martedì 24 gennaio | 13:04
pubblicato il 29/nov/2012 21:58

##Ingroia apre a Pd e Grillo. E 'frena' Di Pietro e comunisti

L'ex pm chiede invece un passo avanti Landini,Santoro,don Ciotti

Roma, 21 dic. (askanews) - La sala del teatro Capranica a Roma è piena. Anzi, strapiena. Poco prima delle 17.30 arrivano alla spicciolata gli 'arancioni' - il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, quello di Palermo Leoluca Orlando - diversi leader politici (Antonio Di Pietro dell'Idv, Oliviero Diliberto dei Comunisti italiani, Paolo Ferrero di Rifondazione comunista, Angelo Bonelli dei Verdi). E poi centinaia di simpatizzanti e curiosi, così tanti che, quando Antonio Ingroia inizia a parlare, gli inservienti chiudono le porte. E un crocchio di persone rimane fuori, davanti ai cartelloni che annunciano 'Io ci sto', l'appuntamento che ha segnato il lancio di un 'nuovo polo' elettorale attorno all'ex procuratore aggiunto di Palermo. Come Mario Monti, Ingroia ancora non scioglie del tutto le riserve su una sua candidatura. "La mia candidatura dipende molto da voi, oltre che da me", afferma l'ex pm. "Io ci sto. Ora aspetto voi, che siate sempre più numerosi a dire 'Io ci sto'". L'evento viene trasmesso con un'incerta diretta web dal sito 'Io ci sto' e dal blog di Di Pietro e viene seguita passo passo via Twitter. Ingroia scalda la platea quando espone i dieci punti del suo programma: conflitto di interessi, economia e diritto al lavoro, investimeni in ricerca, scuola e università, Costituzione (boato in sala quando cita Benigni). E, ovviamente, giustizia e mafia. Infiamma gli applausi quando imbraccia le armi della polemica personale. "A Berlusconi padrone del partito creato per regolare i rapporti con la mafia non rispondo", afferma, "i principali responsabili della situazione attuale sono Berlusconi e Monti", scandisce. Il direttore del 'Fatto quotidiano' Antonio Padellaro, che non lo ha sostenuto nell'idea di scendere in politica? "La battaglia della verità va combatutta su più fronti non soltanto in un avamposto giudiziario". Poi, indirizzato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: "La corte costituziona ha garantito equilibri politici invece di appurare ciò che la legge dice chiaramente"). (segue)

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