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pubblicato il 02/ago/2011 17:19

Islam/ Primo ok Camera a divieto burqua, a settembre in aula

Ok centrodestra,opposizioni divise.Sbai:voto storico,si va avanti

Islam/ Primo ok Camera a divieto burqua, a settembre in aula

Roma, 2 ago. (askanews) - Primo a sì alla Camera al divieto in Italia di indossare in luoghi pubblici burqa, niqab o altri caschi e indumenti etnici che rendano non identificabile il volto della persona. A votare a favore sono stati i deputtai di Pdl, Lega e Reponsabili. Contro si è espresso il Pd. Mentre Fli, Idv e Udc si sono astenuti. La maggioranza ha annunciato che ne chiederà la calendarizzazione in aula a Montecitorio alla ripresa dei lavori a settembre. Nella nuova legge sono previste multe pecuniarie per chi non rispetta il divieto e anche la reclusione fino a un anno, oltre a ben più pesanti sanzioni pecuniarie fino a 30 mila euro, per chi obbliga altri a indossare il burqa o comuqnue a girare per le strade con il volto coperto. Promotrice e relatrice della legge è stata la deputata Pdl di origini marocchine Souad Sbai che parla di scelta parlamentare storica e canta vittoria. "Abbiamo dato oggi - ha commentato- una sferzata decisiva ad un provvedimento di libertà e civiltà. Non ci fermiamo sulla via della liberazione delle donne segregate e senza diritti. In Francia, Belgio e nel musulmano Azerbaijan questa legge e' realta', senza che nessuna donna araba musulmana abbia nemmeno pensato di protestare, per quanto la si attendeva. Invece qui qualcuno aveva pensato di intimorirci con lettere ambigue o con dichiarazioni falsamente libertarie: noi andiamo avanti e quando il provvedimento sara' al vaglio dell'Aula, la nostra spinta propulsiva sara' ancor piu' forte. "Ce lo chiedono - ha sottolineato ancora Sbai- le donne segregate, umiliate e oppresse che ogni giorno aiutiamo a risorgere dal proprio triste destino. Questa legge e' per le donne, si, ma vuole anche rendere chiaro a tutti coloro che le vorrebbero segregate, che un burqa non e' un diritto di liberta' ma solo e sempre un'aberrante imposizione". Il fatto che la legge la proponga in Italia una donna araba che da anni combatte, assieme a tante altre, nei tribunali per la difesa delle donne dovrebbe far riflettere qualcuno sulla sua posizione falsamente multiculturale e sulla sua insostenibile concezione dei diritti di liberta', dalla quale, ringraziando il cielo, non abbiamo mai avuto nulla da imparare. Andiamo avanti e la storia ci darà ancora una volta ragione, come sulla legge contro l'infibulazione". (segue)

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