fiat, minimizzando: "Invece di avviare esegesi e letture sulle ermetiche parole di Marchionne, si guardi alle 4.500 assunzioni che si faranno a Pomigliano il mese prossimo. I fatti contano più delle parole". Quindi, D'Alema e Letta: "Questo - dice D'Alema - conferma la debolezza del nostro Governo, perché ci hanno raccontato che dipendeva dal sì dei lavoratori il futuro della Fiat in Italia: hanno avuto il sì dei lavoratori e dopo 15 giorni abbiamo il no della Fiat". Insomma, "siamo di fronte a grandi vicende economiche e sociali in cui manca completamente un soggetto essenziale: un governo autorevole e credibile". E il vicesegretario Letta si limita a dire: "C'è da sperare che la sede rimanga a Torino e bisogna che tutti lavorino perché ciò accada".

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