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pubblicato il 08/ott/2014 13:50

Jobs Act, bagarre M5S. Renzi: "Protestino, noi cambiamo il Paese"

Il premier risponde a distanza alle proteste al Senato dove si vota la fiducia. Nel testo anche il demansionamento

Jobs Act, bagarre M5S. Renzi: "Protestino, noi cambiamo il Paese"

Roma, 8 ott. (askanews) - Il premier Matteo Renzi risponde a distanza alle proteste e alla bagarre del M5S al Senato dove si vota la fiducia sul Jobs Act. "Possono contestare, fare polemica, ma la verità è che questo Paese lo cambiamo. E cambiandolo facciamo l'unica cosa che veraqmente serve: restituire posti di lavoro", ha detto il presidente del Consiglio. "Al Senato porteremo a casa il risultato. Lo porteremo a casa oggi, nelle prossime settimane, nei prossimi mesi. Non molliamo di un centimetro e con tenacia e determinazione raggiungeremo l'obiettivo", ha risposto a chi gli ha chiesto un commento alle contestazioni al ministro del Lavoro Poletti. A scatenare il caos sono i senatori del Movimento 5 Stelle che in un crescendo di urla e di manifestazioni varie, tra cui l'esposizione di manifesti e di fogli bianchi, hanno costretto il presidente del Senato, Pietro Grasso, dapprima a un richiamo formale all'ordine del capogruppo Vito Petruccelli, quindi a decidere la sua espulsione dall'Aula e a sospendere la seduta dell'assemblea. "Siamo stati fermi in un mondo che corre, per questo è indispensabile un cambiamento radicale", ha sottolineato il ministro del Lavoro in Senato. "Non è urlando i numeri della crisi che si risolvono i problemi della crisi. Dobbiamo chiederci come è potuto accadere che ci sia una crisi così lunga e acuta", ha detto Poletti sottolineando che "chi critica le scelte del governo non coglie la drammaticità e l'urgenza di agire insieme e velocemente". Il demansionamento del lavoratore, contenuto nel maxiemendamento, in caso di crisi aziendale potrà avvenire ma solo sulla base di "parametri oggettivi" e dovrà tener conto delle condizioni di vita ed economiche dei lavoratori: è una delle novità del maxiemendamento del governo al ddl delega lavoro. "La revisione della disciplina delle mansioni, in caso di processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale individuati sulla base di parametri oggettivi" si legge, dovrà avvenire "contemperando l'interesse dell'impresa all'utile impiego del personale con l'interesse del lavoratore alla tutela del posto di lavoro, della professionalità e delle condizioni di vita ed economiche, prevedendo limiti alla modifica dell'inquadramento; previsione che la contrattazione collettiva, anche aziendale ovvero di secondo livello, stipulata con le organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale a livello interconfederale o di categoria possa individuare ulteriori ipotesi rispetto a quelle disposte ai sensi della presente lettera". Fin dalle prime battute del ministro del Lavoro in aula si sono diffusi brusii di commenti e di critiche, tanto sa costringere il presidnte a richiamare più volte, anche bruscamente, il rispetto del silenzio e della compostezza, vari senatori del gruppo M5S, tra cui il senatore Vincenzo Santangelo e il capogruppo Petrocelli. "O si stabilisce il silenzio o non continuiamò' ha esordito Grasso, che vista l'inutilità de suoi richami, rivolgendosi a Petrocelli lo ha invitato a tenere sotto controllo i suoi senatori, ottenendo però solo l'esito di animare ancora di più anche l'animo del capogruppo. "Se continua a parlare l'espello dall'aula - ha quindi minacciato Grasso - se vuole fare il capo espiatorio, faccia pure". Intanto a Milano, dove è in corso il summit Ue sul lavoro, migliaia di persone manifestano nel corteo indetto dalla Fiom. "Siamo pronti ad occupare le fabbriche", ha detto Maurizio Landini. Int8

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