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pubblicato il 29/ago/2013 10:03

Imu: Manzato (Veneto), passo avanti non si trasformi in due indietro

(ASCA) - Venezia, 29 ago - ''Un passo avanti, che speriamo non si trasformi, cambiando nome alla tassa, in due indietro''. Franco Manzato, assessore all'agricoltura del Veneto, sintetizza con queste parole il suo commento al Decreto Legge adottato dal Consiglio dei Ministri di ieri, che tra l'altro cancella definitivamente la prima rata dell'Imu sui terreni agricoli, in attesa di un ulteriore provvedimento che elimini anche la seconda e definitivamente.

''Certo e' difficile avere a che fare con uno Stato che ha un debito superiore al 130 per cento del PIL - aggiunge Manzato - e che a mio avviso deve ancora dare un serio esempio di volerlo ridurre (sarebbe la panacea di molti mali italiani) senza tentare di limitarsi a contenerlo e ricorrere a ulteriori prelievi fiscali. Ma intanto e' una buona notizia per un settore che tiene nonostante la crisi, crea lavoro, valore e 'made in'''.

Per quanto riguarda la Regione, peraltro - annuncia l'assessore - il prossimo passo sara', deve essere, un fuoco di fila alzo zero per la sburocratizzazione, vero parassita delle attivita' economiche italiane e di quelle agricole in particolare. E' noto che la burocrazia rappresenta un costo e un impegno altissimo per le imprese e gli imprenditori, ma e' anche un costo per la pubblica amministrazione, che quelle carte le deve poi mettere in ordine, catalogare, controllare e cosi' via. Se riduciamo i procedimenti, la macchina pubblica costera' meno e le aziende respireranno di piu'.

Sembra una fatica di Sisifo, e lo sappiamo bene: in Veneto siamo in prima linea da anni per sburocratizzare ma sembra spesso di avere a che fare con incubi materializzati. Io pero' non demordo''.

Il secondo importante passo per il Veneto riguardera' un piano strategico per la zootecnia, segmento in forte sofferenza, oggi anche per quanto riguarda l'avicolo, dove servira' anche un impegno corale nazionale. Noi siamo Regione al vertice della produzione nazionale, ma un ventennio di nuova PAC sta trasformando quello italiano in un mercato piu' di consumo che di produzione, a scapito dei nostri allevatori e a favore di quelli dell'Europa centrale. Oggi l'Italia produce meno della meta' della carne che consuma, pur in un periodo di contrazione dei consumi. E su questo dobbiamo intervenire con forza, perche' la dipendenza alimentare dall'estero rischia di essere il primo passo verso una reale perdita di sovranita'''.

red/rus

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