venerdì 24 febbraio | 18:49
pubblicato il 20/lug/2011 21:49

L'ultima spallata di Maroni: E in autunno penseremo al governo...

Asse con Alfano, contatti con Udc-Fli. "Ma prima via Reguzzoni"

L'ultima spallata di Maroni: E in autunno penseremo al governo...

Roma, 20 lug. (askanews) - Seduto tra i banchi dei suoi deputati e non in quelli del governo, Roberto Maroni vigila sull'ultimo atto della sua strategia. I deputati leghisti eseguono le disposizioni, e votano a favore dell'arresto di Alfonso Papa: "Forse non tutti, ma 43 su 56 sono sicuri", garantisce uno dei luogotenenti di Maroni alla Camera. Una strategia che va avanti da mesi, ma oggi "la Lega ha definitivamente sterzato", assicura un 'maronita'. Che fissa ormai con certezza il punto dello strappo finale: "A settembre, massimo ottobre, cambierà tutto". E che il quadro politico oggi sia definitivamente cambiato, lo si certifica nelle conversazioni avute da Maroni oggi in Aula e in Transatlantico: Massimo D'Alema e Italo Bocchino. Più quelle per interposta persona con Pier Ferdinando Casini. E quella che fino a poche settimane fa poteva essere solo una suggestione, oggi assume concretezza: "Un governo di centrodestra, con Alfano premier e Maroni vice. E il rientro in maggioranza dell'Udc e di Fli", spiegano i leghisti maroniti, ormai senza più remore. Del resto, assicurano gli uomini di Maroni, "l'asse con Alfano è anche più saldo di quanto già non appaia. E oggi i più felici erano proprio Bocchino e Casini". La 'sterzata' avviene nel giorno in cui Umberto Bossi alla Camera non c'è. In sua assenza, sulla tolda di comando padana sale Maroni: l'indicazione è netta, comprende l'ostentazione del voto per il sì all'arresto, sulla scorta del 'metodo' adottato da Idv e Pd. Anche il capogruppo Reguzzoni è costretto ad adeguarsi, e in serata arriverà a mostrare ai cronisti l'autoscatto del momento in cui avrebbe votato anche lui per il sì. Tuttavia, gli stessi leghisti dubitano che tutto il gruppo abbia votato compattamente per arrestare Papa: "I sicuri sono 43". Comunque, molti di più di quelli che - a detta dei maroniti - Reguzzoni avrebbe prospettato a Berlusconi: "Gli ha detto che Maroni ne controllava al massimo 20-22, si è visto chi aveva ragione, e chissà ora se Berlusconi penserà di Reguzzoni le stesse cose che ha detto a 'Repubblica' due settimane fa...". Alla strategia di Maroni manca ora un ultimo tassello: la sostituzione del capogruppo. "Berlusconi ha provato altre volte a lanciare un'Opa sulla Lega, stavolta il grimaldello erano Reguzzoni e gli altri del 'cerchio magico'". L'avvicendamento alla guida dei deputati è dunque l'obiettivo delle prossime settimane, e non è un caso che oggi ad accompagnare Maroni in una lunga passeggiata in Transatlantico c'era proprio Giacomo Stucchi, ovvero colui che dovrà prenderne il posto: "Del resto Bossi ha promesso il cambio entro luglio", dicono i 'maroniti ricordando le dichiarazioni del Capo a fine giugno. Quanto al casus belli che in autunno determinerà l'auspicato passo indietro di Berlusconi, gli uomini di Maroni non si mostrano preoccupati: "Da qui a due mesi qualcosa si trova senza dubbio...". Una prima avvisaglia arriva da Roberto Castelli, che ha annunciato che domani non voterà il decreto di rifinanziamento delle missioni. Una decisione che il viceministro aveva anticipato a Bossi, in un colloquio avuto questa mattina a Milano. In ogni caso già ora i leghisti 'maroniti' cantano vittoria: "Ci siamo tolti un peso, era ora", dicono nei capannelli in Transatlantico. E soprattutto "la base è con noi". L'unica incognita che per ora resta è come si comporteranno i leghisti quando si voterà la richiesta di arresto per Marco Milanese. Ma più d'uno assicura: "Ormai la linea è tracciata". E questo "vale anche per Saverio Romano".

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