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pubblicato il 10/nov/2012 05:10

L. elettorale/ Per Grillo è golpe. Bersani insiste per modifiche

Pdl assicura incontro con Pd:'Ma difficile concedergli premietto'

L. elettorale/ Per Grillo è golpe. Bersani insiste per modifiche

Roma, 10 nov. (askanews) - Beppe Grillo parla di "un colpo di Stato per impedire a tavolino la possibile vittoria del M5S e replicare il Monti bis". E Pierluigi Bersani è d'accordo. Non usa il termine 'golpe' ma spiega: "Non piace neanche a me se quella è l'unica misura che si intende mettere". Sulla soglia minima al 42,5% per accedere al premio di maggioranza, si disegna un inedito asse tra il comico genovese e il segretario del Pd contro la misura approvata in commissione Affari Costituzionali al Senato - dove si sta faticosamente esaminando la riforma elettorale - con un blitz di Pdl, Lega e Udc martedì scorso. Per il numero uno dei democratici quella soglia è "irraggiungibile" e se non verrà corretta con "un'altra misura, con un altro premio di governabilità, si potrebbe arrivare a una situazione di ingovernabilità e questo non farebbe di certo bene a un paese come l'Italia". L'intenzione di sedersi a un tavolo con il Pd per apportare delle modifiche al testo passato con i voti della vecchia Casa delle Libertà e sbloccare il cammino di una riforma che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, vuole a tutti i costi condivisa, il Pdl ce l'ha. Alle prese con il complicato dibattito intorno alle primarie, all'indomani della drammatica riunione dell'ufficio di presidenza a Palazzo Grazioli, il partito di Angelino Alfano ieri si è astenuto dal fare commenti ufficiali sulla riforma ma, dietro l'anonimato, un dirigente del partito assicura che l'abbassamento della soglia "sarà un elemento di discussione" nei prossimi giorni anche se definisce "esagerata" la reazione di Grillo visto che "non si tratta di un colpo di Stato perché c'è una sentenza della Corte Costituzionale che dice chiaramente che uno dei difetti dell'attuale sistema di voto è l'assenza di una soglia per accedere al premio". Lo stesso dirigente del Pdl minimizza l'irritazione trapelata dal Pd giovedì dopo che è saltato l'incontro sulla riforma tra le delegazioni, guidate da Denis Verdini e Maurizio Migliavacca, incaricate in questi mesi di trovare un'intesa per archiviare il famigerato Porcellum: "E' una irritazione di maniera", spiega assicurando che l'incontro ci sarà nei prossimi giorni, comunque entro martedì alle 14, ora della convocazione di una nuova seduta di Commissione. Nel merito, l'abbassamento della soglia dal 42,5% al 40% è quasi scontato ma il Pdl invece non cederà così facilmente sull'assegnazione di quello che il politologo Roberto D'Alimonte, ispiratore della proposta che piace al Pd, chiama "premio di consolazione" del 10% al primo partito nel caso nessuna coalizione raggiunga la soglia per ottenere il premio di maggioranza del 12,5%. "Abbiamo già rinunciato al premio al primo partito, concedendo quello alla coalizione", ricordano dal Pdl. "Dire sì al premietto - aggiungono - sarebbe una bella concessione ai nostri avversari". Una concessione che peraltro la Lega, fortemente contraria al premietto, non perdonerebbe mettendo in discussione anche i numeri che, al Senato, ricordano a via dell'Umiltà, il centrodestra ha per approvare una riforma elettorale. La trattativa, spiegano i pidiellini, dunque, deve essere complessiva. Non solo su premio, premietto e soglie. Perché, ammesso che su una questione come la riforma elettorale Silvio Berlusconi possa rompere con il Carroccio per aprire ai democratici, poi bisogna trovare i voti per approvare un testo, il ddl Malan, che prevede anche le preferenze.

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