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pubblicato il 18/lug/2013 08:42

Kazakistan: Pd e Pdl cercano via d'uscita. Attesa per parole Napolitano

Kazakistan: Pd e Pdl cercano via d'uscita. Attesa per parole Napolitano

(ASCA) - Roma, 18 lug - Pd e Pdl con il fiato sospeso in attesa del dibattito domani al Senato sulla mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell'Interno Angelino Alfano, presentata da M5S dopo l'esplosione del caso Shalabayeva. Entrambi i partiti infatti, in maniera sia pure diversa, stanno cercando di capire quale sia il modo migliore per affrontare la vicenda e creare meno danni possibili all'esecutivo. Ma soprattutto, quale sia la strada per non essere indicati come coloro che irresponsabilmente hanno provocato la crisi di governo. In questo senso un aiuto indiretto potrebbe arrivare dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che oggi in occasione della consegna del Ventaglio fara' certamente conoscere il suo pensiero sulla vicenda.

Il Pdl - che ieri sera ha riunito i suoi vertici a Palazzo Grazioli da Silvio Berlusconi - difende a spada tratta il ministro dell'Interno, lasciando intendere chiaramente che se si arrivasse alle dimissioni di Alfano la crisi sarebbe inevitabile. Ma, e' il ragionamento che allo stesso tempo molti nel partito fanno, una crisi farebbe precipitare il Pdl in una situazione drammatica. Con la possibile condanna di Berlusconi nel processo Mediaset il partito si avvierebbe alle eventuali nuove elezioni fortemente indebolito e con il rischio, di fronte ad una candidatura di Matteo Renzi (che puo' dragare voti nel campo berlusconiano), di risultare alla fine residuale e non piu' in grado di determinare il quadro politico, come fatto invece in un modo o nell'altro fino ad oggi. Ecco allora che la difesa ad oltranza del ministro, esibita fino ad ora, potrebbe mutare nella consapevolezza che forse - in nome di ragioni superiori - sacrificare Alfano darebbe respiro al partito e al governo stesso. Il coordinatore nazionale del partito Sandro Bondi, noto per essere uno dei ''falchi' pidiellini e sempre poco propenso a fare sconti a Letta e al Pd in particolare, avverte dei pericoli che potrebbero derivare da una crisi.

''Fermiamoci prima che sia troppo tardi - dice - se non ci fermiamo in tempo non solo rischiamo di mettere a rischio quel minimo di stabilita' che abbiamo conquistato, ma saremo travolti da uno spirito di autodistruzione che non salvera' nessuno''. In questo senso vanno quindi lette alcune voci (e i contatti continui tra i big dei vari partiti) che circolavano ieri a Montecitorio e che indicavano per esempio l'attuale ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi quale possibile sostituto di Alfano al Viminale. Ma la partita del Pdl e' legata a doppio filo al Pd e a quello che sara' il comportamento del partito di Guglielmo Epifani domani al Senato. Un partito spaccato, in subbuglio con la forte tentazione, in alcune sue componenti, di voler far saltare il tavolo cancellando cosi' la non mai amata 'larga intesa' con il Cavaliere. Il presidente del Consiglio, da Londra, ha provato a smorzare i toni. ''Non vedo nubi all'orizzonte sulla durata del governo - ha detto - ho letto attentamente la relazione del prefetto Pansa sul caso Shalabayeva e da questa emerge la totale estraneita' del ministro Alfano. Comunque parlero' in Parlamento venerdi'''.

Il premier ha fatto poi un richiamo alla responsabilita' dei partiti, evidentemente Pd su tutti. ''La stabilita' politica e' essenziale per la crescita - ha rilevato - e il mio primo impegno e' per la crescita, ma, senza stabilita' politica sara' impossibile. Chiedero' ai partiti del mio paese di continuare su questa strada altrimenti sara' impossibile ottenere la ripresa''. Le sollecitazioni di Letta sembrano fare breccia su Matteo Renzi, anche se spesso le parole del ''rottamatore' sono in contrasto con gli atteggiamenti assunti e la forte azione di critica al Pd che porta avanti. Comunque, in un'intervista oggi su La Stampa (che riprende gran parte di quanto da lui gia' espresso ieri) Renzi si dice '''stufo di questo fuoco di sbarramento incomprensibile su ogni cosa che faccio. Se non devo partecipare al congresso lo dicano, ma non strumentalizziamo per vicende del Pd una bimba di sei anni che e' stata presa dalle forze speciali. Sono deluso dell'atteggiamento del gruppo dirigente del mio partito - argomenta - che non perde occasione per aprire una polemica con me. Non capisco, mi fa cadere le braccia un atteggiamento che deriva nel risentimento personale.

Sto riflettendo molto''. Ma ribadisce: ''Non voglio far saltare il governo. Se cade Letta non si vota. E anche se si formasse un nuovo governo non sarei candidabile''. Ieri il sindaco era andato giu' duro dicendosi '''stupito nel vedere Giovanardi che mi insulta con le stesse parole di alcuni miei compagni di partito'' e chiedendo di non strumentalizzare ''una vicenda di cui come italiano mi vergogno. Io sto con le forze dell'ordine.

Indegno scaricare su servitori dello Stato tutte le responsabilita' senza che venga mai fuori un responsabile politico''. Rivolto poi al premier aveva affermato che '''in aula e' andato il ministro dell'Interno e ci andra' il presidente del Consiglio, che gia' qualche settimana fa ha chiesto a un ministro (Josefa Idem - ndr) di farsi da parte.

Se Letta non riesce a cambiare il Paese mi dispiace per lui ma non cerchi alibi''. Il primo cittadino di Firenze e' ovviamente affiancato dai senatori che in lui si riconoscono e che in un documento chiedono al Pd di sostenere domani la richiesta di dimissioni di Alfano. Sulla stessa linea, fra gli altri, Finocchiaro, Cuperlo, Gentiloni, Bindi, Casson, Puppato. Un fronte trasversale quindi ma unito nell'insofferenza per l'espulsione della moglie e della figlia del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov e nel pretendere la testa del ministro dell'Interno. Una parola definitiva dovrebbe arrivare oggi dalla riunione del gruppo Pd al Senato, prevista per le 13 e alla quale partecipera' il segretario del partito Guglielmo Epifani. L'ex leader della Cgil gia' ieri sera, riunendo la segreteria del partito, ha tentato di dare una linea sulla vicenda, blindando di fatto Alfano e l'esecutivo. In una nota emessa al termine della riunione si legge infatti che la segreteria del Pd ''si e' riunita oggi pomeriggio con i due capigruppo della Camera e del Senato per fare il punto sul caso Shalabayeva. Nel corso del dibattito la segreteria ha convenuto che il governo deve proseguire nell'opera di risanamento e per dare le risposte di cui il Paese ha bisogno di fronte alla crisi piu' dura della sua storia. In ragione di questa scelta - spiega la nota - non potranno essere votate le mozioni delle opposizioni contro il governo, perche' ne determinerebbero la caduta, mettendo il Paese in difficolta' in una fase delicatissima anche dal punto di vista dei mercati finanziari.

Resta tuttavia aperto secondo la segreteria nazionale del Pd il problema di come ridare credibilita' alle istituzioni che sovraintendono a problemi di grande delicatezza sul piano interno e internazionale''. Come dire, noi non chiediamo le dimissioni di Alfano ma se il ministro volesse rimettere le sue deleghe, e magari restare solo vicepremier...

Un Pd che cerca di ricompattarsi insomma e di mettersi alle spalle, almeno in questa occasione, quegli scontri tra opposte fazioni che stanno ormai caratterizzando da mesi la vita del partito in vista del congresso. E una mano in questo senso potrebbe arrivare dal Presidente della Repubblica, che certamente oggi, in occasione della cerimonia del Ventaglio, fara' sentire la sua voce su tutta la vicenda. Il suo prevedibile richiamo al senso di responsabilita' di tutto il mondo politico potrebbe rappresentare l'occasione per mettere un punto alle polemiche (non certo alla necessita' di capire cosa sia realmente accaduto nella vicenda di Alma Shalabayeva) e permettere alle forze politiche di riprendere il duro lavoro per rilanciare il nostro Paese e dare risposte alle istanze degli italiani. Fino al prossimo scontro.

fdv/

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